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lunedì 12 marzo 2012

Il Manuale delle Giovani Marmotte

Il Deuteronomio ricorda
il caro vecchio Manuale
Se i vostri gusti in fatto di lettura propendono per i romanzi con una trama avvincente, o i saggi con lo sviluppo articolato e coerente di una tesi, non fate nemmeno lo sforzo di aprire il Deuteronomio.
Se invece non vi dispiace una lettura a "spizzichi e bocconi", in uno stile che ricorda il caro vecchio Manuale delle Giovani Marmotte, allora tra i capitoli 21 e 25 potete trovare quello che fa per voi.
Di tutto un po', di palo in frasca, una macedonia di leggi "varie ed eventuali" che tuttavia riserva alcune curiosità degne di nota. Ecco la mia personalissima "top 10".
10. "Non portate vestiti fatti con lana e lino tessuti insieme". Così, secco, senza ulteriori spiegazioni. Una proibizione così fantasticamente insensata che d'ora in poi la seguirò senza discutere. Tanto non esistono più le mezze stagioni.
9. "Quando fate un prestito a un vostro connazionale - in denaro, cibo o qualsiasi altra cosa - non esigerete da lui interessi. Potrete esigere interessi da uno straniero, ma non da un connazionale". Ancora una volta, Israele si conferma essere un Paese accogliente nei confronti degli stranieri.
8. "Se verrà ritrovato in aperta campagna un uomo assassinato, e non si saprà chi l'ha ucciso, gli anziani e i giudici andranno sul posto e misureranno la distanza fra il morto e le città dei dintorni. Gli anziani della città più vicina prenderanno una giovane vacca, non ancora usata per lavoro e che non ha ancora portato il giogo; la condurranno vicino a un corso d'acqua in un punto dove non si sono mai coltivati e seminati i campi, e le spezzeranno il collo". Che la giovane vacca paghi per tutti, mi pare equo e saggio: la famiglia dell'ucciso si riterrà senz'altro soddisfatta. E noi che stiamo ancora lì a cercare i colpevoli delle stragi di quarant'anni fa!
7. "Una donna non si metterà il vestito di un uomo, e neppure un uomo indosserà il vestito di una donna: comportarsi così è una cosa vergognosa per il Signore, vostro Dio". Capito, Platinette?
6. "Se vedete l'asino o il toro di un vostro connazionale caduti lungo la strada, non dovete far finta di niente: lo aiuterete a rialzarsi". Va da sé che se invece il toro o l'asino sono di uno straniero, potete lasciarlo lì a crepare. Tra l'altro, mi chiedo come posso capire se il toro o l'asino caduto siano o meno israeliti: probabilmente devo avvicinarmi e verificare se muggiscono o ragliano in ebraico antico.
5. "Se troverete su un albero o per terra un nido d'uccelli con la madre che cova le uova o protegge i piccoli, non porterete via la madre dai piccoli". Uno si ferma qui e pensa: che disposizione amorevole, il WWF e la Lipu nascono da qui! Vi consiglio di rimanere con questa idea romantica: non procedete con le parole successive. "Lasciate la madre e prendete i piccoli. Così avrete una vita lunga e felice". Lo vedi, allora, che mangiare polenta e osei è un atto di obbedienza divina e allunga la vita?
4. "Un uomo che ha i testicoli schiacciati o i genitali mutilati non sarà ammesso nell'assemblea dei fedeli del Signore". Ci vogliono le palle, per stare al cospetto divino. Sarei stato curioso di assistere ai controlli agli ingressi della tenda sacra...
3. "Avrete fuori dell'accampamento un posto per i vostri bisogni. Ciascuno porterà con sé una paletta. Quando dovrà soddisfare i suoi bisogni, scaverà un buco fuori dall'accampamento e, dopo, ricoprirà con la terra i suoi escrementi". Se qualcuno non ci arriva, può prendere ripetizioni da un qualunque gatto domestico.
2. "Se due uomini litigano tra loro, e la moglie di uno si avvicina per aiutare il marito a difendersi da quello che lo picchia, allunga il braccio e afferra costui per i genitali, dovrete tagliarle la mano: non abbiate compassione di lei!". Niente colpi basse, donne! Nulla vieta però ai due maschi in competizione di strizzarsi vicendevolmente i coglioni con reciproco affetto.
1. "Se ci sarà un uomo che non è puro perché di notte ha avuto una perdita di seme, uscirà fuori dell'accampamento e non potrà rientrarvi. Verso sera si laverà, e al tramonto del sole rientrerà nell'accampamento". Soldati, niente pugnette sotto coperta! E se per disgrazia alla fine "con dolcezza partisse la vostra mano" (ciao, grande Lucio!), non osate lavarvi prima del tardo pomeriggio successivo: gli ordini non si discutono!

venerdì 24 febbraio 2012

Rolling Stones

Rolling Stones: di moda tra gli Israeliti
Non so proprio come sarebbe andata ai Beatles, ma so per certo che i Rolling Stones avrebbero avuto un gran successo presso gli Israeliti al seguito di Mosè.
Avevano il nome perfetto per sfondare: le "pietre in continuo movimento", infatti, erano di gran moda a quell'epoca. Lo avevamo già capito, ma il Deuteronomio anche in questo caso riprende e amplia il concetto con dovizia di dettagli.
C'è sempre un buon motivo per una lapidazione di massa. Oltre al caso già citato di un familiare che disgraziatamente decida di seguire un'altra religione, vi sono altri fortunati candidati ad essere sepolti da una simpatica montagnola di sassi:
- un figlio testardo e ribelle, che non ubbidisce ai genitori nemmeno se lo castigano. "Allora suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della città, di fronte al tribunale. Essi diranno: Questo nostro figlio è testardo e ribelle; non vuole ubbidirci, è pieno di vizi e ubriacone. Allora tutti gli uomini della sua città lo faranno morire a sassate". Severo ma giusto.
- una ragazza che il marito, la prima notte di nozze, scopre non essere vergine. "I genitori mostreranno agli anziani il panno con le tracce di sangue della notte nuziale. [...] Ma se non c'è prova che la ragazza è vergine, allora la condurranno all'ingresso della casa del padre, e la gente della sua città la farà morire a sassate". I panni sporchi non si lavano in casa, anzi: al bisogno, si mostrano in pubblico.
- chi è dedito alle scappatelle amorose. "Se un uomo sarà sorpreso a dormire con una donna sposata, tutti e due dovranno morire: l'uomo e la donna". Finalmente la parità tra i sessi!. E ancora: "Se un uomo trova in città una ragazza fidanzata a un altro e dorme con lei, li condurrete all'ingresso della città e li farete morire tutti e due a sassate". E chissenefrega se avete dormito insieme senza combinare nulla. Dura lex, sed lex. Anche quando si parla di sex.
Prendere a sassate chi ci mette le corna: questa sì, che è satisfaction!...

venerdì 17 febbraio 2012

Non è un Paese per stranieri

Lega Nord e Deuteronomio
sono per l'apertura agli stranieri
Chissà se Bossi e Calderoli hanno mai letto il Deuteronomio. Sarò prevenuto, ma ne dubito. Eppure, le norme sul trattamento riservato agli stranieri che fanno capolino qua e là nel quinto libro della Bibbia sembrano essere in linea con gli slogan tanto cari alla Lega Nord, tra i quali si possono ricordare vette liriche come "Padroni a casa nostra!", "No al cous cous, sì alla polenta!", e "Fuori dalle palle!".
Alcuni passi significativi.
Capitolo 12: "Il Signore, vostro Dio, distruggerà certamente di fronte a voi i popoli dei quali state per occupare la terra". Abbiamo bisogno di spazio: scansatevi. Meglio ancora se morite tutti.
Capitolo 14: "Non mangerete la carne di un animale morto di morte naturale; la darete allo straniero che vive con voi: lui potrà mangiarla, oppure la venderete a un forestiero". Se poi lo straniero si piglia pure una malattia, tanto meglio.
Capitolo 15: "Ogni sette anni saranno condonati tutti i debiti. [...] Si potrà esigere da uno straniero il pagamento dei debiti; ma quelli che avrete con un connazionale saranno condonati". Potevi pensarci prima di nascere straniero e povero!. Ancora: "Se, fra i vostri connazionali ebrei, un uomo o una donna saranno costretti a vedersi a voi come schiavi, vi serviranno per sei anni, e al settimo li lascerete liberi". Va da sé che se lo schiavo invece è straniero, resta schiavo per tutta la vita e non ha da lamentarsi.
Come volevasi dimostrare, capitolo 20: "Quando vi avvicinerete a una città per attaccarla, offrirete prima agli abitanti trattative di pace. Se accetteranno e vi apriranno le porte, saranno costretti a lavorare per voi". Se sono stranieri di buon senso, meritano di diventare schiavi. Ovviamente, se non sono di buon senso, meritano di morire: "Quando il Signore, vostro Dio, ve la darà nelle mani, ucciderete tutti gli uomini. Terrete come bottino di guerra le donne, i bambini, il bestiame e quel che c'è nella città. Disporrete liberamente dei beni e dei nemici che il Signore, vostro Dio, vi avrà consegnato". Attenzione, però: donne e bambini possono restare in vita solo "nelle città lontane, che non appartengono ai popoli dove voi vi stabilirete. Ma nelle città di questi popoli, che il Signore, vostro Dio, sta per darvi in proprietà, non lascerete in vita nessuno. Li sterminerete tutti: Ittiti, Amorrei, Cananei, Perizziti, Evei e Gebusei, come il Signore vi ha insegnato. C'è pericolo che vi insegnino a commettere le cose vergognose che fanno in onore dei loro dèi". Ma sì, lo sterminio preventivo mi pare saggio e più che validamente motivato.
E come la mettiamo con il fascino delle donne esotiche? "Può darsi che uno di voi veda tra di loro una donna bella. Se egli s'innamora di lei e la vuol prendere in moglie, la potrà condurre a casa sua". Chiedere cosa ne pensi la donna, è evidentemente fuori questione. "Essa si raderà la testa, si taglierà le unghie, si cambierà il vestito che aveva quando fu presa, e abiterà in casa di quell'uomo. Per un mese potrà far lutto per suo padre e sua madre, e solo dopo l'uomo potrà sposarla e avere rapporti con lei. Se in seguito non gli piacerà più, dovrà lasciarla libera". Ma non sarebbe stato meglio ammazzarla, dato che c'eravamo? Ci stavo prendendo gusto...

martedì 7 febbraio 2012

Bastoni, non carote

Tra il bastone e la carota,
il Signore non ha alcun dubbio...
Gli ebrei al seguito di Mosè devono essere parecchio distratti e di memoria corta. Non si spiegherebbe altrimenti perché il vecchio condottiero, ormai prossimo alla morte,  sia così martellante nel ribadire più volte gli stessi concetti nelle lunghe orazioni pubbliche trascritte nel Deuteronomio.
I capitoli dall'1 all'11, di fatto, girano intorno a tre concetti chiave ripetuti fino alla nausea.
Primo: Dio è fortissimo, e se s'incazza distrugge tutto e tutti. Meglio, quindi, non farlo arrabbiare. A riprova di questo, Mosè ricorda continuamente come il Signore abbia manifestato la sua potenza sterminando il faraone e il suo esercito, diventando fulmine e fuoco, o annientando i nemici del suo popolo.
Secondo: chi ubbidisce in tutto e per tutto a Dio, avrà ogni bene. Chi sgarra, sarà severamente castigato. Mosè ricorda come più e più volte Tatadìo sia intervenuta per punire il suo popolo capriccioso. A farla tornare non ci vuole niente: "State bene attenti - avverte il patriarca - perché è in gioco la vostra stessa vita: non dovete perdervi a fare statue che rappresentino un dio sotto forma di uomo o di donna, e neppure sotto forma di un qualunque animale". Basti per tutte la lezione del Vitello d'Oro.
Terzo: se incontrate un popolo che adora un altro dio, cancellatelo dalla faccia della terra. La compassione e la tolleranza sono concetti estranei al Signore dell'Antico Testamento. Sulla strada che li porterà alla Terra Promessa, gli israeliti si imbatteranno ancora in sette popoli: Ittiti, Gergesei, Amorrei, Cananei, Perizziti, Evei e Gebusei. Dio non vuole perdere tempo in complicati tentativi di convivenza pacifica: "Dovrete sterminare tutti questi popoli: non farete alleanza con loro e non ne avrete pietà! Non dovrete imparentarvi con loro: non lascerete che le vostre figlie sposino i loro figli e non darete in moglie ai vostri figli le loro figlie. Altrimenti farebbero allontanare i vostri figli dal seguire me, e i vostri figli adorerebbero altri dei. Il Signore andrebbe in collera contro di voi e vi distruggerebbe senza esitare. Al contrario, con loro vi comporterete così: distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri e brucerete le statue dei loro dei".
Lasciate perdere le carote, tenete pronte cataste di bastoni.

martedì 10 gennaio 2012

Bandius!

Bandius! per gli assassini involontari
nelle città-rifugio dei Leviti
Pillola di antropologia culturale. Quand'ero piccolo, dalle mie parti (provincia di Vicenza), tra bambini si giocava ancora nei cortili o sulle strade interne dei quartieri residenziali a Prendersi: un bambino, per sfiga congenita, all'inizio del gioco ce l'aveva - che cosa di preciso avesse, a dire il vero, non si è mai capito, ma doveva essere qualcosa di riprovevole, tipo una malattia... - e per passarla doveva rincorrere gli altri bambini e arrivare a toccarli gridando "Tua!". Il bambino toccato a quel punto ce l'aveva, ed iniziava a sua volta a rincorrere gli altri, mentre il primigenio impuro diventava di colpo libero ed in fuga dal nuovo untore. Ora, dopo ore di corse, poteva ben capitare che a qualcuno mancasse il fiato. Il codice comune consentiva a ogni bambino di incrociare le dita, gridare "Bandius!" (possibili varianti: Sbandius! e Ali-Bandius!, bastava spostarsi di qualche chilometro in un altro paese) per invocare una pausa di qualche minuto: finché teneva le dita incrociate, quel bambino era intoccabile. Il tempo di rifiatare, poi si ricominciava a scappare, allegri e sudatissimi.
Una variante evoluta del gioco era "Alto-Terra" (a seconda della variabile linguistico-geografica di cui sopra, la la denominazione poteva diventare "Alto-Basso"). Questa era possibile nel caso in cui ai bordi del cortile o della strada dove si giocava, ci fosse un muretto, un marciapiede, o comunque un piano rialzato. Chi ce l'aveva, poteva rincorrere e toccare gli altri solo mentre scorrazzavano a livello del suolo; per rifiatare ed essere momentaneamente in salvo, anziché incrociare le dita gridando parole magiche, era sufficiente salire sul piano rialzato.
Ora, perché questo lungo pippone sulle attività ludiche dei bimbi vicentini negli anni Ottanta?
Perché scopro adesso, con un pizzico di sincera emozione, che "Alto-Terra" era un gioco molto serio e considerato anche tra gli adulti israeliti, che confermano di prendere spesso come riferimento per le loro leggi i giochi infantili, come già dimostrato con la pratica del capro-espiatorio, chiaramente derivata dal Nascondino. Il capitolo 35 dei Numeri, infatti, ci parla delle sei città-rifugio affidate ai Leviti, pensate apposta per consentire, a chi avesse commesso un omicidio involontario, di fuggire ed essere momentaneamente in salvo dalla vendetta del parente dell'ammazzato.Il fatto che servissero ben sei città specificamente dedicate a questo, mi lascia intuire che gli omicidi non intenzionali fossero piuttosto frequenti tra gli ebrei.
Il Signore stesso spiega a Mosè: "Può anche capitare che qualcuno causi la morte di un altro con una spinta data senza cattiveria, incidentalmente, oppure colpendolo con un oggetto, ma senza farlo apposta. Qualcuno può far cadere addosso a una persona, senza averla vista, una pietra che può causare la morte e di fatto lo uccide". Sei città piene di gente così? Sbadati, maldestri e con seri problemi agli apparati motori e visivi, questi israeliti...
Comunque, se in caso di omicidio volontario la legge prevede che "l'uomo incaricato di vendicare la vittima dovrà uccidere l'assassino, appena lo troverà", in caso di omicidio involontario il maldestro colpevole può invece  scappare in una delle città-rifugio: lì sarà in salvo, proprio come un bambino che abbia gridato "Bandius!" o sia salito in "Alto". Attenzione, però: deve rimanere lì fino a quando muore il Sommo Sacerdote. "Se lascia i confini della città-rifugio e l'uomo incaricato di vendicare la vittima lo trova, potrà ucciderlo senza rendersi colpevole di omicidio".
Meglio rimanere al sicuro assieme agli altri killer involontari e imbranati. A patto, ovviamente, di tenersi ben alla larga dai cantieri edili di quelle città. Bandius forever.

giovedì 15 dicembre 2011

Promesse da marinaie

Una tipica donna israelita
Ci si può fidare della promessa di una donna? Dio non ne pare particolarmente convinto: il sospetto è che se la sia legata al dito ancora ai tempi di Eva, la mangiamele proibite a tradimento che ci ha fatti sfrattare dal Paradiso Terrestre.
Ecco perché, d'autorità, il Signore decide che le promesse delle donne valgono solo fino al parere contrario dell'uomo che le ha in "tutela": se il maschio dispone diversamente, la promessa di una femmina decade all'istante.
La norma è esplicitata con tanto di esempi pratici al capitolo 30 dei Numeri: "Supponiamo invece questo caso: una ragazza, che vive ancora in casa di suo padre, fa una promessa al Signore o si impegna a qualche rinunzia. Se suo padre non le fa obiezioni quando viene a saperlo, allora essa deve mantenere i suoi impegni. Ma se, al contrario, il giorno stesso che ne è informato, il padre si oppone, allora tutte le sue promesse e i suoi impegni non hanno più valore. Il Signore riterrà la ragazza sciolta dal suo obbligo, perché suo padre le ha impedito di mantenere le sue promesse".
L'identico discorso vale per una fanciulla che faccia una promessa e poi si sposi (se il voto della neo-moglie non sta bene al neo-marito, si autodistrugge all'istante come un messaggio segreto per James Bond), e a maggior ragione per una moglie che s'impegni a fare o non fare qualcosa all'insaputa del marito. Le promesse delle donne israelite, dunque, sono per legge delle promesse da marinaie, in balia dei maremoti che possono essere provocati dai pensieri tempestosi del loro uomo: solo a lui Dio concede l'autorità per lasciarle galleggiare o farle affondare.
Se non altro il maschio, dal momento in cui viene a conoscenza dell'esistenza del voto, ha meno di 24 ore di tempo per pensarci: se non si esprime entro la fine di quel giorno, la promessa della donna rimane valida.  Un "diritto di recesso" piuttosto breve, direi: oggi perlomeno abbiamo 7 giorni lavorativi  per decidere di rispedire al mittente le sei confezioni di pillole superdimagranti o il set da 36 coltelli miracolosi acquistati d'impulso guardando una televendita...
C'è comunque un'eccezione che consente alla donna di essere libera e padrona delle sue promesse: basta che sia vedova o divorziata. Una volta di più, molto meglio sole, che male accompagnate.

venerdì 26 agosto 2011

Holy Rasta

I capelli lunghi sono il segno
di chi si consacra a Dio
A Dio piacciono i capelloni, e non è una novità. Tutte le rappresentazioni iconografiche propongono Gesù - il Figlio Unigenito - immediatamente riconoscibile per lo stile scanzonatamente trasandato, degno di un hippie del flower-power. Lo stesso Dio Padre è sempre rappresentato con un groviglio di barba e capelli canuti da fare invidia a Capitan Findus.
Già nel Levitico il Signore aveva espressamente raccomandato agi israeliti di non eccedere con forbici e rasoio. Ora, nel sesto capitolo dei Numeri, l'astensione dal taglio dei capelli diventa l'elemento che distingue le persone che decidono di consacrarsi a Dio per un periodo determinato di tempo: nel testo biblico, tali uomini e donne vengono indicati come nazirei (vocabolo a me prima del tutto ignoto, ma che senza dubbio avrei creduto si riferisse a nazisti colpevoli di un crimine).
Il comandamento per un nazireo è chiarissimo e inequivocabile: "Egli è consacrato al servizio del Signore: dovrà quindi lasciar crescere liberamente i capelli fino al termine del periodo fissato. [...] Egli appartiene al Signore e la sua capigliatura ne è il segno".
Ci può essere un imprevisto che in un solo attimo compromette mesi o addirittura anni di lunghissime ciocche fluenti, di barbe aggrovigliate come una foresta di mangrovie, di rigogliose cascate boccolute, di chilometriche"trecce forzate": la morte di qualcuno in presenza del nazireo. Ogni uomo o donna che si consacra a Dio, infatti, non deve avvicinarsi a nessun cadavere, compresi quelli della madre, del padre, di un fratello o di una sorella: questo lo renderebbe immediatamente impuro. Così - spiega il Signore - "se qualcuno muore improvvisamente accanto a lui, la sua capigliatura, segno della sua consacrazione, resta profanata. Dopo sette giorni egli dovrà compiere un rito di purificazione e radersi completamente il capo".
Segue l'immancabile sgozzamento di piccioni e agnelli. A quel punto, sarà come ripassare dal Via! a Monopoli: "ricomincerà da capo il periodo della sua consacrazione come nazireo. Il periodo precedente non conterà, perché è stato interrotto e profanato".
Solo alla fine del periodo di consacrazione predefinito, dopo il doveroso sacrificio rituale di svariati animali, vino, farina e focacce all'olio non lievitate, i capelli potranno essere definitivamente tagliati e il voto del nazireo risulterà compiuto e bene accetto a Dio.
Oltre a quelle del crine forzatamente lungo e della lontananza obbligatoria dai cadaveri, il Signore indica solo un'altra regola per chi si vuole consacrare a lui: "Non dovrà bere né vino, né alcolici, né birra, né bevande prodotte con il succo dell'uva, anzi non potrà mangiare né uva fresca né uva passa. Per tutta la durata della promessa non dovrà mangiare niente di quel che proviene dalla vite, nemmeno acini acerbi o bucce d'uva".
Niente forbici, niente cadaveri, niente uva e derivati. Tutto chiaro. Nessun problema, però, per quanto riguarda la marijuana e i suoi derivati. E se i rasta jamaicani fossero in realtà israeliti molto abbronzati e molto osservanti?

mercoledì 17 agosto 2011

Gelosia, gelosia canaglia

Meglio tenere sotto controllo
la gelosia di un marito tradito...
Un marito tradito è come un toro ferito: le sue corna diventano armi potenzialmente letali. Forse proprio per evitare reazioni fatali e incontrollabili, nel libro dei Numeri (capitolo 5) Dio impartisce a Mosè disposizioni precise su come si debba comportare un marito che sospetti di essere stato disonorato dalla moglie senza averne le prove.
Come capire se la moglie lo ha davvero tradito di nascosto, o se al contrario lei è innocente e il marito è vittima di un'immotivata gelosia canaglia? Per prima cosa, ovviamente, si porta la donna al cospetto del sacerdote-giudice, senza dimenticare l'offerta di due chili di farina d'orzo. Il religioso provvede a togliere il velo alla presunta adultera, e tenendo in in mano un bicchiere di acqua amara le fa pronunciare un giuramento di automaledizione: "Se non è vero che un altro uomo ha avuto rapporti con te, quest'acqua amara non ti farà alcun male. Ma sarà diversamente se ti sei davvero disonorata - la ammonisce -. Il Signore ti castighi: ti renda sterile e faccia gonfiare il tuo ventre; i tuoi concittadini ti portino come esempio quando scagliano maledizioni! Quest'acqua di maledizione penetri dentro i tuoi intestini, faccia gonfiare il tuo ventre e ti renda sterile!".
"Amen, avvenga come hai detto!", risponde la donna, e poi si beve l'acqua amara, dove nel frattempo è stato pure immerso un foglio che riporta lo stesso giuramento di maledizione in forma scritta.
Ora, non voglio mettere in dubbio l'efficacia del rito e dell'anatema. Temo però che talvolta si sia verificato un effetto collaterale imprevisto.
Si dà infatti il caso che alcune donne, dopo un tradimento realmente consumato, abbiano sì accusato un rigonfiamento del ventre; questo ingrossamento evidente e progressivo, tuttavia, non ha avuto come esito la sterilità invocata dalla maledizione sacerdotale, ma la nascita di un bel bimbetto, da taluni additato come figlio di buonadonna. Appellativo poco garbato - siamo d'accordo - ma nella circostanza tecnicamente appropriato.

martedì 2 agosto 2011

Tanti pesi e tante misure

L'equità non è una caratteristica
della legge del Levitico
La legge di Dio continua a rivelarsi imprevedibile, alternando disposizioni apparentemente sensate e condivisibili ad altre che lasciano basiti per iniquità e incomprensibilità (ma tanto, ormai, ci siamo abituati). Come il resto di questo libro - diciamocelo francamente, tutt'altro che appassionante - anche gli ultimi capitoli del Levitico sono caratterizzati da una caotica accozzaglia di prescrizioni.
Nel capitolo 25, il Signore raccomanda di lasciare riposare le terre coltivate per un anno intero ogni sette: non si deve seminare nulla, ma raccogliere solo ciò che il terreno produce spontaneamente. Vallo a spiegare all'assemblea di Confagricoltura, e vedi se riesci ad evitare la lapidazione.
Un anno ancora più speciale è quello che ricorre ogni volta che si compiono sette cicli di sette anni: ogni cinquantesimo anno, infatti, viene indetto il Giubileo, ovvero l'Anno della Liberazione. Anche per quell'anno, e che ve lo dico affa', le coltivazioni sono bandite; in più, ogni terra che precedentemente sia stata oggetto di compravendita, può essere riscattata dal proprietario originario ad un prezzo predefinito ed equo; lo stesso vale per le case, a patto che non siano situate in città fortificate (in questo caso, non si capisce perché, restano a chi le ha comprate). Il concetto è che la terra e le abitazioni non sono proprietà delle persone: appartengono a Dio, che le ha concesse originariamente ad una famiglia, la quale a sua volta può cederla ad altri, ma solo temporaneamente, perché ad ogni Giubileo è come se tutto si riazzerasse. Altro giro, altra corsa.
L'altalena fra giustizia e ingiustizia prosegue serrata. Registriamo con piacere che la schiavitù è di fatto proibita tra gli israeliti: "Quando uno dei vostri connazionali, caduto in miseria, dovrà vendersi a voi come schiavo, non fatelo lavorare come schiavo, ma trattatelo come un salariato [...] fino all'anno del Giubileo. Allora sarà reso libero, insieme con i suoi figli; rientrerà nella sua famiglia e ritornerà in possesso dei suoi terreni". Peccato che non ci sia alcuno scrupolo o rimorso di coscienza civile per quanto riguarda i forestieri, anzi: "Se avete bisogno di schiavi o di schiave, procuratevene presso le popolazioni straniere che vi circondano. Potrete anche acquistarne tra i figli degli stranieri che risiedono nel vostro paese o tra i membri delle loro famiglie nati sul posto. Essi vi apparterranno. Più tardi, li lascerete in eredità ai vostri figli, perché essi ne abbiano la proprietà a loro volta. Voi potrete conservarli come schiavi per sempre". Gli uomini, all'occhio di Dio, non sono di certo tutti uguali.
Allo stesso modo, poco oltre, se da un lato siamo piacevolmente sorpresi nel sentire il Signore smentire lo stereotipo dell'ebreo usuraio ("Quando uno è caduto in miseria e non può tener fede ai suoi impegni nei vostri riguardi, voi dovete venirgli in aiuto. Agirete così anche verso uno straniero che abita nella vostra terra. Non gli chiederete interessi di nessun genere"), dall'altro nei paragrafi conclusivi scopriamo che i sacerdoti, al contrario, sono quasi istigati allo strozzinaggio. Se infatti un campo, una casa, una bestia o una persona sono stati consacrati al Signore, cioè ceduti al sacerdote custode del tempio perché ne disponga come meglio crede, il proprietario originario per riscattarli deve pagare un quinto in più della somma fissata dal sacerdote, che applica dunque una modica cresta del 20%. Una vera e propria IVA ante litteram, alla faccia del tasso agevolato. A Dio, tramite il sacerdote, spetta anche un decimo di tutti i raccolti e di tutto il bestiame. E noi che storciamo il naso per l'8 per mille...
Il Levitico, terzo testo biblico, è così compiuto. Vediamo cosa ci riserverà il libro dei Numeri

mercoledì 27 luglio 2011

Am(mazz)atevi l'un l'altro

Il primo bestemmiatore fu lapidato
Che il Dio dell'Antico Testamento sia un tantino permaloso, è ormai un fatto assodato: fin dai tempi di Adamo ed Eva, infatti, il Signore si è dimostrato severissimo - spesso spietato - nel punire chi ha disatteso le sue disposizioni.
C'è appena il tempo di allentare un po' la tensione nel capitolo 23 del Levitico, nel quale Dio presenta l'elenco delle feste in cui ci si deve astenere dal lavoro: riposo assoluto e celebrazioni religiose sono fissate dal calendario per ogni sabato, oltre alle grandi festività che cominciano con la Pasqua e il giorno dei Pani senza Lievito (la Pasquetta dell'epoca). Festa anche per il Primo Covone (per l'occasione, oltre al solito agnello, finisce bruciato nel fuoco sacro anche un litro e mezzo di vino), la Mietitura, il Giorno del Ricordo, il Grande Giorno del Perdono dei Peccati (coincide con il Capodanno), e la Festa delle Capanne una sorta di campeggio di massa: per una settimana, tutti tornano a vivere nelle capanne, come i primi israeliti nel deserto).
Con il capitolo 24, però, ecco che le feste sono subito dimenticate e torna ad imporsi il Dio inflessibile e vendicativo, che proprio in questa occasione detta a Mosè la famosa legge del taglione: "Occhio per occhio, dente per dente".
Il casus destinato a costituire il precedente giuridico di riferimento per le generazioni future è quello del disgraziato e anonimo figlio della donna israelita chiamata Solemit. Il giovinotto, nel pieno di una lite, si lascia scappare una sciaguratissima bestemmia contro Dio (l'autore biblico resta opportunamente sul vago). Il blasfemo viene subito condotto da Mosè per essere sottoposto al giudizio del Signore, e non c'è bisogno di ascoltare avvocati o testimoni per giungere al verdetto inappellabile: "Chiunque insulta il nome del Signore deve essere messo a morte. Tutta l'assemblea d'Israele lo ucciderà gettandogli addosso pietre". Dio evidentemente quel giorno si sente ispirato in fatto di innovazioni giuridiche, quindi dispone subito anche il comma bis e il comma ter della nuova norma: "Se un uomo uccide un'altra persona, deve essere messo a morte. Se un uomo ferisce un'altra persona, gli si infliggerà la stessa ferita: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si renderà il male che ha fatto all'altro". A voler fare i cavillosi, queste due aggiunte non sembrano sensatamente connesse alla norma sulla bestemmia da cui derivano, ma nessuno dei presenti ha il coraggio di alzarsi e dire "Obiezione, vostro onore!". C'è da capirli.
Preso alla lettera, il testo fa davvero impressione. Difficile scorgere differenze sostanziali tra la legge divina e la legge mafiosa che impone la faida, la vendetta incrociata tra famiglie per i delitti di sangue: "Ammazzatevi l'un l'altro!". Fortunatamente, qualche secolo più tardi, a un tizio particolarmente ispirato è bastato togliere solo una sillaba per cambiare totalmente la prospettiva: "Amatevi l'un l'altro!". Non so a voi, ma a me suona molto meglio.

venerdì 22 luglio 2011

Il Prete Bello

Puri e belli: Dio, i sacerdoti, li vuole così
Come abbiamo già avuto modo di vedere (in particolare qui e qui), tra i primi israeliti il ruolo del sacerdote, assieme agli onori, comporta una serie di oneri ed 'effetti collaterali' non indifferenti.
Non tutti sono degni di servire Dio, anzi: il Signore si sceglie i suoi uomini di fiducia attraverso una cernita accuratissima, che per alcuni versi ricorda la selezione eugenetica della 'pura razza ariana' perseguita millenni dopo da un certo Hitler. La Storia sa essere crudelmente ironica.
Nel capitolo 21 del Levitico Dio è chiarissimo al riguardo: "Nelle future generazioni, nessuno dei tuoi discendenti colpito da un difetto fisico sarà autorizzato ad avvicinarsi all'altare per offrirmi un sacrificio. Nessun infermo è ammesso a questo servizio: né cieco, né zoppo, né un uomo sfigurato o deforme, né un uomo colpito da una frattura a una gamba o a un braccio, né un gobbo, né un nano, né chi abbia una macchia nell'occhio o la scabbia o piaghe purulente o sia difettoso nei genitali".
A dirla con Goffredo Parise, insomma, il Signore esige per forza un Prete Bello, che se poi ha la fortuna di divenire Sommo Sacerdote è anche obbligato a preservare la purezza della sua genealogia: "Dovrà scegliere per moglie una ragazza della sua parentela, per non introdurre una discendenza profana nella sua famiglia". Un monito specifico riguarda la figlia del sacerdote, che non può cullare il sogno di arricchirsi con l'arte più antica del mondo: se si prostituisce, infatti, deve essere bruciata viva. Il gioco non vale la candela che appiccherà quel rogo.
Coerentemente, il sacerdote puro dovrà sacrificare sempre e solo animali altrettanto puri. Ecco perché nel capitolo 22 Dio ricorda che le bestiole da immolare sull'altare devono essere scelte tra i bovini, le capre o le pecore, rigorosamente maschi e senza difetti: "Non offrite dunque nessun animale cieco, storpio, mutilato, colpito da verruche o da una malattia della pelle [...]. Non offrite mai un animale che abbia i testicoli ammaccati, o schiacciati o strappati o tagliati".
Sarei curioso di capire come si riconosce tecnicamente l'ammaccatura di un testicolo, ma credo che rimarrò con il dubbio.

giovedì 14 luglio 2011

Buoni o cattivi

Obblighi e divieti: Dio ne ha per tutti
Buoni o Cattivi, non è la fine. Prima c'è il Giusto o Sbagliato da sopportare.
Non ho idea se Vasco abbia mai iniziato a sfogliare il Levitico, ma credo che gli sarebbero saltati i nervi dopo tre righe. Se poi, per qualche strano motivo, avesse tollerato la lettura fino ai capitoli 19 e 20, immagino una crisi isterica in piena regola. Arrivato a questo punto, infatti, Dio dà una decisa accelerata nell'esporre il suo interminabile elenco di norme a Mosè: una mitragliatrice inesorabile che spara divieti e obblighi a ripetizione, senza pietà per chi trasgredisce né per la pazienza del lettore medio contemporaneo.
C'è dentro davvero un po' di tutto, dai comandamenti già esposti sul Sinai a prescrizioni relative alle più disparate circostanze. Provo ad isolare quelle che mi hanno suscitato un certo interesse:
- Non costruitevi divinità in metallo fuso. Dopo il casino del Vitello d'Oro, credo che non passasse per l'anticamera del cervello a chiunque fosse dotato di un minimo di buon senso. Aspiranti suicidi a parte, ovviamente.
-Quando mieterete, non taglierete le spighe che sono ai bordi dei campi e non tornerete a raccogliere le spighe rimaste sul campo. Non passerete neppure a raccogliere, nei vostri vigneti, i grappoli dimenticati o gli acini caduti a terra. Li lascerete per i poveri e per gli stranieri. Ma allora lo vedi, Dio, che sai anche essere davvero buono e generoso quando ti ci metti? La conferma arriva poco oltre, quando per la prima volta si trova il comandamento che sarà tanto caro, diversi secoli più tardi, a un certo Gesù: ciascuno di voi deve amare il suo prossimo come se stesso. Basterebbe questo, e saremmo a posto tutti.
- Non insultate un sordo e non mettete ostacoli davanti a un cieco. Come ho già avuto modo di dire riguardo al notevole fermento sessuale che si registrava tra gli israeliti, penso che c'entri molto l'assenza di passatempi: bisognava pure trovare il modo per ammazzare le ore e ravvivare le feste, no? Immagino le matte risate...
- Non accoppiate, tra i vostri greggi, due bestie di specie diversa; non seminate nei vostri campi due sementi differenti; non portate vestiti di due materie diverse. Oggi mi salvo: 100% cotone dalle mutande alla t-shirt. D'inverno temo di accumulare ogni giorno lunghi anni di dannazione.
- Non praticate né la magia, né la divinazione. Divino Otelma, sono tutti cazzi tuoi (anzi, Vostri).
- Non tagliatevi in tondo i capelli ai lati del capo e non rasatevi la barba dai lati. Ecco spiegati i boccoli fluenti, le basette e le barbe folte dei rabbini da immaginario collettivo.
- Non fate segni di tatuaggio sulla vostra pelle. Peccato, Fabrizio Corona: e dire che per il resto te l'eri cavata benino...
- Non disonorate le vostre figlie spingendole alla prostituzione sacra. Le note non mi aiutano. "Prostituzione sacra": questo sì che è un ossimoro coi fiocchi, la mia professoressa del liceo sarebbe contenta.
- Quando uno straniero si stabilirà nella vostra terra, non opprimetelo; al contrario, trattandolo come se fosse uno dei vostri connazionali, dovete amarlo come voi stessi. Quanto a integrazione, erano più evoluti loro migliaia di anni fa di quanto non lo siamo noi oggi.
Eppure, appena un paio di paragrafi oltre, si ritorna in un'era di brutale arretratezza per quanto riguarda le punizioni connesse al sesso. Chi infatti si macchia di un rapporto proibito tra quelli già illustrati in precedenza, a seconda dei casi viene condannato a morte (fine particolarmente cruenta tocca al triangolo marito-moglie-madre della moglie, per il quale tutti e tre i colpevoli verranno bruciati vivi), oppure alla pubblica gogna, o ancora a morire senza figli.
Per oggi basta così. Ma prima di terminare il Levitico, per dirla con Vasco, ci sarà ancora qualche pagina di Giusto o Sbagliato da sopportare.

sabato 9 luglio 2011

Le relazioni pericolose

Questo sì, questo no:
il sesso come piace a Dio
Che gli israeliti e gli altri popoli dell'epoca fossero sessualmente irrefrenabili, birichini, promiscui,  infedeli e sostanzialmente privi di tabù, lo abbiamo già capito più volte leggendo la Genesi (se avete qualche dubbio o curiosità al riguardo, date pure un occhio qui, quiquiqui e qui).
Del resto, senza sport, giornali, libri, cinema, radio, computer o televisione, bisognava pur divertirsi in qualche modo. Dio però pare averne abbastanza di vedere il suo popolo progredire nella scienza dell'accoppiamento casuale, acrobatico e sperimentale, quindi fissa una serie di paletti invalicabili. Così, dopo avere ribadito nel capitolo 17 del Levitico che è assolutamente vietato mangiare il sangue (il primo avvertimento in questo senso lo aveva già dato alla fine del diluvio), nel capitolo 18 scende nei dettagli per spiegare quali frequentazioni sessuali vanno bollate come perversioni assolutamente proibite.
Inizia il lungo periodo clandestino per gli appassionati dell'incesto, che pure finora avevano vissuto un'era di allegra spensieratezza. La pacchia è finita, amici cari: "Non dovete disonorare vostro padre mediante relazioni con vostra madre, perché così disonorate anche lei". Ineccepibile. Noi contemporanei avremmo piuttosto qualcosa da ridire sul divieto seguente, che conferma la diffusa pratica della poligamia, già incontrata ad esempio con l'harem di Giacobbe: "Non dovete avere relazioni con un'altra donna di vostro padre: sarebbe questa un'offesa all'onore di vostro padre".
Vengono dichiarate fuorilegge anche le relazioni con le sorellastre, le nipoti, le figlie di un'altra donna del padre, le sorelle della madre, le zie paterne, le nuore, le cognate.
Nessuna parola riguardo alle cugine, quindi dateci pure dentro - ma sceglietevele bone.
Occhio però alle "combinazioni" vietate: se vi date ai piaceri della carne con una donna, scordatevi la doppietta con sua figlia o sua nipote "perché esse sono parenti prossimi, e questo sarebbe una pratica immorale". E' proibito anche farvi un giro con la sorella di vostra moglie - ma Dio tiene a sottolineare che il divieto vale solo "fintanto che è viva, perché ciò rischierebbe di provocare delle liti": queste donne nevrotiche che se la prendono per ogni sciocchezza...
Arriva inesorabile la mannaia per i gay maschi: "Non dovete avere relazioni sessuali con un uomo come si hanno con una donna: è una pratica mostruosa". Sembrano salve, al momento, le lesbiche.
Game over, infine, per gli amanti degli animali (e non intendo quelli con la tessera del WWF): "Non dovete avere relazioni con una bestia, perché questo vi renderebbe impuri; così nessuna donna deve accoppiarsi con un animale: è una perversione".
La lista nera si ferma qui. Cosa succederà a chi trasgredisce? Non è chiarissimo, ma la minaccia di Dio suona piuttosto inquietante: "Le genti che hanno abitato il territorio prima di voi hanno commesso queste azioni vergognose, e la loro terra è diventata impura. Non rendetela di nuovo impura, affinché essa non vi vomiti, come ha vomitato i vostri predecessori". Fatico a immaginare cosa capiti concretamente quando si viene vomitati dalla terra, ma nel dubbio vedo di trombare sempre e solo in maniera divinamente lecita.

venerdì 24 giugno 2011

Di lebbra, di muffe e di altre schifezze

Impuro! Impuro!
Oltre a fungere da macellai, i sacerdoti israeliti sono anche gli ispettori sanitari della comunità. Tocca a loro infatti esaminare pustole, piaghe e simpatiche crosticine che compaiono sulla pelle della gente, ma anche valutare la muffa che fa capolino sui vestiti o si insinua tra i muri delle case. Dio ne presenta un dettagliato campionario con le relative 'istruzioni per l'uso' nei capitoli 13 e 14 del Levitico.
Lo spauracchio maggiore è rappresentato dalla lebbra, malattia estremamente grave e contagiosa. Ecco perché ogni volta che su qualcuno viene notata un'escrescenza cutanea insolita, la priorità assoluta è accertarsi che non si tratti di lebbra: i segni di riconoscimento di una cicatrice lebbrosa sono il colore bianco-giallastro, l'insorgenza di peli bianchi e la formazione di ulcere. Insomma, una meraviglia. Il sacerdote deve valutare i potenziali malati sempre una prima volta e poi una seconda, a una settimana di distanza, per determinare con certezza se sono puri o impuri.
Dio - bontà sua - specifica espressamente che "quando un uomo perde i capelli e diventa calvo, resta puro. Se perde i capelli sul davanti e ha la fronte calva, resta ugualmente puro". La lettura della Bibbia può essere consolatoria.
Ma cosa succede, invece, a chi ha la sfiga di essere lebbroso e dichiarato impuro? "Deve portare vestiti strappati, stare a capo scoperto e coprirsi la parte bassa del viso; egli deve gridare 'Impuro! Impuro!'. Egli è impuro per tutto il tempo durante il quale è colpito dal suo male; per questo dovrà abitare da solo, fuori dall'accampamento". Vade retro lebbroso.
Se il destino vuole che, abbandonato a se stesso, il disgraziato riesca chissà come a guarire, potrà essere purificato e riammesso nella comunità attraverso un rito lungo e complicato, che prevede lo sgozzamento di un uccello e di tre agnelli. Per rendere l'idea, basti leggere i passaggi iniziali: "Il sacerdote fa sgozzare uno degli uccelli al di sopra di un vaso di terracotta contenente acqua di sorgente. Prende l'uccello vivo, il legno di cedro, il panno scarlatto e il ramo di issopo e li immerge, con l'uccello vivo, nel sangue dell'uccello sgozzato. Poi fa sette aspersioni sull'uomo". Se vi siete preoccupati per il destino dell'uccello vivo immerso nel sangue del suo consimile, state sereni: verrà liberato. L'uomo deve quindi radersi tutti i peli e i capelli, viene nuovamente asperso con olio e sangue in punti specifici del corpo (lobo dell'orecchio destro, pollice della mano destra, alluce del piede destro), e solo dopo aver sacrificato tre agnelli è dichiarato puro. Chissà se gli è mai passato per la testa Si stava meglio quando si stava lebbrosi.
Per quanto riguarda la comparsa di muffe su vestiti o abitazioni, al proprietario conviene trovare il modo di farle sparire entro una settimana. Se infatti al secondo controllo del sacerdote le muffe sono ancora là, il vestito deve essere bruciato e la casa rasa al suolo.
Niente soluzioni drastiche: siamo israeliti.

lunedì 20 giugno 2011

Son tutte impure le mamme del mondo

La donna che partorisce è impura.
I figli sono forse 'piccoli diavoli?'
Son tutte belle le mamme del mondo quando un bambino si stringono al cuor, cantava Gino Latilla, trionfatore a Sanremo nel 1954: uno zuccheroso elogio alla fecondità delle mamme italiane, che all'epoca sfornavano una media di 2,33 pargoli a testa contro gli 1,40 di oggi.
Ai tempi del Levitico, il ritornello suonava un tantino differente: Son tutte impure le mamme del mondo, testo scritto da Dio e interpretato da Mosè nel capitolo 12, dove ci viene spiegato chiaramente che ogni donna, partorendo, diventa "impura come se avesse le mestruazioni".
Per capire meglio cosa comporti, sbircio rapidamente il capitolo 15: "Impurità sessuali della donna".
"Quando una donna ha le mestruazioni ed esce sangue dal suo corpo, è impura per una settimana. Chi la tocca resta impuro fino a sera. Ogni letto in cui si corica e ogni sedia sulla quale siede diventa impura. Chi tocca questo letto o questa sedia deve lavarsi i vestiti, fare un bagno e resterà impuro fino a sera. Se un oggetto si trova sul letto o sulla sedia in cui essa si è appoggiata, chiunque tocca quell'oggetto è impuro fino a sera". Altro che superassorbenti con le ali per essere libera e felice come una farfalla, andare a cavalcioni sulla moto, lanciarsi con il paracadute e fare la ruota durante il saggio di danza ritmica: vade retro, femmina sanguinolenta!
Ma torniamo alle prescrizioni specifiche riservate alle puerpere, che dunque tanto per cominciare sono intoccabili e inavvicinabili da chiunque (i neopapà hanno una scusa buona per tirare tardi all'osteria). Nella loro condizione immonda, le neomamme ovviamente non sono ammesse al santuario, né possono toccare un qualunque oggetto sacro.
Curiosamente, l'impurità ha una scadenza diversa a seconda che il neonato sia maschiofemmina: un bimbo renderà la mamma impura per sette giorni prima della sua circoncisione (ottavo giorno), più altri trentatré giorni successivi al taglio del prepuzio; una bimba invece raddoppierà i tempi (due settimane più altri sessantasei giorni). Il detto Auguri e figli maschi potrebbe essere stato coniato come formula propiziatoria tra le donne israelite?
Una volta completato il periodo di quarantena prescritto, la mamma per tornare pura deve portare al sacerdote un agnello di un anno, più un piccione o una tortora per immolarli nel sacrificio di perdono; se è povera e non può permettersi un agnello, può sostituirlo con un altro piccione o un'altra tortora.
Faccio fatica a capire: ma dopo aver portato un figlio in grembo per nove mesi, averlo partorito con dolore, ed essere stata messa al bando - nel migliore dei casi - per quarantuno giorni, di che cosa dovrà chiedere perdono questa povera mamma?

giovedì 16 giugno 2011

Una dieta bestiale

Niente maialino arrosto per gli ebrei.
In alternativa, provate pure le locuste...
Fin dall'inizio Dio ci ha ampiamente dimostrato di essere intransigente e severo in fatto di regole, ormai abbiamo capito l'antifona. Però privarci di delizie culinarie come il panino con la porchetta o il polpo con le patate mi pare davvero una crudeltà.
Purtroppo il capitolo 11 del Levitico parla chiaro: ci sono animali puri e animali impuri. E quelli impuri non si può manco toccarli, figurati mangiarli...
Due elementi fondamentali per distinguere gli animali proibiti sono l'unghia e lo stomaco, da considerare rigorosamente in accoppiata: si possono mangiare quelli che hanno l'unghia divisa da una fessura e che al contempo ruminano, mentre vanno evitati come la peste quelli che hanno soltanto unghie divise o che soltanto ruminano.
Messa così la regola non è chiarissima, quindi il Signore - nella sua infinita bontà - ci fornisce una serie di esempi pratici: non sognatevi nemmeno di mangiare un cammello (volevamo dirti, Dio: e chi mai se lo sognerebbe?), ma nemmeno un iràce (ammesso che scopriate cos'è - vi facilito il compito: una specie di coniglio che si trova in Africa e Medioriente); scordatevi anche due grandi classici della cucina come la lepre (no, le pappardelle no!...) e il maiale (Homer Simpson a questo punto preferirebbe morire).
Se siete amanti del pesce, dovete accontentarvi di quelli che hanno pinne e squame. Fossi ebreo levitico-osservante, sarei dunque costretto a dire uno straziante addio al mio amatissimo polpo - a cominciare dall'impareggiabile sagra annuale di Tellaro (La Spezia) - ed evidentemente anche a cozze, vongole, scampi e deliziosa compagnia bella. "Dovete avere orrore di essi: non mangiatene la carne ed evitate ogni contatto con i loro cadaveri", rincara la dose Dio. Per i mitilicoltori si spalancano le porte dell'inferno.
Se avete in programma un tour nei Paesi Orientali, con tanto di assaggi di specialità tipiche, occhio agli insetti: godetevi pure gli spiedini di locustegrilli cavallette, ma sono le uniche eccezioni ammesse tra le bestiole alate e che camminano su quattro piedi, per il resto assolutamente proibite. Tra gli animaletti terrestri, vietato papparsi talpe, topitoporagni, lucertolegechiramarri e camaleonti, e qualunque bestiola che strisci sulla terra.
Va da sé che se uno qualsiasi degli animali proibiti entra in contatto con un vestito, un oggetto o con l'acqua, l'impurità e l'intangibilità si trasmettono immediatamente.
Curioso l'elenco degli uccelli impuri: dentro ci ritroviamo la nobile aquila, gli sconosciuti alcione,  ossifraga e aquila di mare, ogni specie di falco, corvo e sparviero, lo struzzo (con buona pace di Will E. Coyote), i "cugini" gufo & civetta, ma anche ibis, cigno, airone, pellicano, gabbiano, folaga, upupa e financo il pipistrello (ebbene sì, caro Ozzy Osbourne: ti sorprenderà, ma anche tu sei un peccatore). Nessun riferimento a passeri e allodole: almeno lo spiedo di polenta e osèi è salvo. Ma quale sarebbe la rinuncia culinaria più dolorosa per voi? Potete indicarla  utilizzando il sondaggio che trovate sulla colonna a destra dello schermo.

lunedì 13 giugno 2011

La tenda degli odori

Aria pesantuccia vicino
alla Tenda del Signore
La Tenda del Signore si poteva sicuramente riconoscere anche ad occhi chiusi. Bastava che fosse sottovento, e da lì si propagava a chilometri di distanza un inconfondibile olezzo: un piacevole mix di sangue rappreso, oliopane abbrustolito, interiora e grasso di animali bruciati.
Seguendo alla lettera le istruzioni di Dio, Mosè compie il cerimoniale per consacrare i primi sacerdoti, ovvero Aronne e i suoi quattro figli (Levitico, capitoli 8-10). I prescelti vengono cosparsi d'olio e del sangue di una serie di animali sgozzati e offerti in sacrificio, bruciandone le interiora e le parti grasse: per la precisione un toro e due montoni, più l'immancabile focaccia non lievitata. Il sangue e l'olio vengono aspersi anche in vari punti della tenda sacra e sulle vesti dei sacerdoti, che sono costretti a rimanere lì per sette giorni: "Rimarrete per sette giorni all'ingresso della tenda dell'incontro, giorno e notte, altrimenti morirete" - li ammonisce Mosè. Dati i precedenti, meglio prendere l'avvertimento sul serio.
Durante questa settimana, si prosegue senza interruzione con il 'barbecue sacro', che raggiunge il suo apice l'ottavo giorno, quando vengono immolati altri due vitelli, un agnello, un montone, un capro e un toro, con spargimento diffuso di sangue e olio e un gran falò di interiora e grasso. Alla fine Dio si manifesta in un'ultima fiammata poderosa che consuma tutto il cumulo di resti animali, tra le grida degli israeliti festanti.
Nadab e Abiu, neosacerdoti e figli di Aronne, proprio a questo punto però compiono un errore madornale. Non avranno modo di pentirsene. Pensando di fare cosa gradita a Dio - e, immagino, all'olfatto di tutti gli israeliti - decidono a questo punto di bruciare sull'altare un po' di profumo. Il Signore, che non lo aveva espressamente richiesto, dimostra di non condividere pienamente l'iniziativa, dando giusto un cenno di disapprovazione: sprigiona dal nulla un'enorme fiammata che li avvolge e li brucia vivi sul posto.
Mosè fa subito rimuovere i due cadaveri abbrustoliti dai cugini Misael e Alsafan, quindi rimbrotta Aronne e gli altri due figli che gli sono rimasti, Eleazaro e Itamar, perché evitino di peggiorare ulteriormente la situazione: "Non dovete stracciarvi le vesti in segno di lutto: attirereste su di voi la morte e su tutta la comunità d'Israele la collera del Signore".
Saggiamente, seguono il consiglio. Mosè li ammonisce inoltre di rimanere astemi: "Quando dovete entrare nella tenda dell'incontro, tu e i tuoi figli non bevete vino o bevande alcoliche se non volete morire. Questa è una prescrizione che voi e i vostri discendenti osserverete in ogni tempo".
Dati i primi esempi, immagino che gli israeliti non fecero a gara per ottenere la carica di sacerdote.

mercoledì 8 giugno 2011

Sacerdoti e macellai

I sacerdoti ai tempi di Mosè
erano anche abili macellai
La fine dell'Esodo me lo aveva fatto temere. L'inizio del Levitico me lo conferma: la lettura della Bibbia mi riserverà anche passaggi molto noiosi. In questo terzo libro non ci sarà spazio per i divertenti microracconti incontrati nella Genesi, né per la saga di un eroe che guida il suo popolo verso la libertà che ha dato l'impronta all'Esodo.
Mi ritrovo piuttosto di fronte ad una sorta di manuale di istruzioni, un dettagliatissimo elenco di regole, norme, prescrizioni che Dio espone personalmente a Mosè per tutti i 27 capitoli che compongono il testo. Certo che quei due stanno a parlarsi in privato un sacco di tempo: a Mosè sarà venuta una pelle da adolescente, grazie all'effetto-lifting descritto nell'Esodo.
I primi capitoli del Levitico (1-7) si soffermano con grande specificità sulla pratica dei sacrifici. E' chiaro che i sacerdoti devono necessariamente essere anche abili macellai: sono chiamati in continuazione a sgozzare tori, montoni, agnelli, vitelli, piccionitortore per rimediare alle colpe commesse da chiunque appartenga al popolo ebraico. Dio si sofferma con dovizia di dettagli sulle procedure: tra le varie indicazioni, spicca il fatto che debbano sistematicamente essere bruciate le parti grasse di ogni animale (Dio ha a cuore il colesterolo dei suoi fedeli), mentre il sangue va asperso su altari e vesti sacre con modalità ben definite (ad esempio si deve intingere il dito e poi toccare per sette volte la parte visibile dei tendaggi). Chi mangia parti grasse o sangue viene immediatamente bandito dalla comunità: non c'è trippa per gatti, ma neanche per gli israeliti.
Il lavoro dei sacerdoti non è senza ricompensa. A loro spettano infatti la pelle, il petto e la coscia destra di ogni bestia squartata e offerta a Dio.
Oltre ai sacrifici animali, sono previsti anche sacrifici vegetali, per i quali si devono bruciare diverse misture di farina, olio, incenso, grano o verdure a seconda dei casi. C'è addirittura una sorta di scala che fissa un sacrificio adeguato al reddito: chi non ha mezzi per procurarsi una pecora o una capra, potrà portare al Signore due tortore o due piccioni; se non può procurarsi nemmeno i volatili, potrà portare due chili di farina.
Dio non lo specifica, ma immagino che chi non riesce nemmeno a procurarsi la farina abbia senz'altro problemi vitali più pressanti che chiedere perdono per i propri peccati.

domenica 5 giugno 2011

Altrimenti ci arrabbiamo

Dopo il Vitello d'Oro,
gli ebrei devono rigare diritto
Ci sono colpe che non si perdonano facilmente. Il pasticciaccio brutto del Vitello d'Oro è una di queste: Dio se la lega al dito, e da quel momento in poi gli israeliti sono tenuti sotto strettissima sorveglianza. Al minimo sgarro, il Signore è pronto a punirli: "Adesso andate verso la Terra Promessa - ordina a Mosè nel capitolo 33 dell'Esodo -. Io vi indicherò la strada ma non camminerò in mezzo a voi, perché avete la testa troppo dura. Finirei per sterminarvi lungo la strada".
Dopo un avvertimento di questo tenore, ci sarebbe qualcosina da obiettare poco oltre, quando ricorda di essere "il Signore, il Dio misericordioso e clemente, paziente, sempre ben disposto e fedele, che conserva la benevolenza verso gli uomini per migliaia di generazioni e tollera le disubbidienze, i delitti e i peccati". Mosè, saggiamente, preferisce non fargli notare l'apparente incoerenza, e riceve di buon grado le due nuove Tavole della Legge, in sostituzione di quelle che aveva fracassato ai piedi del Sinai nel colmo dell'ira. Dopo altri quaranta giorni e quaranta notti di colloquio, l'anziano condottiero ritorna dalla sua gente, che lo accoglie piuttosto turbata: stare al cospetto di Dio gli provoca infatti un inatteso e straordinario effetto lifting, e "tutti gli israeliti notarono che la pelle della faccia era splendente ed ebbero paura di avvicinarsi a lui". Il vecchio prova a tranquillizzarli coprendosi con un velo (Paola Ferrari e Alba Parietti farebbero bene a prendere esempio...).
Per adempiere al volere divino senza attirarsi nuove ire funeste, Mosè a questo punto mette in atto per filo e per segno ogni istruzione definita per il culto: l'arca, gli altari, il santuario, il candelabro, le vesti vengono realizzati esattamente come prescritto, impiegando in totale qualcosa come 1.020 chili d'oro, 3.520 chili d'argento, 2.500 chili di rame, più un'offerta di altri 3.523 chili d'argento. Dove siano andati a recuperarli in così grandi quantità, resta un mistero. Una volta consacrati sia la tenda sacra, sia i sacerdoti, il lavoro è compiuto: Dio prende possesso della sua abitazione, manifestando la sua presenza sotto forma di nube durante il giorno, e di fuoco durante la notte.
Si chiude così l'Esodo, il secondo libro della Bibbia. Avanti, per chi lo vorrà, con il Levitico.

venerdì 27 maggio 2011

Nel boschetto della mia fantasia

Il Vitello d'Oro: un racconto degno
di Elio o dei Monty Python
Chissà se il boschetto della fantasia di Elio, popolato da quattro simpatici vitelli variamente accessoriati a livello degli zoccoli (piedi di balsa, piedi di spugna, piedi di cobalto, piedi tonnati), è stato in qualche modo ispirato dal capitolo 32 dell'Esodo.
Nota introduttiva: per chi non sapesse a che cosa mi riferisco - ma anche per chi volesse rinnovare 4 minuti di assoluto divertimento - si raccomanda la visione del video:

Di certo, la vicenda del Vitello d'Oro risulta tra le più divertenti e improbabili del testo biblico incontrato finora: una sequenza che potrebbe essere benissimo tratta da un film surreale/demenziale dei Monty Python.
Mosè, come sappiamo, è in campeggio forzato sul Sinai al cospetto di Dio ormai da quaranta giorni. Gli israeliti, senza guida, si sentono persi. Si rivolgono allora al "vice" di Mosè, il fratello Aronne, con queste testuali parole: "Costruisci un Dio che ci guidi, ormai non sappiamo che fine abbia fatto quel Mosè che ci ha portati fuori dall'Egitto". Nessuno che si sogni di andarlo a cercare, ci mancherebbe: davvero uno spirito di riconoscenza e di attaccamento commoventi.
Del resto, il buon esempio viene proprio da Aronne, che non si scompone minimamente: "Raccogliete gli anelli d'oro che le vostre mogli, i vostri figli e le vostre figlie portano agli orecchi e dateli a me". Tutta la gente si toglie gli anelli senza battere ciglio e li consegna ad Aronne.
Alcune deduzioni. Intanto, evidentemente gli orecchini per i giovani maschi erano di moda già all'epoca: ragazzi israeliti punkabbestia ante litteram? Poi, Aronne è un tipo scaltro: ha capito che per sembrare davvero influente agli occhi di Dio, deve sparare alto e reclamare oro. Infine, gli israeliti ci fanno la figura dei poveri vecchietti contemporanei turlupinati da sedicenti addetti alla riscossione delle bollette.
L'apice si tocca quando Aronne decide come utilizzare tutti i gioielli di famiglia requisiti: li fa fondere, fabbrica la statua di un vitello d'oro, prepara un altare e proclama il giorno successivo come festività sacra:"Israeliti, ecco il vostro Dio, che ci ha fatti uscire dall'Egitto!".
Ti aspetteresti che la folla inferocita lo assalisse per prenderlo a sacrosanti calci nel sedere gridando Aridàcce l'oro, buffone!. Macché: tutti si inchinano al Dio-Vitello e il giorno dopo compiono sacrifici, banchetti, riti e danze solenni. Non ci sono dubbi sul fatto che il quoziente intellettivo medio degli israeliti fosse comparabile a quello del vitello stesso. Che poi, dico: con tutti gli animali di un certo fascino, proprio un vitello dovevi andare a scegliere? Suggerite un Dio zoomorfo più indicato esprimendo una preferenza nel sondaggio (l'Area Sondaggi è al centro della colonna di destra).
Mosè a questo punto viene fatto scendere in tutta fretta dal Sinai da Dio, che nel colmo dell'ira vorrebbe sterminare tutto il suo popolo per poi ricreare una lunga discendenza a partire dal vecchio Mosè. Il patriarca, però, a 83 anni comprensibilmente non ha alcuna voglia di tornare a ingravidare schiave e cambiare pannolini, quindi convince Dio a soprassedere.
Ci penserà lui stesso a punire gli israeliti: incazzato nero, Mosè spezza ai piedi della montagna le tavole della legge scritte da Dio (una scusa comunque valida per liberarsi di quel peso inumano), riduce il vitello d'oro in polvere e lo fa bere sciolto nell'acqua a tutti. Esilarante la scena del confronto a muso duro con il fratello Aronne, che si giustifica negando qualunque responsabilità: "Sai bene come sono fatti... Volevano un Dio, io ho chiesto chi ha dell'oro, loro mi hanno portato gli anelli, io li ho buttati nel fuoco e ne è venuto fuori questo vitello". Così, da solo. Mosè neanche lo degna di una risposta: chiama a sé i Leviti che si professano fedeli al Signore, e ordina loro di sterminare tutti i colpevoli di adorazione aurovaccina, siano pure i loro figli o fratelli. Agli ordini. Vengono infilzati con le spade circa tremila ebrei;  Aronne tuttavia è incomprensibilmente risparmiato. Forse è giudicato incapace di intendere e di volere. O forse verrà castigato più tardi dallo stesso Orsetto Ricchione che nella fantasia di Elio punisce assai dolorosamente il menzognero Vitello dai piedi di balsa.