lunedì 31 dicembre 2012

Il primo tiro mancino

Molto prima di Zampaglione & co.
ci fu il "tiro mancino" di Eud
Lo sapevate che l'espressione "giocare un tiro mancino", per indicare una "mossa scorretta, imprevista e che nuoce gravemente" è di probabile - direi certa - origine biblica?
Io non lo sapevo, ma l'ho dedotto leggendo il terzo capitolo del libro dei Giudici. Capitolo che segue - sorpresa sorpresa - il secondo, nel quale ci viene spiegato il titolo del libro stesso: si chiama così perché ci racconta le vicende dei Giudici, ovvero di una serie di eroi-guida che Dio manda per riportare sulla retta via il popolo israelita, che dopo la morte di Giosuè vive decenni di sbandamento nei quali spesso e volentieri finisce per disobbedire al Signore. Il copione che si ripete ciclicamente è sostanzialmente identico: gli israeliti cominciano ad adorare altre divinità, Dio se la prende e per punizione li fa sconfiggere dagli altri popoli palestinesi, ai quali poi devono rimanere sottomessi per diversi anni prima che l'Onnipotente decida di inviare un nuovo Giudice a liberarli.
Il primo Giudice è stato Otniel (ve lo ricordate?), che ha liberato Israele dagli otto anni di schiavitù sotto il giogo del re dell'Alta Mesopotamia Cusan-Risataim (pare che gli piacesse cucinare raccontando barzellette).
Dopo quarant'anni di tranquillità, Otniel muore, gli israeliti fanno ancora i birbantelli disobbedienti e per punirli Dio li fa sconfiggere dal re di MoabEglon, che li domina per diciotto anni. A questo punto entra in scena il nuovo Giudice liberatore: Eud, figlio di Ghera, "un mancino", sottolinea subito l'autore biblico.
Proprio lui viene incaricato di portare il tributo di Israele al re Eglon, ma prima di recarsi all'appuntamento si nasconde sotto il vestito "una spada a doppio taglio lunga mezzo metro". Temo che non ci voglia affettare il salame. L'autore, dopo aver sottolineato la "mancinità" di Eud, mette in risalto anche l'obesità di Eglon: "Portò il tributo a Eglon, che era molto grasso".
Con la scusa di rivelargli un segreto in privato, Eud si apparta con Eglon nelle sue stanze al piano superiore; "con la sinistra tirò fuori la spada dal fianco e gliela piantò nel ventre; essa penetrò dentro tutta intera, lama e impugnatura, tanto che il grasso la ricoprì; senza nemmeno estrarla, Eud uscì dalla finestra". Eccolo qui, il primo "tiro mancino" della storia.
La coda è tragicomica. "Ma prima di uscire chiuse la porta e mise il chiavistello. Eud si allontanò. Quando i servi vennero e videro che la porta al piano di sopra era sprangata, pensarono che Eglon fosse dentro per i suoi bisogni". Nello specifico, il cosiddetto "bisogno lungo".
"A un certo punto cominciarono a preoccuparsi perché la porta del piano di sopra restava sempre chiusa". Va bene il "bisogno lungo", va bene la stitichezza, ma quell'ora e mezza di clausura si fa un po' sospetta.
"Allora presero la chiave e spalancarono la porta: il loro padrone era steso a terra, morto".
Lo sapevate? Quando un uomo mancino con una spada nascosta affronta un uomo ciccione, per l'uomo ciccione sono cazzi amarissimi. Sapevatelo.

giovedì 29 novembre 2012

Da nipotina a sposina

La nipotina Acsa e lo zio Otniel:
un matrimonio ben assortito
L'amore carnale con una nipote, ai nostri giorni, non sarebbe propriamente considerato 'cosa buona e giusta' da parte di uno zio. Abbiamo già visto, però, che ai tempi della Bibbia riguardo all'incesto e alle relazioni familiari c'erano usi e costumi decisamente meno restrittivi. Una nuova riprova ci viene dal primo capitolo del Libro dei Giudici.
Le varie tribù del popolo d'Israele sembrano fare a gara per completare la conquista della Terra Promessa. Una vera e propria corsa a premi, con tanto di incentivi.
Caleb, della tribù di Giuda, mette in palio la mano - e a dirla tutta non solo quella - di sua figlia: "A chi assalirà e conquisterà la città di Debir, darò in sposa mia figlia Acsa".
Che, ovviamente, non ha alcuna possibilità di esprimersi in merito.
Chi sarà il fortunato? "La città fu conquistata da Otniel, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb, e Caleb gli diede in moglie Acsa". Sì, insomma: lo zietto, il fratello del padre, si piglia come sposa la nipotina. La quale, a questo punto, o è tanto bella che sarebbe un peccato doverla condividere con un'altra famiglia, o è tanto brutta che tutti gli estranei si guardano bene dal rischiare la pellaccia per sposarla. Fate voi.
Per quanto riguarda la dote, Otniel evita di chiedere alcunché al fratello: manda sempre avanti la nipotina-mogliettina, sperando che con i suoi occhioni dolci convinca il paparino a mollare qualcosa. Chiamalo scemo.
"Otniel aveva convinto Acsa a chiedere a suo padre un pezzo di terra. Il giorno delle nozze Acsa scese dall'asino e Caleb le domandò cos'altro voleva. Rispose: Fammi ancora un regalo. La terra che mi hai dato si trova in un luogo arido: lasciami qualche sorgente d'acqua. Allora il padre le regalò anche due sorgenti vicine al campo".
Le premesse di questo matrimonio mi sembrano ottime. L'autore biblico non ci racconta come prosegue.
Personalmente, sospetto che il giorno successivo Otniel si svegliò di buon mattino, piazzò la dolce Acsa sull'asinello, e la mandò ad arare ed irrigare quel pezzettino di terra che le aveva regalato il padre; nel frattempo lui rimase a casetta, intento ad arieggiarsi il deretano con il ventaglio.

venerdì 23 novembre 2012

Pollicino il Mutilato

Ad Adoni-Bezek furono mutilati i pollici
Nella Bibbia lo chiamano Adoni-Bezek, ed è il re della città di Bezek. Complimenti ai genitori per la fantasia. Incontriamo questo sovrano dal triste destino nel capitolo che apre il Libro dei Giudici.
Dopo la morte di Giosuè, pare che il Signore per un po' di tempo non abbia voglia di scegliersi un nuovo interlocutore privilegiato. Un po' come quando ti è appena morto il cane o il gatto, e ancora non te la senti di affezionarti ad un nuovo amico a quattro zampe.
Così il Signore si rivolge genericamente al suo popolo, e ordina alla tribù di Giuda di attaccare per prima il territorio dei cananei. I volenterosi soldati di Giuda convincono gli amici della tribù di Simeone a tentare insieme l'impresa bellica, e formano un'unica armata per andare a far la guerra contro cananei e perizziti - per la cronaca, dicono che il primo popolo fosse solito abbellire i propri cani con vezzosi nei finti; il secondo, invece, coltivava alberi di pero che purtroppo spesso avvizzivano precocemente.
Missione compiuta senza problemi: "A Bezek sconfissero diecimila uomini". Tra questi, appunto, c'è anche il re Adoni-Bezek, che vista la mal parata si dà disperatamente alla fuga.
Pessima idea.
"I soldati di Giuda lo inseguirono, lo fecero prigioniero e gli tagliarono i pollici alle mani e ai piedi". Perché scelsero proprio questa mutilazione, per me è un mistero. Le note suggeriscono che così il re non poteva più tirare con l'arco. Mi sfugge per quale motivo a un re prigioniero dovesse essere lasciato in dotazione un arco con tanto di frecce da utilizzare a piacere, ma evidentemente sono io che non ci arrivo.
Il re così piange la propria sventura: "In passato settanta re con mani e piedi mutilati raccoglievano sotto la mia tavola gli avanzi dei miei pasti. Ora il Signore mi ha restituito il male che ho fatto".
Ancora una volta rimango piuttosto perplesso. Quanto lunga doveva essere questa tavola per riuscire ad ospitare sotto di sé settanta re con mani e piedi mutilati? Magari avranno fatto a turno: ogni giorno un re mutilato diverso sotto il tavolo, al quale gettare un tozzo di pane morsicato. Usanza simpatica.
Del resto, deduco che anche mutilare i re sconfitti dovesse essere una consuetudine molto in voga all'epoca.
Gente che vai, costumi che trovi.
E allora, inutile stupirsi: proprio non poteva andare diversamente, al re di Bezek.
Lo chiamavano Adoni-Bezek, povero disgraziato. Io me lo ricorderò come Pollicino il Mutilato.

martedì 30 ottobre 2012

Nonno Giosuè

Giosuè muore vecchio e stanco
Tocca a tutti, prima o poi. Dopo la morte da Padrino di Giacobbe che chiude la Genesi, la morte da cagnolino abbandonato di Aronne descritta nei Numeri, e la morte da licenziato di Mosè negli ultimi capitoli del Deuteronomio, adesso è venuta l'ora di Giosuè: la sua morte, secondo un copione scontato ma ragionevole, chiude il libro a lui intitolato (capitoli 22-24).
Ma che morte è?
Probabilmente la più normale di quelle raccontate finora tra i personaggi principali dell'Antico Testamento.
Giosuè, alla bella età di centodieci anni, non è un superuomo ancora pieno di vigore come il suo predecessore Mosè. E' un nonnetto stanco e debole, che cerca di sistemare le questioni ancora in sospeso prima di lasciarsi cadere nell'eterno - e meritato, direi - riposo: suddivide i territori conquistati tra le varie tribù, congeda i soldati del suo esercito, convoca l'assemblea del popolo israelita per fare pubblicamente testamento.
E proprio come un nonno apprensivo, in questa circostanza, ripete più volte la sua ultima raccomandazione al popolo del Signore, che in sostanza suona così: "Fate i buoni, se potete, altrimenti Quello Là s'incazza...".
Già, Quello Là. Ormai dovremmo avere ben presente il caratterino suscettibile di Tatadìo: "Non sopporta colpe e infedeltà. Se voi lo abbandonerete per seguire altri dèi, egli si metterà contro di voi e vi castigherà! Anche se prima è stato buono con voi, allora vi distruggerà!", è l'ultimo, accorato avvertimento di nonno Giosuè.
Gli israeliti assicurano di avere imparato la lezione, e lui può morire sereno. Aveva già provveduto anche al loculo: "Lo seppellirono nel territorio di sua proprietà a Timnat-Serach, sui monti di Efraim, a nord del monte Gaas".
Si era presentato come un uomo comune, se ne va da uomo comune. O, se preferite, da Nonno Balocco.
Io gli voglio bene.

giovedì 18 ottobre 2012

Toponomastica rivelatrice

La toponomastica israelita
riserva sempre curiose sorprese
Come si è già ampiamente visto, gli Israeliti con i nomi bizzarri ci sapevano fare. Il libro di Giosuè, tra i capitoli 13 e 21, ci regala un ampio repertorio di quella che potrei definire 'toponomastica rivelatrice'. Scorrendo i lunghi elenchi che riportano i nomi di tutte le regioni e le città della Terra Promessa che furono assegnate da Giosuè alle varie tribù d'Israele, infatti, si scoprono molti luoghi che rivelano fin dalla denominazione le caratteristiche peculiari del posto e/o degli abitanti. Per lo meno ad un lettore contemporaneo italiano, cazzaro e frivolo, quale mi fregio di essere.
Ce n'è per tutti i gusti:
- la città dei bugiardi e dei patiti del calcio: Baala.
- la città dai campi sempre pronti per la semina: Arada.
- la città degli oriundi veneti piena di ragazze bonazze e ragazzi stupidotti: Dimona (mona in dialetto veneto indica sia l'organo sessuale femminile - la mona; sia, declinato al maschile, una persona assai sciocca - un mona).
- la città degli omosessuali: Chefar-Ammona (che comprensibilmente si chiedevano cosa farsene della mona suddetta).
- la città dei cinofili: Gat-Chefer (che comprensibilmente non sapevano cosa farsene di un gatto).
- la città delle persone molto ma molto fortunate: Culon.
- la città che ospitò il primo stabilimento della Martini & Rossi: Kina.
- la città piena di ragazze svampite: Sema.
- la città di chi aveva qualche problemuccio di erezione: Astarot.
- la città dei diarroici: Molada.
- la città con gli abitanti dall'intestino facilmente irritabile: Colon (immagino ci fosse un gemellaggio annuale con Molada. Nell'occasione, la coda ai bagni era interminabile...).
- la città dei critici letterari che stroncarono il Pasticciaccio Brutto di Via Merulana: Cazar-Gadda.
- la città degli oriundi lombardi dove ogni allevatore beveva solo quel che mungeva dalle proprie vacche: Eltolad.
- la città degli oriundi giapponesi artisti dell'origami: Karta.
- la città degli oriundi veneti sempre assetati: Gosen (letteralmente ho sete in dialetto veneto).
- la città dove si organizzava il campionato israelita di corse coi sacchi: Iutta.
- la città che ospitava le olimpiadi israelite della matematica: Calcul.
- la città dove si organizzava un concorso per votare il gallo dal piumaggio e dalla cresta più eleganti: Galgala.
- la città con i locali dove si ritrovano a brindare i neo-laureati più brillanti: Lodebar.
- la città ornata da moltissimi alberi col fusto alto, snello e bianco: Betul.
- la città dall'eccellente illuminazione notturna: Luz.
- la città dove si accumulava il grano in alte cisterne: Silo.
- la città dei creativi: Ideala.
- la città dei rigattieri: Rakkat.
- la città in preda alla siccità perenne: Secat.
- la città dove si scommetteva sulle manifestazioni sportive organizzate in tutta la penisola araba: Bet-Araba.
- la città delle scommesse folli: Bet-Pazzez.
- la città fondata dai fan del profeta del calcio-spettacolo: Zenan.
- la città fondata dai fan della bionda ballerina americana Parisi: Eter.
- la città fondata dai fan dal Maestro Bene: Carmelo.
- la città dove tutti erano pronti a raggirarti: En-Gannim.
- la città dove ognuno si faceva i fatti propri: Cazar-Sual.
E direi che, dopo cotante e cotali vaccate, anch'io posso togliere il disturbo e tornarmene un po' lì.

lunedì 15 ottobre 2012

Giosuè il disinfestatore (sponsored by Raid)

Giosuè, disinfestatore superefficiente
A leggere il libro di Giosuè tra i capitoli 11 e 12, pare di scorrere la fattura di una ditta di disinfestazione: prima di chiederti un compenso a cinque zeri (IVA inclusa, beninteso), i superefficienti disinfestatori descrivono per filo e per segno dove e come hanno stecchito le migliaia di insetti che ti impestavano la casa.
Dopo il racconto del massacro dei re amorrei, Giosuè lo sterminatore prosegue con solerzia il proprio lavoro, di città in città. Neanche il tempo di pulire le spade dal sangue.
"Quello stesso giorno Giusuè attaccò la città di Makkeda e la conquistò. Sterminò tutti i gli abitanti e non risparmiò nessuno. Trattò il re di Makkeda come il re di Gerico".
E' l'inizio di una macabra filastrocca che ricorda la Fiera dell'Est di Branduardi; solo che mentre nella canzone chi prima le dà, poi le riceve - il gatto si mangia il topo, ma poi è morso dal cane, che poi è picchiato dal bastone, e così via -, qui a darle di santa ragione è sempre solo lui, Giosuè, e a prenderle senza remissione sono una serie di re, città e abitanti, tutti immancabilmente "sterminati fino all'ultimo", con il re della città successiva - si specifica espressamente - che "viene trattato come il re" della città precedente. E poi non ci si lamenti che la legge non è uguale per tutti.
Dopo Makkeda, in meno di una pagina l'elenco della disinfestazione prosegue con le città di Libna, Lachis, Ghezer, Eglon, Ebron, Debir - che forse, a dirla tutta, meritavano di sparire dalla cartina geografica anche solo per il nome che si erano scelte -, a completare la conquista della Palestina del centro e del sud; poi tocca ai re di Madon, Simron, Acsaf e a tutti loro alleati del nord, che riuniscono i loro eserciti nei pressi del lago Merom.
In questo caso, il Signore si toglie uno sfizio aggiuntivo: "Vedrai che domani a quest'ora saranno un mucchio di cadaveri davanti a voi" - assicura a Giosuè. Quindi precisa: "Poi farai azzoppare i cavalli e bruciare i carri". Così, tanto per gradire.
Compiuto l'ordine scrupolosamente, Giosuè tira dritto sterminando anche la città di Azor, la capitale di quella zona, e i temibili Anakiti, "uomini alti come giganti".
La sua arma segreta? Personalmente non ho dubbi: bomboloni di Raid in quantità industriale.

lunedì 8 ottobre 2012

Il flop dei Fantastici Cinque

I cinque re amorrei: un quintetto
che ha fatto flop in una sola giornata
Non so se i cinque re amorrei Adoni-Zedek, Oam, Piream, Iafia e Debir, a capo di altrettante città (Gerusalemme, Ebron, Iarmut, Lachis e Eglon), fossero dichiaratamente gay o grandi esperti di stile e buone maniere come i Fantastici Cinque.
Certo è che se il quintetto del programma di La7 ha avuto una sopravvivenza televisiva piuttosto limitata (appena un paio di stagioni, dal 2003 al 2004), il quintetto amorreo si è reso protagonista di un flop ben più immediato e clamoroso, raccontato al capitolo 10 del libro di Giosuè.
Ignoro se i cinque re ne sapessero qualcosa di bon ton e carinerie, dicevo; risulta invece subito lampante che, quanto a strategia bellica e valutazione dell'avversario, non ne capiscono un'emerita mazza. Solo a degli sprovveduti, infatti, può venire in mente di andare ad attaccare gli abitanti di Gabaon, che molto più saggiamente hanno deciso di allearsi con Giosuè e il popolo israelita, protetto da un certo Signore che ha ampiamente dimostrato di poter distruggere ogni avversario. L'esito della battaglia - va da sé - non è mai in discussione. E Dio, come ormai d'abitudine, ci mette del suo con quel tantinello di crudeltà tipica del gatto che gioca con il topo.
"Quando gli amorrei fuggivano lungo la discesa di Bet-Oron, il Signore fece cadere su di loro chicchi di grandine grossi come sassi, fin quando non arrivarono ad Azeka. Ne uccise più la grandine che la spada degli israeliti".
Tanto per prolungare il divertimento, Giosuè pensa bene di chiedere un altro aiutino miracoloso: "Sole, fermati su Gabaon!". Detto fatto, la luce del giorno continua a splendere per molte ore, in modo da consentire agli israeliti di proseguire a piacere la mattanza.
I (mica tanto) Fantastici Cinque tentano disperatamente di nascondersi infilandosi in una grotta a Makkeda. Giosuè, avvisato dai suoi soldati, fa chiudere l'ingresso della grotta con svariati macigni, mette un manipolo di uomini a piantonare il posto, e poi se ne va bel bello a sterminare un altro po' di amorrei. Di ritorno alla grotta, chiude in bellezza questa lunga giornata di allegro massacro. "I cinque re [...] furono trascinati fuori e condotti da Giosuè. Egli fece radunare tutti gli israeliti e ordinò ai comandanti che lo avevano seguito in guerra: "Venite vicino e calpestate questi re! Passate sul loro collo!". Così fecero".
No, non è ancora finita. "Poi uccise i cinque re. Fece appendere i loro cadaveri a cinque alberi e li lasciò appesi là fino a sera. Al tramonto Giosuè comandò di toglierli dagli alberi e di gettarli nella grotta dove erano andati a nascondersi. L'entrata della caverna fu chiusa con un mucchio di pietre. Quel mucchio è ancora là".
Prima considerazione: questa zona della Palestina è piena di mucchi di pietre (ricordate cos'era successo ad Ai e allo sciagurato Acan?). Se passate di là, state attenti a non inciampare.
Seconda considerazione: tutti i quintetti non sono destinati a lunga fortuna. Qualche anno per i Take That e le Spice Girls, ancora meno per i Back Street Boys o i Five. Ma i Fantastici Cinque (gli amorrei, non quelli di La7) sono di certo il quintetto meno longevo e più sfigato della storia.

martedì 11 settembre 2012

Braveheart non abita a Gabaon


Il coraggio di Braveheart
non è di moda a Gabaon

Possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà!”. Così l’impavido condottiero William Wallace/Mel Gibson arringa l’esercito degli straccioni scozzesi ad immolarsi contro l’armatissima armata inglese.
Gran bel discorso patriottico! - pensano i valorosi guerrieri delle highlands, che iniziano a urlare come ossessi preparandosi allo scontro finale.
Gran bel discorso del cazzo! - avrebbero pensato invece i cittadini di Gabaon. Altro che libertà: meglio una dignitosa e lunga vita da schiavi boscaioli, che un'eroica e rapidissima morte sul campo di battaglia.
Questa è la saggia filosofia che spinge gli abitanti di Gabaon a non ripetere l'errore commesso dai loro vicini di Gerico e di Ai, sterminati fino all'ultimo provando ad opporsi all'esercito di Giosuè. Come evitare l'inevitabile, dato che i soldati israeliti sono ormai vicinissimi e il Signore ha ordinato loro di conquistare e radere al suolo ogni città sul loro cammino? Gli ingegnosi Gabaonesi - sempre che si chiamino così - mettono a punto uno stratagemma. Si travestono come se avessero percorso migliaia e migliaia di chilometri, vestendo abiti e sandali logori e caricando sacche e otri vuoti sugli asini, e vanno all'accampamento israelita di Calgala (Libro di Giosuè, capitolo 9). Una volta al cospetto di Giosuè, la buttano sul patetico: "Vogliamo essere vostri servitori e vi chiediamo di fare con noi un trattato di alleanza. Guardate il nostro pane! Quando siamo partiti da casa era ancora caldo; ora è secco e sbriciolato. I nostri otri, quando li abbiamo riempiti, erano nuovi; vedete come sono ridotti. I nostri vestiti e i nostri sandali sono consumati per il lungo viaggio che abbiamo fatto".
Giosuè, che in fondo è un buon uomo, si lascia convincere. "E così si impegnò a lasciarli vivere in pace. I capi della comunità confermarono l'accordo con un giuramento". E se sei un israelita e hai giurato, amico mio, sei fregato irrimediabilmente. Così, tre giorni dopo, Giosuè e i suoi percorrono i pochi chilometri che li separano da Gabaon e scoprono di essere stati raggirati dai suoi scaltri abitanti, ma non possono giustiziarli come vorrebbero: "Ci siamo impegnati nel nome del Signore perciò non possiamo far loro del male. Dobbiamo lasciarli in vita e mantenere la parola data, altrimenti Dio ci punirà". A Giosuè non resta che infliggere loro una condanna alla sottomissione eterna: "li rese schiavi e li obbligò a spaccar legna e portar acqua per il popolo e per l'altare del Signore nel luogo che il Signore avrebbe scelto. Ed essi continuano a farlo ancor oggi". Schiavi e boscaioli, ma vivi e vegeti. Alla faccia di Braveheart, crepato per il suo coraggio.

martedì 28 agosto 2012

Ahi Ahi Ahi Ai!

La città di Ai fu incendiata e distrutta
Ritrovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato è di certo una grande sventura. Ma essere un posto sbagliato nel momento sbagliato è probabilmente una sventura ancora peggiore.
Per capire cosa intendo, provate a cercare con Google Maps, dalle parti della Palestina, la città di Ai. Non la trovate? Appunto. Come si narra nel capitolo 8 del libro di Giosuè, "della città di Ai, che Giosuè fece bruciare e radere al suolo, rimane soltanto un cumulo di rovine abbandonate".
E dire che, solo poco tempo prima, i suoi cittadini avevano facilmente costretto alla fuga gli assedianti israeliti, che per colpa di Acan non avevano Dio dalla loro parte. Una volta giustiziato il colpevole, però, il Signore perdona il suo popolo e ordina a Giosuè di tornare all'attacco: "Dovrete trattare Ai e il suo re come Gerico e il suo re - che, come forse ricorderete, non erano stati trattati con particolare gentilezza; ma questa volta potrete prendere per voi il bottino e il bestiame". Dio sembra quasi voler prendere in giro anche da morto il reietto Acan, lapidato con tutta la famiglia proprio per essersi preso parte del bottino.
La tattica impostata da Giosuè per la battaglia è un'imboscata in piena regola: finge di avvicinarsi nuovamente alla città con poche migliaia di soldati, attirando così fuori dalle mura il re e l'esercito di Ai, convinti di poter inseguire e scacciare gli israeliti come la volta precedente; nel frattempo, però, il grosso dell'esercito di Giosuè, nascosto dalla parte opposta, entra comodamente tra le mura sguarnite di Ai e incendia la città. "Così gli uomini di Ai si trovarono accerchiati e furono uccisi. Non se ne salvò nemmeno uno, eccetto il re di Ai, che fu catturato vivo e portato da Giosuè. Gli Israeliti, dopo aver ucciso in aperta campagna tutti i soldati che avevano inseguito verso il deserto, tornarono nella città e uccisero tutti gli abitanti. Quel giorno fu sterminata tutta la popolazione di Ai, uomini e donne: circa dodicimila persone".
L'ormai proverbiale clemenza divina trova un nuovo fulgido esempio. E se foste un pochino delusi per il fatto che il re sia stato risparmiato, non angustiatevi più di tanto. Giusto il tempo di arrivare al paragrafo successivo: "Giosuè fece impiccare ad un albero il re di Ai e il suo cadavere restò appeso fino a sera. Al tramonto, per ordine di Giosuè, gli Israeliti lo tolsero dall'albero. Lo gettarono all'ingresso della città e lo seppellirono sotto un grande mucchio di pietre. Quel mucchio è ancora là". Vicino all'altro mucchio di pietre, cenere e polvere ancora più grande, quello della città.
E se vi ritrovate a passare da quelle parti, potreste sentire il vento fischiare tra le pietre e il cielo terso una malinconica canzone messicana, per ricordare il triste destino della città di Ai, del suo re, e dei suoi dodicimila abitanti....

giovedì 9 agosto 2012

Tatadìo alla riscossa

Tornano le punizioni esemplari di Tatadìo
Gerico è conquistata, tutti i suoi abitanti sono stati sterminati a dovere, ad eccezione della prostituta Rab e della sua famiglia per il prezioso aiuto fornito alle spie israeliane (vedi qui).
Il Signore, insomma, dovrebbe essere più che compiaciuto per le imprese del suo popolo ubbidiente.
Peccato che qualcuno si creda più furbo degli altri e rovini l'idillio.
L'israelita monello che mette nei guai tutti gli altri è Acan. Nel capitolo settimo del libro di Giosuè scopriamo che questo discendente della tribù di Giuda - e ti pareva...- ha tradito il patto di obbedienza con Dio: anziché gettare nel fuoco sacro tutte le ricchezze di Gerico, si è tenuto per sé parte del bottino (un mantello babilonese, duecento pezzi d'argento e un pezzo d'oro da oltre mezzo chilo), e ha nascosto il malloppo in un buco nella sua tenda.
Gli Israeliti, ignari del misfatto, se ne partono baldanzosi alla conquista di un'altra piccola città, Ai, convinti di cavarsela comodamente avendo Dio dalla loro parte. Ma i tremila soldati, a sorpresa, incappano in una sonora sconfitta: 36 vengono uccisi, gli altri sono messi in fuga.
Giosuè chiede conto al Signore del mancato sostegno, e il mistero è svelato: "Gli Israeliti hanno peccato. [...] Hanno osato prendere per sé qualcosa che doveva essere distrutto. L'hanno rubato e l'hanno nascosto tra i propri bagagli. Per questo gli Israeliti non possono più resistere ai nemici".
Come rimediare a una marachella tanto grave ? I lettori affezionati immagineranno già la risposta: qui ci vuole Tatadìo con le sue punizioni esemplari.  Detto fatto, il Signore dispone il castigo: "Quell'uomo che sarà indicato come possessore degli oggetti proibiti sarà bruciato con moglie e figli e tutto quel che gli appartiene". Mi pare equo.
Il mattino seguente Acan viene messo alle strette e confessa la sua colpa. L'epilogo è inevitabile. "Tutti gli Israeliti scagliarono pietre constro Acan e la sua famiglia, fino a farli morire". Basta così, direi.
"Poi bruciarono tutte le sue cose e vi gettarono sopra un mucchio di pietre"Giusto, giusto: s'era detto di bruciarli, non sarebbe stato carino rimangiarsi la parola data. A posto così, no?
"Ricoprirono i resti di Acan con un altro mucchio di pietre che è ancora là".
Qualcos'altro?
"Dopo questi fatti lo sdegno del Signore contro Israele cessò".
Ah, ecco. Alla fine bastava così poco...

martedì 10 luglio 2012

Altro che Munch

L'urlo degli Israeliti a Gerico
supera quello di Munch
Preparatevi a rivedere la vostra classifica personale dell'urlo più riuscito della storia - chi non ne ha una?
Molti di voi, probabilmente, avranno una graduatoria che comprende sul podio le modulazioni ululanti di Tarzan, il grido di terrore di Janet Leigh sotto la doccia in Psyco, l'esultanza incontenibile di Tardelli in Germania-Italia 1982.
Tutti urli degni di nota, non c'è che dire.
Ma l'esercito di Israele guidato da Giosuè, al capitolo 6 dell'omonimo libro, li mette tutti a tacere con una performance straordinaria.
Seguendo le istruzioni di Dio, per sei giorni consecutivi l'armata che sta assediando Gerico fa il giro della mura attorno la città, ogni giorno per sei volte, mantenendo sempre il più completo silenzio; fa eccezione il suono della tromba in cui soffiano i sacerdoti che scortano l'arca dell'alleanza.
E quando si tira in ballo l'arca, ragazzi, non c'è mai da stare tranquilli...
La conferma arriva puntuale al settimo giorno.
"Solo quel giorno i giri furono sette. Al settimo giro i sacerdoti suonarono le trombe e Giosuè disse: Ora lanciate il grido di guerra! [...] Al segnale delle trombe e al tremendo urlo del popolo le mura di Gerico crollarono su se stesse".
Non saprei quantificarvi i decibel necessari a provocare il crollo di un muro di cinta, ma a occhio e croce deve essere un livello che fa incasinare ben bene le lancette dei contatori.
Una volta rase al suolo le mura, i soldati israeliti sono liberi di dare l'assalto alla città. Come da tradizione, il Signore raccomanda clemenza e morigeratezza.
"Essi applicarono la legge dello sterminio: uccisero uomini e donne, giovani e vecchi; ammazzarono anche i buoi, i montoni e gli asini". Ecco, appunto.
Ma che colpa avranno mai avuta, poi, i poveri somarelli? Sospetto che nei giorni precedenti gli abitanti di Gerico avessero esposto fuori dalle mura uno striscione che riportava la classica scritta irridente "ASINO CHI LEGGE". Da questa provocazione, forse, è scaturita la reazione dimostrativa degli Israeliti, una volta entrati in città.
L'autore biblico, però, non ne dà conferma, e la mia ipotesi resta tale. Liberi o meno di condividerla.
ASINO CHI NON CONDIVIDE.

martedì 19 giugno 2012

Il mistero dei piedi

Giosuè, su ordine del capo dell'esercito
del Signore, si mette a piedi nudi. Perchè?
Era da un bel po' che non capitava, direi dai primi capitoli dell'Esodo. Finalmente il Libro di Giosuè torna a regalarci n passaggio indecifrabile e inquietante, di quelli che farebbero impazzire Roberto Giacobbo.
Siamo al capitolo 5 quando Giosuè, ormai vicino a Gerico, fa un incontro inatteso.
"Vide di fronte a sé un uomo con la spada in pugno. Gli andò incontro e gli domandò: Sei dei nostri oppure un nemico? Egli rispose: Né uno dei vostri né un nemico. Sono il capo dell'esercito del Signore, e ora vengo ad aiutarti".
Giosuè gli crede sulla parola, e si prostra immediatamente con il volto a terra.
Mettiamoci nei suoi panni, del resto: arriva un tizio aitante ed armato, dice di essere mandato da un Signore che si è mostrato spesso e volentieri temibile e vendicativo. Nel dubbio, meglio mostrarsi subito accondiscendenti. E poi, visto che Dio stesso ha ordinato di conquistare Gerico e la Terra Promessa, magari il suo guerriero può svelare la strategia militare che porterà alla vittoria...
"Quali sono i tuoi ordini?", chiede speranzoso Giosuè.
Ecco, ci siamo: il generale dell'armata divina è pronto a guidare l'avanzata decisiva.
"Il capo dell'esercito del Signore rispose: Togliti i sandali dai piedi perché questo luogo è sacro".
Non so voi, ma io probabilmente, con tutta la deferenza del caso, a questo punto avrei chiesto: "Va bene, generale... e poi? Non aveva detto, eminentissimo comandante, che veniva per aiutarmi?"
Giosuè, invece, preferisce obbedire senza chiedere alcunché.
"E così fece Giosuè".
Punto.
Il passo biblico termina così, con il condottiero d'Israele a piedi scalzi alle porte di Gerico.
Resta un interrogativo irrisolto e lacerante. Perché?
Che i suoi piedi fossero particolarmente puzzolenti, e potessero essere usati come arma batteriologica contro gli abitanti della città da assediare? O forse i piedi nudi avrebbero conferito maggior presa nella scalata delle mura di Gerico durante l'assalto? O ancora, il dolore provocato dai sassi appuntiti sotto i piedi avrebbe costretto Giosuè a muoversi in maniera veloce e scattosa, aiutandolo ad evitare le frecce scagliate dalle sentinelle di Gerico?
In mancanza di indicazioni esplicite dell'autore biblico, mi appello a voi attraverso il sondaggio (colonna a destra dello schermo, sotto la foto di Totò) Grazie a chi vorrà dare il suo contributo con un clic.

venerdì 8 giugno 2012

La sbucciatura dei piselli

Giosuè deve scapocchiare
una generazione di piselli
Giosuè si prepara a guidare il suo popolo alla conquista della Terra Promessa. Prima, però, il Signore esige un piccolo - ma alquanto doloroso, immagino - pegno collettivo: una bella circoncisione di massa di tutti i maschi israeliti.
Dio ordina a Giosuè (Libro di Giosuè, capitolo 5) di procurarsi un numero congruo di pietre affilate per compiere il rito, che non era più stato celebrato dall'inizio della quarantennale traversata del deserto.
C'è una generazione intera di piselli da scapocchiare: quelli di tutti i maschi nati fuori dall'Egitto. Il rito sulla collina di Aralot si trascina per le lunghe, poi a tutti i circoncisi è concesso "un giorno di riposo nell'accampamento, per lasciar guarire la ferita". Mi pare il minimo sindacale.
Proprio come il lecca-lecca che ti dà il pediatra dopo il vaccino, gli israeliti per la loro stoica resistenza al dolore, da bravi ometti coraggiosi, ricevono in cambio una ricompensa golosa: "il giorno dopo la Pasqua, per la prima volta mangiarono i prodotti di quella terra: pani non lievitati e grano abbrustolito. Da quel giorno, quando per la prima volta mangiarono i frutti della terra, la manna cessò. Così, da allora in poi, gli israeliti cominciarono a cibarsi dei prodotti della terra di Canaan".
L'autore biblico non specifica se tra questi prodotti ci fossero anche i piselli. Sarebbe stato alquanto ironico.

giovedì 24 maggio 2012

Piccoli maghi crescono

Giosuè inizia a prendere confidenza
con i miracoli
Giosuè sarà pure un valoroso guerriero, ma per ora agli occhi degli Israeliti è ben lontano dall'autorevolezza e dal carisma del suo predecessore Mosè, un supereroe a pieno titolo, con tanto di bacchetta magica e superpoteri.
Il Signore decide che è finalmente il momento, per il nuovo condottiero, di abbandonare i panni del bravo massaio e di cominciare a stupire il suo popolo con un po' di effetti speciali (Libro di Giosuè, capitolo 3).
"E il Signore disse a Giosuè: Oggi comincerò a far crescere in tutto il popolo la stima per te. Gli Israeliti devono sapere che io sarò con te proprio come sono stato con Mosè". Per riuscire nel suo intento, Dio ricorre al miracolo che forse aveva riscosso maggior successo tra quelli esibiti da Mosè: la divisione delle acque.
In quella circostanza, l'Onnipotente si era forse lasciato prendere la mano e aveva un tantinello esagerato, scatenando la furia del megasciacquone del Mar Rosso, che aveva inghiottito il re egiziano e tutto il suo esercito. Stavolta si dimostra più misurato. Al posto di un mare intero, Dio fa dividere a Giosuè le acque del fiume Giordano, una volta tanto senza ammazzare nessuno: nel fiume in piena si creano due muraglie d'acqua che lasciano scoperto e asciutto il greto giusto giusto il tempo necessario a far passare da una sponda all'altra i quarantamila componenti dell'esercito israelita. Dal letto del Giordano temporaneamente prosciugato, Giosuè fa raccogliere ai rappresentanti delle dodici tribù altrettante pietre, facendole quindi portare in mezzo al nuovo accampamento dall'altra parte del fiume: "In avvenire i figli chiederanno ai loro padri il significato di queste pietre - spiega al suo popolo -. Essi racconteranno loro che qui Israele ha attraversato il Giordano a piedi asciutti". E senza bisogno dei brevetti delle scarpe Geox.
Il trucco sarà anche vecchio, ma se ben eseguito fa sempre la sua porca figura: non solo, da quel giorno, "tutti mostrarono un gran rispetto per lui, come avevano rispettato Mosè", ma per di più "tutti i re amorrei a ovest del Giordano e i re cananei della costa cennero a sapere che il Signore aveva prosciugato le acque del Giordano davanti agli Israeliti per farli passare. Tanta fu la paura che rimasero senza fiato di fronte agli Israeliti".
Il "piccolo mago" Giosuè sta crescendo, e il timore dei nemici nei suoi confronti si fa sempre più enorme.

martedì 15 maggio 2012

Da Gerico con amore

001 e 002 in missione
a Gerico... con amore
Dopo essersi dimostrato un massaio previdente, Giosuè si conferma un uomo prudente anche nell'impostare la sua strategia militare: prima di partire all'attacco del nemico per conquistare la Terra Promessa, il nuovo comandante della truppa invia due spie in avanscoperta dalle parti di Gerico.
Come si chiamino questi due tizi, non ci è dato di sapere. Resta da capire se l'anonimato sia imposto dal loro ruolo di spie (del resto, potremmo definirli gli agenti 001 e 002 nella storia del Mossad), o se sia determinato dalla loro totale irrilevanza: se due vite devono essere sacrificate alla causa, meglio che appartengano a due idioti qualunque.
001 e 002, comunque, tanto idioti poi non sono. "Giunti in città, i due andarono ad alloggiare in casa di una certa Raab, che era una prostituta".  E' uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. E poi, se quel marpione di James Bond spedisce sfacciatamente i suoi report all'Intelligence della Corona Britannica dalla Russia "con amore", non vedo perché questi due disgraziati non possano fare altrettanto.
La situazione rischia di precipitare quando il re di Gerico riceve una soffiata, e manda delle guardie a bussare alla porta della nobil donzella: "Gli uomini che sono entrati in casa tua sono delle spie. Falli uscire".
Tutto sembra perduto per i nostri agenti segreti. Ma Raab, sorprendentemente, decide di coprirli: "Sì, è vero, sono passati qui da me due uomini; ma non so da dove venivano. Al tramonto, quando stava per chiudersi la porta della città, sono usciti senza dirmi dove sarebbero andati. Se li inseguite subito, li potrete raggiungere". Raab invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti sotto un mucchio di steli di lino.
Noto per inciso che questi steli dovevano essere davvero tanti per coprirli a dovere, dato che - wikipedia m'insegna - il lino è una "pianta erbacea alta tra i 30 e i 60 centimetri con fusto eretto molto fragile". O forse 001 e 002 erano due nani, ipotesi da non scartare. Un dubbio s'insinua comunque nel lettore: sarà stato l'amore a intenerire il cuore di Raab? Niente da fare, quanto a fascino e seduzione, 001 e 002 insieme non valgono un solo 007. "Qui a Gerico siamo terrorizzati e anche gli altri abitanti della regione hanno una gran paura di voi. Abbiamo infatti saputo che il Signore ha prosciugato le acque del mar Rosso davanti a voi, quando siete usciti dall'Egitto. Sappiamo anche che al di là del Giordano avete sterminato i due re amorrei Sicon e Og". Altro che arti seduttive: Raab la prostituta ha semplicemente una fifa troia, teme per sé e per i propri cari. Propone quindi un patto alle spie israelite: "Io sono stata leale con voi. Ora giuratemi, per il Signore, che anche voi tratterete con benevolenza sia me, sia la mia famiglia". I due acconsentono: "Quando noi entreremo nel vostro territorio, tu legherai questa cordicella di filo rosso alla finestra dalla quale ci hai fatti scendere; farai venire in casa tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutti i tuoi parenti. Se qualcuno uscirà di casa e verrà ucciso, non sarà colpa nostra ma sua. Noi saremo responsabili solo della vita di chi sta in casa".
001 e 002 ritornano dunque sani e salvi da Giosuè: si chiude con successo la missione "da Gerico con amore". A pagamento, ma pur sempre amore.

venerdì 6 aprile 2012

Un nuovo (nonsuper)eroe

L'ingresso sulla scena di Giosuè
è degno di Medioman
Morto un papa se ne fa un altro, oggi. E la procedura del conclave può essere lunga, tormentata e tribolata, con diversi candidati alla successione. Ai tempi dell'Antico Testamento, invece, tutto era molto più semplice: decideva direttamente Dio, senza bisogno di discussioni e invocazioni allo Spirito Santo per cercare di interpretare la sua volontà.
L'attacco del libro di Giosuè, sesto testo biblico, dimostra come la successione  - peraltro già stabilita da tempo - abbia effetto immediato.
"Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore disse a Giosuè, figlio di Nun e aiutante di Mosè: Il mio servo Mosè è morto. Ora preparati ad attraversare il fiume Giordano con tutto il popolo d'Israele e va' nella terra che sto per darvi".
Israele ha quindi subito un nuovo condottiero, un nuovo eroe. E fremiamo tutti nell'attesa di vederlo all'opera. Certo, ha già dimostrato di essere un valente guerriero sul campo di battaglia contro gli Egiziani. Ma adesso che è "il prescelto", ci aspettiamo qualcosa di davvero sensazionale, un colpo di teatro ad effetto.
Del resto,deve dimostrare di essere un supereroe al pari del suo predecessore Mosè, che aveva immediatamente strabiliato tutti con i suoi poteri sovrannaturali, prima di raggiungere l'apice della magnificenza durante la traversata del Mar Rosso.
Ebbene, quale sarà il mirabolante ingresso ufficiale sulla scena di Giosuè?
Rullo di tamburi.
"Allora Giosuè comandò ai responsabili del popolo di passare in mezzo all'accampamento e di dare quest'ordine: Fate provvista di viveri, perché fra tre giorni attraverseremo il fiume Giordano".
Ebbene sì. Non ci troviamo di fronte alla forza selvaggia e incontenubule di Hulk, né ai supersensi-ragno di Spiderman, e nemmeno alle arachidi magiche e al pigiama in flanella rossa di Superpippo.
Giosuè, il nuovo eroe, non è affatto super.
E' una massaia previdente e di buon senso, e raccomanda al suo popolo di fare la spesa prima di partire, perché gli autogrill non sono ancora stati inventati.
Ci aspettavamo Superman, è arrivato Medioman.
E piantatela con quei tamburi, che ci sono quintali di frumento da caricare!

mercoledì 28 marzo 2012

Vengo anch'io? No, tu no...

Questo, forse, l'ultimo dialogo tra
Mosè e il Signore sul monte Nebo
Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale, cantava Jannacci nel 1967.
E chissà se lo ha canticchiato anche il Signore a Mosè, per sdrammatizzare un po', quando lo ha chiamato e gli ha annunciato che presto sarebbe morto.
Siamo agli ultimi capitoli del Deuteronomio (dal 31 al 34).
"Il Signore disse a Mosè: Ormai si avvicina il momento della tua morte. Chiama Giosuè, e presentatevi alla tenda dell'incontro".
Immagino l'entusiasmo del centoventenne Mosè nel farsi accompagnare all'appuntamento dal suo erede designato. Fossi stato in lui, mi sarei dato malato. Il vegliardo, invece, con coraggio ammirevole affronta il suo destino.
Prima di porre fine ai suoi giorni terreni, il Signore ordina al suo fedele servitore di trascrivere e cantare al popolo un lunghissimo canto profetico, in cui si annunciano cicli alterni di fortune e disgrazie per il futuro di Israele.
Compiuto quest'ultimo dovere, Mosè può dunque abbandonarsi alla morte. La sua dipartita, più che la morte degna di un Padrino di Giacobbe che aveva chiuso la Genesi, per stessa ammissione di Dio ricorda molto da vicino la triste fine del fratello Aronne raccontata nei Numeri, quando lo abbiamo visto abbandonato da solo in cima ad una montagna. "In quello stesso giorno il Signore disse a Mosè: Va' su queste montagne degli Abarim, sulla cima del monte Nebo, nella regione di Moab di fronte a Gerico. Di là guarda la terra di Canaan, che io sto per dare in proprietà agli Israeliti. Morirai sul monte su cui sarai salito e raggiungerai i tuoi antenati nello stesso modo in cui tuo fratello Aronne è morto sul monte Or".
Mosè, rassegnato, benedice per l'ultima volta il suo popolo, tribù per tribù: almeno in questo, gli viene concessa un'ultima ora da condottiero venerato, proprio com'era accaduto a Giacobbe. Poi parte solo soletto verso la sua ultima ora. Dalla cima del monte Nebo ammira la Terra Promessa che gli rimarrà preclusa: "Io te la faccio vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!", tiene a ribadire fino all'ultimo il Signore. Un velo di sadismo evidenziato anche dal particolare, sottolineato dall'autore biblico, che "la vista di Mosè era ancora molto buona, ed egli era ancora nel pieno del suo vigore".
Me lo immagino, povero vecchio, mentre dal cucuzzolo della montagna ammirava in tutta la sua estensione questa terra vagheggiata e inseguita per quarant'anni, con i lucciconi agli occhi e in petto un magone grosso così, tentando per un'ultima volta di convincere il suo Signore: "Vengo anch'io?".
Niente da fare: a Dio piaceva Jannacci, e gli rispose canticchiando un ritornello sincopato...

giovedì 22 marzo 2012

Mosè VooDoo

Le maledizioni di Mosè
ricordano i riti VooDoo
Oggi, per lo più, le persone seguono una religione perché affidano a Dio le proprie speranze di una vita migliore, nel mondo terreno o in quello ultraterreno.
Ai tempi di Mosè, a quanto pare, una delle motivazioni psicologiche prevalenti era invece la paura: "Fai quello che ti ordina Dio, o sarai punito severamente". Una prassi che abbiamo già avuto modo di vedere frequentemente e fantasiosamente applicata nei primi libri della Bibbia.
Nei capitoli 27 e 28 del Deuteronomio, Mosè rinnova il campionario degli "spauracchi divini" elencando dettagliatamente una serie di maledizioni orribili, degne del più sadico rito VooDoo: a scagliarle sui colpevoli, secondo le sue indicazioni, dovranno essere le tribù di Ruben, Gad, Aser Zabulon, Dan e Neftali, dall'alto del monte Ebal.
Anche in questo caso, ce ne sono alcune che mi hanno particolarmente impressionato:
- "Maledetto chi indica a un cieco la strada sbagliata!". Però nulla vieta espressamente di gridare insulti ad un sordo voltato di spalle: almeno non ci hanno tolto tutti i divertimenti...
- Il nutrito elenco di maledizioni per i rapporti sessuali proibiti - è ormai evidente che si tratta di una piaga sociale dilagante tra gli israeliti - stavolta punisce con una maledizione specifica queste categorie di insaziabili libidionsi: "Chi dorme con una delle mogli di suo padre"; "Chi ha rapporti sessuali con qualsiasi animale"; "Chi dorme con sua sorella"; "Chi dorme con la suocera". Credo che il destino di tutti i componenti della famiglia Forrester di Beautiful sia segnato per sempre. Ci resta comunque un'ultima trasgressione sulla quale al momento Dio lascia correre: le cugine bonazze. Diamoci dentro.
- "Maledetto chi uccide qualcuno di nascosto". Se proprio dovete farlo, fatelo alla luce del sole. Al massimo sarete lapidati, ma vi eviterete il VooDoo.
Per chi poi  disubbidisce alle leggi di Dio, sono previste disgrazie indicibili che riempiono due pagine intere. Pesco anche in questo caso tra le più immaginifiche:
- "Sarà maledetto chi abita in città e chi abita in campagna". Provate a rifugiarvi al mare o in collina: vedi mai che siano zona franca. Magari vale anche la prima periferia urbana, ma non garantisco.
- "Il Signore vi colpirà con malattie che consumano, febbri e infiammazioni". E fin qui, acqua abbondante e qualche tachipirina forse potrebbero aiutare. Il vero problema è quello che segue: "Il Signore vi colpirà con ulcere, come gli Egiziani, con emorroidi, rogna e prurito, da cui non potrete guarire. Il Signore vi colpirà con pazzia, cecità e demenza. [...] Il Signore vi colpirà con terribili piaghe alle ginocchia e alle gambe: non si potranno guarire e si estenderanno sul vostro corpo dalla testa ai piedi". Direi che l'ammonimento è sufficientemente chiaro.
- "Quando uno si fidanzerà, un altro possederà la sua donna". Pure cornuti.
- "I vostri nemici vi ridurranno a un tale stato di necessità, che sarete costretti a mangiare i vostri bambini. [...] La donna più sensibile e delicata, che non aveva mai provato neppure a poggiare un piede per terra, tanto era sensibile e delicata, guarderà con ingordigia il marito che ama, il figlio e la figlia, persino la placenta uscita da lei, e il bambino che ha appena dato alla luce. Essa spera di poterli mangiare di nascosto". Vuoi vedere che Dante ha preso ispirazione da qui per il suo Conte Ugolino?

lunedì 12 marzo 2012

Il Manuale delle Giovani Marmotte

Il Deuteronomio ricorda
il caro vecchio Manuale
Se i vostri gusti in fatto di lettura propendono per i romanzi con una trama avvincente, o i saggi con lo sviluppo articolato e coerente di una tesi, non fate nemmeno lo sforzo di aprire il Deuteronomio.
Se invece non vi dispiace una lettura a "spizzichi e bocconi", in uno stile che ricorda il caro vecchio Manuale delle Giovani Marmotte, allora tra i capitoli 21 e 25 potete trovare quello che fa per voi.
Di tutto un po', di palo in frasca, una macedonia di leggi "varie ed eventuali" che tuttavia riserva alcune curiosità degne di nota. Ecco la mia personalissima "top 10".
10. "Non portate vestiti fatti con lana e lino tessuti insieme". Così, secco, senza ulteriori spiegazioni. Una proibizione così fantasticamente insensata che d'ora in poi la seguirò senza discutere. Tanto non esistono più le mezze stagioni.
9. "Quando fate un prestito a un vostro connazionale - in denaro, cibo o qualsiasi altra cosa - non esigerete da lui interessi. Potrete esigere interessi da uno straniero, ma non da un connazionale". Ancora una volta, Israele si conferma essere un Paese accogliente nei confronti degli stranieri.
8. "Se verrà ritrovato in aperta campagna un uomo assassinato, e non si saprà chi l'ha ucciso, gli anziani e i giudici andranno sul posto e misureranno la distanza fra il morto e le città dei dintorni. Gli anziani della città più vicina prenderanno una giovane vacca, non ancora usata per lavoro e che non ha ancora portato il giogo; la condurranno vicino a un corso d'acqua in un punto dove non si sono mai coltivati e seminati i campi, e le spezzeranno il collo". Che la giovane vacca paghi per tutti, mi pare equo e saggio: la famiglia dell'ucciso si riterrà senz'altro soddisfatta. E noi che stiamo ancora lì a cercare i colpevoli delle stragi di quarant'anni fa!
7. "Una donna non si metterà il vestito di un uomo, e neppure un uomo indosserà il vestito di una donna: comportarsi così è una cosa vergognosa per il Signore, vostro Dio". Capito, Platinette?
6. "Se vedete l'asino o il toro di un vostro connazionale caduti lungo la strada, non dovete far finta di niente: lo aiuterete a rialzarsi". Va da sé che se invece il toro o l'asino sono di uno straniero, potete lasciarlo lì a crepare. Tra l'altro, mi chiedo come posso capire se il toro o l'asino caduto siano o meno israeliti: probabilmente devo avvicinarmi e verificare se muggiscono o ragliano in ebraico antico.
5. "Se troverete su un albero o per terra un nido d'uccelli con la madre che cova le uova o protegge i piccoli, non porterete via la madre dai piccoli". Uno si ferma qui e pensa: che disposizione amorevole, il WWF e la Lipu nascono da qui! Vi consiglio di rimanere con questa idea romantica: non procedete con le parole successive. "Lasciate la madre e prendete i piccoli. Così avrete una vita lunga e felice". Lo vedi, allora, che mangiare polenta e osei è un atto di obbedienza divina e allunga la vita?
4. "Un uomo che ha i testicoli schiacciati o i genitali mutilati non sarà ammesso nell'assemblea dei fedeli del Signore". Ci vogliono le palle, per stare al cospetto divino. Sarei stato curioso di assistere ai controlli agli ingressi della tenda sacra...
3. "Avrete fuori dell'accampamento un posto per i vostri bisogni. Ciascuno porterà con sé una paletta. Quando dovrà soddisfare i suoi bisogni, scaverà un buco fuori dall'accampamento e, dopo, ricoprirà con la terra i suoi escrementi". Se qualcuno non ci arriva, può prendere ripetizioni da un qualunque gatto domestico.
2. "Se due uomini litigano tra loro, e la moglie di uno si avvicina per aiutare il marito a difendersi da quello che lo picchia, allunga il braccio e afferra costui per i genitali, dovrete tagliarle la mano: non abbiate compassione di lei!". Niente colpi basse, donne! Nulla vieta però ai due maschi in competizione di strizzarsi vicendevolmente i coglioni con reciproco affetto.
1. "Se ci sarà un uomo che non è puro perché di notte ha avuto una perdita di seme, uscirà fuori dell'accampamento e non potrà rientrarvi. Verso sera si laverà, e al tramonto del sole rientrerà nell'accampamento". Soldati, niente pugnette sotto coperta! E se per disgrazia alla fine "con dolcezza partisse la vostra mano" (ciao, grande Lucio!), non osate lavarvi prima del tardo pomeriggio successivo: gli ordini non si discutono!

venerdì 24 febbraio 2012

Rolling Stones

Rolling Stones: di moda tra gli Israeliti
Non so proprio come sarebbe andata ai Beatles, ma so per certo che i Rolling Stones avrebbero avuto un gran successo presso gli Israeliti al seguito di Mosè.
Avevano il nome perfetto per sfondare: le "pietre in continuo movimento", infatti, erano di gran moda a quell'epoca. Lo avevamo già capito, ma il Deuteronomio anche in questo caso riprende e amplia il concetto con dovizia di dettagli.
C'è sempre un buon motivo per una lapidazione di massa. Oltre al caso già citato di un familiare che disgraziatamente decida di seguire un'altra religione, vi sono altri fortunati candidati ad essere sepolti da una simpatica montagnola di sassi:
- un figlio testardo e ribelle, che non ubbidisce ai genitori nemmeno se lo castigano. "Allora suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della città, di fronte al tribunale. Essi diranno: Questo nostro figlio è testardo e ribelle; non vuole ubbidirci, è pieno di vizi e ubriacone. Allora tutti gli uomini della sua città lo faranno morire a sassate". Severo ma giusto.
- una ragazza che il marito, la prima notte di nozze, scopre non essere vergine. "I genitori mostreranno agli anziani il panno con le tracce di sangue della notte nuziale. [...] Ma se non c'è prova che la ragazza è vergine, allora la condurranno all'ingresso della casa del padre, e la gente della sua città la farà morire a sassate". I panni sporchi non si lavano in casa, anzi: al bisogno, si mostrano in pubblico.
- chi è dedito alle scappatelle amorose. "Se un uomo sarà sorpreso a dormire con una donna sposata, tutti e due dovranno morire: l'uomo e la donna". Finalmente la parità tra i sessi!. E ancora: "Se un uomo trova in città una ragazza fidanzata a un altro e dorme con lei, li condurrete all'ingresso della città e li farete morire tutti e due a sassate". E chissenefrega se avete dormito insieme senza combinare nulla. Dura lex, sed lex. Anche quando si parla di sex.
Prendere a sassate chi ci mette le corna: questa sì, che è satisfaction!...

venerdì 17 febbraio 2012

Non è un Paese per stranieri

Lega Nord e Deuteronomio
sono per l'apertura agli stranieri
Chissà se Bossi e Calderoli hanno mai letto il Deuteronomio. Sarò prevenuto, ma ne dubito. Eppure, le norme sul trattamento riservato agli stranieri che fanno capolino qua e là nel quinto libro della Bibbia sembrano essere in linea con gli slogan tanto cari alla Lega Nord, tra i quali si possono ricordare vette liriche come "Padroni a casa nostra!", "No al cous cous, sì alla polenta!", e "Fuori dalle palle!".
Alcuni passi significativi.
Capitolo 12: "Il Signore, vostro Dio, distruggerà certamente di fronte a voi i popoli dei quali state per occupare la terra". Abbiamo bisogno di spazio: scansatevi. Meglio ancora se morite tutti.
Capitolo 14: "Non mangerete la carne di un animale morto di morte naturale; la darete allo straniero che vive con voi: lui potrà mangiarla, oppure la venderete a un forestiero". Se poi lo straniero si piglia pure una malattia, tanto meglio.
Capitolo 15: "Ogni sette anni saranno condonati tutti i debiti. [...] Si potrà esigere da uno straniero il pagamento dei debiti; ma quelli che avrete con un connazionale saranno condonati". Potevi pensarci prima di nascere straniero e povero!. Ancora: "Se, fra i vostri connazionali ebrei, un uomo o una donna saranno costretti a vedersi a voi come schiavi, vi serviranno per sei anni, e al settimo li lascerete liberi". Va da sé che se lo schiavo invece è straniero, resta schiavo per tutta la vita e non ha da lamentarsi.
Come volevasi dimostrare, capitolo 20: "Quando vi avvicinerete a una città per attaccarla, offrirete prima agli abitanti trattative di pace. Se accetteranno e vi apriranno le porte, saranno costretti a lavorare per voi". Se sono stranieri di buon senso, meritano di diventare schiavi. Ovviamente, se non sono di buon senso, meritano di morire: "Quando il Signore, vostro Dio, ve la darà nelle mani, ucciderete tutti gli uomini. Terrete come bottino di guerra le donne, i bambini, il bestiame e quel che c'è nella città. Disporrete liberamente dei beni e dei nemici che il Signore, vostro Dio, vi avrà consegnato". Attenzione, però: donne e bambini possono restare in vita solo "nelle città lontane, che non appartengono ai popoli dove voi vi stabilirete. Ma nelle città di questi popoli, che il Signore, vostro Dio, sta per darvi in proprietà, non lascerete in vita nessuno. Li sterminerete tutti: Ittiti, Amorrei, Cananei, Perizziti, Evei e Gebusei, come il Signore vi ha insegnato. C'è pericolo che vi insegnino a commettere le cose vergognose che fanno in onore dei loro dèi". Ma sì, lo sterminio preventivo mi pare saggio e più che validamente motivato.
E come la mettiamo con il fascino delle donne esotiche? "Può darsi che uno di voi veda tra di loro una donna bella. Se egli s'innamora di lei e la vuol prendere in moglie, la potrà condurre a casa sua". Chiedere cosa ne pensi la donna, è evidentemente fuori questione. "Essa si raderà la testa, si taglierà le unghie, si cambierà il vestito che aveva quando fu presa, e abiterà in casa di quell'uomo. Per un mese potrà far lutto per suo padre e sua madre, e solo dopo l'uomo potrà sposarla e avere rapporti con lei. Se in seguito non gli piacerà più, dovrà lasciarla libera". Ma non sarebbe stato meglio ammazzarla, dato che c'eravamo? Ci stavo prendendo gusto...

martedì 14 febbraio 2012

Scaglia la prima pietra!

Una lapidazione non guasta mai
Un inno al fondamentalismo e alle guerre di religione. Non c'è altro modo per definire il tredicesimo capitolo del Deuteronomio, se preso alla lettera.
Certo, il Signore aveva già espresso più volte il suo orientamento non propriamente tollerante nei confronti di chi professasse un'altra fede (tre casi esemplari: qui, qui e qui).
Stavolta però ribadisce il concetto in maniera ancora più netta. Tanto per cominciare, scopro che probabilmente proprio questo è uno dei passi biblici ai quali faranno riferimento i Maestri della Legge per far condannare alla crocefissione Gesù, il "falso Messia".
"Potrebbe venire tra voi qualche profeta o qualche visionario a dirvi di seguire e di adorare altri dèi, con i quali non avete nulla a che fare. Cercheranno di dar forza alle loro parole con la predizione di qualche fatto straordinario, che poi si avvererà. Non ascoltate le parole di quel profeta o di quel visionario! Il Signore, vostro Dio, vi mette alla prova. [...] Quel profeta o quel visionario saranno messi a morte. [...] Estirpate il male che è in mezzo a voi!".
Il "male" può anche essere rappresentato da qualcuno, magari una persona cara ("un fratello, figlio della tua stessa madre, un figlio, una figlia, la moglie o un amico"), che ti faccia conoscere "divinità di popoli stranieri, non importa se sono vicini o se abitano in capo al mondo".
In questi casi, la prima raccomandazione è ovvia: "Non ascoltarli e non dar loro retta!". Uno zinzinello più impegnativo e drastico è il secondo ordine: "Non lasciarti neppure prendere da compassione per perdonarli o coprire la loro colpa. Devi uccidere una persona del genere! Devi essere il primo a lanciare il sasso, e poi tutto il popolo getterà sassi per farla morire". Ma sì, una bella lapidazione non guasta mai.
Ma basterà punirne uno per educarne cento, come raccomandavano i brigatisti rossi negli anni Settanta? Il Dio degli israeliti preferisce andare sul sicuro. "In una delle vostre città, che il Signore, vostro Dio, vi dà, potrebbero esserci dei buoni a niente che invitano i loro concittadini a seguire ed adorare altri dèi, con i quali non avete mai avuto a che fare. Quando lo verrete a sapere, farete indagini per conoscere come stanno le cose: vi informerete con cura. Se risulterà che il fatto è vero, e che una tale vergogna è stata commessa in mezzo a voi, destinerete allo sterminio quella città e quanto c'è in essa. Ucciderete gli abitanti e il loro bestiame, e porterete tutto il bottino in mezzo alla piazza. Poi lo brucerete totalmente insieme alla città come sacrificio per il Signore, vostro Dio. Di essa rimarrà per sempre solo un mucchio di rovine, e non sarà più ricostruita. Non potrete trattenere nulla di ciò che sarà destinato allo sterminio. Se così farete, il Signore non andrà in collera con voi, anzi, vi tratterà con affetto e bontà e vi renderà numerosi, come ha giurato ai vostri padri".
Adesso so come regolarmi la prossima volta che un testimone di Geova mi suona il campanello.

martedì 7 febbraio 2012

Bastoni, non carote

Tra il bastone e la carota,
il Signore non ha alcun dubbio...
Gli ebrei al seguito di Mosè devono essere parecchio distratti e di memoria corta. Non si spiegherebbe altrimenti perché il vecchio condottiero, ormai prossimo alla morte,  sia così martellante nel ribadire più volte gli stessi concetti nelle lunghe orazioni pubbliche trascritte nel Deuteronomio.
I capitoli dall'1 all'11, di fatto, girano intorno a tre concetti chiave ripetuti fino alla nausea.
Primo: Dio è fortissimo, e se s'incazza distrugge tutto e tutti. Meglio, quindi, non farlo arrabbiare. A riprova di questo, Mosè ricorda continuamente come il Signore abbia manifestato la sua potenza sterminando il faraone e il suo esercito, diventando fulmine e fuoco, o annientando i nemici del suo popolo.
Secondo: chi ubbidisce in tutto e per tutto a Dio, avrà ogni bene. Chi sgarra, sarà severamente castigato. Mosè ricorda come più e più volte Tatadìo sia intervenuta per punire il suo popolo capriccioso. A farla tornare non ci vuole niente: "State bene attenti - avverte il patriarca - perché è in gioco la vostra stessa vita: non dovete perdervi a fare statue che rappresentino un dio sotto forma di uomo o di donna, e neppure sotto forma di un qualunque animale". Basti per tutte la lezione del Vitello d'Oro.
Terzo: se incontrate un popolo che adora un altro dio, cancellatelo dalla faccia della terra. La compassione e la tolleranza sono concetti estranei al Signore dell'Antico Testamento. Sulla strada che li porterà alla Terra Promessa, gli israeliti si imbatteranno ancora in sette popoli: Ittiti, Gergesei, Amorrei, Cananei, Perizziti, Evei e Gebusei. Dio non vuole perdere tempo in complicati tentativi di convivenza pacifica: "Dovrete sterminare tutti questi popoli: non farete alleanza con loro e non ne avrete pietà! Non dovrete imparentarvi con loro: non lascerete che le vostre figlie sposino i loro figli e non darete in moglie ai vostri figli le loro figlie. Altrimenti farebbero allontanare i vostri figli dal seguire me, e i vostri figli adorerebbero altri dei. Il Signore andrebbe in collera contro di voi e vi distruggerebbe senza esitare. Al contrario, con loro vi comporterete così: distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri e brucerete le statue dei loro dei".
Lasciate perdere le carote, tenete pronte cataste di bastoni.

lunedì 30 gennaio 2012

Il Bignami

I primi capitoli del Deuteronomio
sono il "Bignami" dei testi precedenti
Se ripenso ai bei tempi del liceo, quando tutti eravamo giovanissimi, spensieratissimi e bellissimi, nell'intimo mi scaturisce subito un moto di profonda e commossa gratitudine per un libriccino a cui tutte le generazioni di studenti pre-internet devono davvero molto: il Bignami.
Dietro a quell'orribile copertina di un rivoltante colore indefinito tra il grigio pantegana, il marroncino diarroico e il verde marcio mimetico, si celava la benedettissima ancora di salvezza per ogni adolescente nel tentativo di sfangare una sufficienza senza sorbirsi lo studio di paginate e paginate del testo ufficialmente adottato dall'insegnante, immancabilmente monumentale per quanto riguarda dimensioni e pesantezza testicolare causata dalla lettura.
Il Bignami era il classico compagno di strada del lunedì mattina alle sette e mezza, ideale per recuperare in mezz'ora di autobus un fine settimana di non studio di Storia o di Letteratura Italiana, o per scoprire cosa avesse combinato quel disgraziato di Don Rodrigo nei capitoli dei Promessi Sposi rimasti chiusi sullo scaffale con le pagine ancora profumate di colla e d'inchiostro.
Scopro ora con una certa sorpresa che, molti secoli prima del Bignami, qualcuno aveva inventato il Deuteronomio. I primi capitoli del quinto testo biblico, infatti, sono una sorta di "riassunto delle puntate precedenti" (del resto il titolo stesso, come mi insegnano le note preliminari, significa Seconda Presentazione della Legge): Mosè in un lungo discorso ricorda al suo popolo "zuccone" i fatti più salienti accaduti in questi quarant'anni di peregrinazioni nel deserto, riproponendo molte vicende già raccontate nell'Esodo e nei Numeri.
Il patriarca ne approfitta per lagnarsi a più riprese della sua condanna a morte, ormai prossima a compiersi ("Per colpa vostra il Signore se la prese anche con me! Mi disse: Neanche tu metterai piede nella Terra Promessa!") e per rivendicare più volte con orgoglio la spietatezza dell'esercito israelita: "Sicon, insieme con tutta la sua gente, ci affrontò in battaglia a Iaaz. Il Signore, nostro Dio, lo abbandonò in nostro potere, e uccidemmo lui, i suoi figli e tutta la sua gente. In quel tempo abbiamo occupato tutte le sue città e destinato allo sterminio i loro abitanti: uomini, donne, bambini. Non lasciammo superstiti"; "Prendemmo anche moltissime altre città che non erano fortificate. Le distruggemmo e, come avevamo fatto nella città di Sicon, re di Chesbon, furono sterminati uomini, donne e bambini"; "D'ora in poi diffonderò paura e terrore tra tutti i popoli della terra che vi incontreranno. Solo all'udire il vostro nome si metteranno a tremare per lo spavento". E ti credo.
Proprio come in un Bignami, va poi a finire che un riassunto ben fatto ti presenta alcuni dettagli curiosi spesso ignorati dalle lunghe pagine dei testi "ufficiali", che in teoria dovrebbero essere accurati e completamente esaurienti. Da lettore frivolo quale sono, ad esempio, mi piace scoprire grazie al Bignami Deuteronomio che i territori via via attraversati e conquistati dagli Israeliti erano anticamente abitati da giganti. "Og, re di Basan, era l'unico gigante rimasto: lo si può vedere dalla sua tomba di pietra nella città di Rabba degli Ammoniti: essa è lunga quattro metri e mezzo e larga due". Chissà quanto magnava, un gigante così. Anche questi popoli di uomini "forti, numerosi e alti di statura" avevano nomi quanto mai insoliti (e ormai non è una novità): gli Anakiti, gli Emim, e - i miei preferiti in assoluto - gli Zumzummim. Indovinate un po' qual era il loro inno nazionale?

lunedì 16 gennaio 2012

La famigghia

Matrimoni obbligatori "in famiglia"
per le figlie ereditiere israelite
La via dell'emancipazione femminile, che si intravvede qua e là in questi primi libri della Bibbia, è tortuosa e irta di ostacoli.
Il Signore aveva appena concesso un'apertura significativa, disponendo che in  mancanza di figli maschi l'eredità potesse passare alle femmine, ma nel giro di pochi capitoli (al 36mo e ultimo dei Numeri) assistiamo ad una decisa marcia indietro.
I fratelli di Zelofcad, l'uomo senza eredi maschi, protestano vibratamente: "Se le sue figlie sposeranno un uomo di un'altra tribù d'Israele, la loro parte sarà staccata dalla nostra tribù e andrà ad aggiungersi al territorio della nuova tribù alla quale apparterranno".
Evidentemente, lo stesso Dio che s'incazza se qualcuno si lamenta perché sta morendo di fame, ritiene invece giustificate le rimostranze sulle questioni di eredità. Infatti, interrogato a questo proposito da Mosè, gli risponde immediatamente: "Hanno ragione. Ecco quindi quel che ordina il Signore a riguardo delle figlie di Zelofcad: esse potranno sposare l'uomo che vorranno, ma a condizione che egli appartenga a un gruppo della loro tribù paterna".
Regola subito estesa in linea generale a tutti i casi di "eredità al femminile", a quanto pare senza alcun tipo di rimostranza nemmeno da parte delle dirette interessate. "Le figli e di Zelofcad ubbidirono all'ordina dato dal Signore a Mosè: Macla, Tirza, Ogla, Milca e Noa si sposarono con dei cugini, figli dei loro zii paterni".
I tempi sono ancora prematuri perché le donne rivendichino l'effettiva libertà affettiva e sessuale: l'utero è loro, ma lo gestisce la famigghia. Vedremo se qualcosa cambierà leggendo il prossimo libro: dopo i Numeri, tocca al Deuteronomio, il quinto della Bibbia, ultimo della Torah.