Pensieri in libertà di un lettore qualunque che un bel giorno ha deciso di provare a leggere il Libro dei Libri dall'inizio alla fine. Riflessioni poco serie su Dio e su personaggi, storie, curiosità, stranezze che si incontrano sfogliando un volume che quasi tutti possiedono e quasi nessuno ha letto
La nipotina Acsa e lo zio Otniel: un matrimonio ben assortito
L'amore carnale con una nipote, ai nostri giorni, non sarebbe propriamente considerato 'cosa buona e giusta' da parte di uno zio. Abbiamo già visto, però, che ai tempi della Bibbia riguardo all'incesto e alle relazioni familiari c'erano usi e costumi decisamente meno restrittivi. Una nuova riprova ci viene dal primo capitolo del Libro dei Giudici.
Le varie tribù del popolo d'Israele sembrano fare a gara per completare la conquista della Terra Promessa. Una vera e propria corsa a premi, con tanto di incentivi.
Caleb, della tribù di Giuda, mette in palio la mano - e a dirla tutta non solo quella - di sua figlia: "A chi assalirà e conquisterà la città di Debir, darò in sposa mia figlia Acsa".
Che, ovviamente, non ha alcuna possibilità di esprimersi in merito.
Chi sarà il fortunato? "La città fu conquistata da Otniel, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb, e Caleb gli diede in moglie Acsa". Sì, insomma: lo zietto, il fratello del padre, si piglia come sposa la nipotina. La quale, a questo punto, o è tanto bella che sarebbe un peccato doverla condividere con un'altra famiglia, o è tanto brutta che tutti gli estranei si guardano bene dal rischiare la pellaccia per sposarla. Fate voi.
Per quanto riguarda la dote, Otniel evita di chiedere alcunché al fratello: manda sempre avanti la nipotina-mogliettina, sperando che con i suoi occhioni dolci convinca il paparino a mollare qualcosa. Chiamalo scemo.
"Otniel aveva convinto Acsa a chiedere a suo padre un pezzo di terra. Il giorno delle nozze Acsa scese dall'asino e Caleb le domandò cos'altro voleva. Rispose: Fammi ancora un regalo. La terra che mi hai dato si trova in un luogo arido: lasciami qualche sorgente d'acqua. Allora il padre le regalò anche due sorgenti vicine al campo".
Le premesse di questo matrimonio mi sembrano ottime. L'autore biblico non ci racconta come prosegue.
Personalmente, sospetto che il giorno successivo Otniel si svegliò di buon mattino, piazzò la dolce Acsa sull'asinello, e la mandò ad arare ed irrigare quel pezzettino di terra che le aveva regalato il padre; nel frattempo lui rimase a casetta, intento ad arieggiarsi il deretano con il ventaglio.
Matrimoni obbligatori "in famiglia"
per le figlie ereditiere israelite
La via dell'emancipazione femminile, che si intravvede qua e là in questi primi libri della Bibbia, è tortuosa e irta di ostacoli.
Il Signore aveva appena concesso un'apertura significativa, disponendo che in mancanza di figli maschil'eredità potesse passare alle femmine, ma nel giro di pochi capitoli (al 36mo e ultimo dei Numeri) assistiamo ad una decisa marcia indietro.
I fratelli di Zelofcad, l'uomo senza eredi maschi, protestano vibratamente: "Se le sue figlie sposeranno un uomo di un'altra tribù d'Israele, la loro parte sarà staccata dalla nostra tribù e andrà ad aggiungersi al territorio della nuova tribù alla quale apparterranno".
Evidentemente, lo stesso Dio che s'incazza se qualcuno si lamenta perché sta morendo di fame, ritiene invece giustificate le rimostranze sulle questioni di eredità. Infatti, interrogato a questo proposito da Mosè, gli risponde immediatamente: "Hanno ragione. Ecco quindi quel che ordina il Signore a riguardo delle figlie di Zelofcad: esse potranno sposare l'uomo che vorranno, ma a condizione che egli appartenga a un gruppo della loro tribù paterna".
Regola subito estesa in linea generale a tutti i casi di "eredità al femminile", a quanto pare senza alcun tipo di rimostranza nemmeno da parte delle dirette interessate. "Le figli e di Zelofcad ubbidirono all'ordina dato dal Signore a Mosè: Macla, Tirza, Ogla, Milca e Noa si sposarono con dei cugini, figli dei loro zii paterni".
I tempi sono ancora prematuri perché le donne rivendichino l'effettiva libertà affettiva e sessuale: l'utero è loro, ma lo gestisce la famigghia. Vedremo se qualcosa cambierà leggendo il prossimo libro: dopo i Numeri, tocca al Deuteronomio, il quinto della Bibbia, ultimo della Torah.
Ci si può fidare della promessa di una donna? Dio non ne pare particolarmente convinto: il sospetto è che se la sia legata al dito ancora ai tempi di Eva, la mangiamele proibite a tradimento che ci ha fatti sfrattare dal Paradiso Terrestre.
Ecco perché, d'autorità, il Signore decide che le promesse delle donne valgono solo fino al parere contrario dell'uomo che le ha in "tutela": se il maschio dispone diversamente, la promessa di una femmina decade all'istante.
La norma è esplicitata con tanto di esempi pratici al capitolo 30 dei Numeri: "Supponiamo invece questo caso: una ragazza, che vive ancora in casa di suo padre, fa una promessa al Signore o si impegna a qualche rinunzia. Se suo padre non le fa obiezioni quando viene a saperlo, allora essa deve mantenere i suoi impegni. Ma se, al contrario, il giorno stesso che ne è informato, il padre si oppone, allora tutte le sue promesse e i suoi impegni non hanno più valore. Il Signore riterrà la ragazza sciolta dal suo obbligo, perché suo padre le ha impedito di mantenere le sue promesse".
L'identico discorso vale per una fanciulla che faccia una promessa e poi si sposi (se il voto della neo-moglie non sta bene al neo-marito, si autodistrugge all'istante come un messaggio segreto per James Bond), e a maggior ragione per una moglie che s'impegni a fare o non fare qualcosa all'insaputa del marito. Le promesse delle donne israelite, dunque, sono per legge delle promesse da marinaie, in balia dei maremoti che possono essere provocati dai pensieri tempestosi del loro uomo: solo a lui Dio concede l'autorità per lasciarle galleggiare o farle affondare.
Se non altro il maschio, dal momento in cui viene a conoscenza dell'esistenza del voto, ha meno di 24 ore di tempo per pensarci: se non si esprime entro la fine di quel giorno, la promessa della donna rimane valida. Un "diritto di recesso" piuttosto breve, direi: oggi perlomeno abbiamo 7 giorni lavorativi per decidere di rispedire al mittente le sei confezioni di pillole superdimagranti o il set da 36 coltelli miracolosi acquistati d'impulso guardando una televendita...
C'è comunque un'eccezione che consente alla donna di essere libera e padrona delle sue promesse: basta che sia vedova o divorziata. Una volta di più, molto meglio sole, che male accompagnate.
Come abbiamo già avuto modo di vedere (in particolare qui e qui), tra i primi israeliti il ruolo del sacerdote, assieme agli onori, comporta una serie di oneri ed 'effetti collaterali' non indifferenti.
Non tutti sono degni di servire Dio, anzi: il Signore si sceglie i suoi uomini di fiducia attraverso una cernita accuratissima, che per alcuni versi ricorda la selezione eugenetica della 'pura razza ariana' perseguita millenni dopo da un certo Hitler. La Storia sa essere crudelmente ironica.
Nel capitolo 21 del Levitico Dio è chiarissimo al riguardo: "Nelle future generazioni, nessuno dei tuoi discendenti colpito da un difetto fisico sarà autorizzato ad avvicinarsi all'altare per offrirmi un sacrificio. Nessun infermo è ammesso a questo servizio: né cieco, né zoppo, né un uomo sfigurato o deforme, né un uomo colpito da una frattura a una gamba o a un braccio, né un gobbo, né un nano, né chi abbia una macchia nell'occhio o la scabbia o piaghe purulente o sia difettoso nei genitali".
A dirla con Goffredo Parise, insomma, il Signore esige per forza un Prete Bello, che se poi ha la fortuna di divenire Sommo Sacerdote è anche obbligato a preservare la purezza della sua genealogia: "Dovrà scegliere per moglie una ragazza della sua parentela, per non introdurre una discendenza profana nella sua famiglia". Un monito specifico riguarda la figlia del sacerdote, che non può cullare il sogno di arricchirsi con l'arte più antica del mondo: se si prostituisce, infatti, deve essere bruciata viva. Il gioco non vale la candela che appiccherà quel rogo.
Coerentemente, il sacerdote puro dovrà sacrificare sempre e solo animali altrettanto puri. Ecco perché nel capitolo 22 Dio ricorda che le bestiole da immolare sull'altare devono essere scelte tra i bovini, le capre o le pecore, rigorosamente maschi e senza difetti: "Non offrite dunque nessun animale cieco, storpio, mutilato, colpito da verruche o da una malattia della pelle [...]. Non offrite mai un animale che abbia i testicoli ammaccati, o schiacciati o strappati o tagliati".
Sarei curioso di capire come si riconosce tecnicamente l'ammaccatura di un testicolo, ma credo che rimarrò con il dubbio.
Che gli israeliti e gli altri popoli dell'epoca fossero sessualmente irrefrenabili, birichini, promiscui, infedeli e sostanzialmente privi di tabù, lo abbiamo già capito più volte leggendo la Genesi (se avete qualche dubbio o curiosità al riguardo, date pure un occhio qui, qui, qui, qui e qui).
Del resto, senza sport, giornali, libri, cinema, radio, computer o televisione, bisognava pur divertirsi in qualche modo. Dio però pare averne abbastanza di vedere il suo popolo progredire nella scienza dell'accoppiamento casuale, acrobatico e sperimentale, quindi fissa una serie di paletti invalicabili. Così, dopo avere ribadito nel capitolo 17 del Levitico che è assolutamente vietatomangiare il sangue (il primo avvertimento in questo senso lo aveva già dato alla fine del diluvio), nel capitolo 18 scende nei dettagli per spiegare quali frequentazioni sessuali vanno bollate come perversioni assolutamente proibite.
Inizia il lungo periodo clandestino per gli appassionati dell'incesto, che pure finora avevano vissuto un'era di allegra spensieratezza. La pacchia è finita, amici cari: "Non dovete disonorare vostro padre mediante relazioni con vostra madre, perché così disonorate anche lei". Ineccepibile. Noi contemporanei avremmo piuttosto qualcosa da ridire sul divieto seguente, che conferma la diffusa pratica della poligamia, già incontrata ad esempio con l'harem di Giacobbe: "Non dovete avere relazioni con un'altra donna di vostro padre: sarebbe questa un'offesa all'onore di vostro padre".
Vengono dichiarate fuorilegge anche le relazioni con le sorellastre, le nipoti, le figlie di un'altra donna del padre, le sorelle della madre, le zie paterne, le nuore, le cognate.
Nessuna parola riguardo alle cugine, quindi dateci pure dentro - ma sceglietevele bone.
Occhio però alle "combinazioni" vietate: se vi date ai piaceri della carne con una donna, scordatevi la doppietta con sua figlia o sua nipote "perché esse sono parenti prossimi, e questo sarebbe una pratica immorale". E' proibito anche farvi un giro con la sorella di vostra moglie - ma Dio tiene a sottolineare che il divieto vale solo "fintanto che è viva, perché ciò rischierebbe di provocare delle liti": queste donne nevrotiche che se la prendono per ogni sciocchezza...
Arriva inesorabile la mannaia per i gay maschi: "Non dovete avere relazioni sessuali con un uomo come si hanno con una donna: è una pratica mostruosa". Sembrano salve, al momento, le lesbiche.
Game over, infine, per gli amanti degli animali (e non intendo quelli con la tessera del WWF): "Non dovete avere relazioni con una bestia, perché questo vi renderebbe impuri; così nessuna donna deve accoppiarsi con un animale: è una perversione".
La lista nera si ferma qui. Cosa succederà a chi trasgredisce? Non è chiarissimo, ma la minaccia di Dio suona piuttosto inquietante: "Le genti che hanno abitato il territorio prima di voi hanno commesso queste azioni vergognose, e la loro terra è diventata impura. Non rendetela di nuovo impura, affinché essa non vi vomiti, come ha vomitato i vostri predecessori". Fatico a immaginare cosa capiti concretamente quando si viene vomitati dalla terra, ma nel dubbio vedo di trombare sempre e solo in maniera divinamente lecita.
Giuseppe escogita uno show
che merita un Telegatto ad memoriam
Giuseppe è decisamente un tizio che sa vedere oltre. Non solo perché predice il futuro interpretando i sogni, ma anche perché, duemila anni e passa prima dell'era catodica, si dimostra uno straordinario autore di format televisivi ante litteram: riesce infatti a creare uno show che sintetizza alla perfezione due tra i programmi di maggior successo nazional-popolare negli ultimi 20 anni di tv italiana, Carràmba che Sorpresa! condotto dalla Carrà (8 edizioni tra il 1995 e il 2008) e Scherzi a Parte di Fatima Ruffini (11 edizioni tra il 1992 e il 2009). Carràmba che Scherzi a Parte!, ideato, scritto, interpretato e diretto da Giuseppe con l'inconsapevole partecipazione dei suoi fratelli (special guest star l'anziano babbo Giacobbe), va in onda tra i capitoli 42 e 46 della Genesi. Siamo nei sette anni di carestia che interessano tutto il Medioriente. Grazie alle indicazioni di Giuseppe (vedi post precedente), però, in Egitto si sono accumulate derrate in quantità industriale nei sette anni di abbondanza precedenti, quindi adesso tutti vanno dal faraone a comprare grano. Ci vanno anche 10 tra gli 11 fratelli di Giuseppe, figli di Giacobbe, che però tiene con sé a Canaan il giovane Beniamino: è l'unico figlio nato dall'amata moglie Rachele che può ancora abbracciare, visto che Giuseppe era stato venduto dai fratelli molti anni prima, dicendo al padre che era stato sbranato dalle belve (vedi qui). Arrivati in Egitto, i fratelli non possono riconoscere Giuseppe, che ora ha 30 anni ed è il potente viceré. Lui invece capisce benissimo chi sono, e scatta lo scherzo - prima di proseguire la lettura, si consiglia di premere Play sul filmato per migliorare l'effetto.
Fingendo di non sapere chi sono, Giuseppe li accusa di essere spie e li sbatte in prigione per tre giorni. Poi propone loro un patto: potranno tornare dalle loro famiglie con il grano per sfamarle; tuttavia, a prova della loro onestà, lasceranno lì come ostaggio uno di loro (Simeone), e torneranno nuovamente in Egitto anche con quello che è rimasto a casa (Beniamino). Ai fratelli non resta che accettare, ma quando tornano da Giacobbe scoprono che dentro i sacchi con il grano qualcuno - ma chi sarà stato?!? - ha infilato anche il denaro con cui lo avrebbero dovuto pagare: "Poveri noi, il viceré penserà che lo abbiamo pure derubato!" - grande disperazione loro, risatissime del pubblico.
Superate le resistenze di Giacobbe, dato che la carestia continua, dopo un po' corrono il rischio di tornare in Egitto, stavolta portando anche Beniamino. Con loro grande sorpresa, nessuno li accusa per quella storia del denaro nei sacchi, anzi vengono invitati a pranzo dal potente viceré. E qui, per la prima volta, lo Scherzo lascia il posto alla Carrambàta (dal dizionario Devoto-Oli, 2008 -sic!!!-: "incontro inatteso con una o più persone con le quali si erano persi i contatti"), con Giuseppe che si commuove e deve andare a piangere di nascosto quando finalmente rivede Beniamino, il suo unico fratellino di sangue.
Ma lo Scherzo continua. Superato e dissimulato il magone, il viceré porta a termine la cena in allegria come se nulla fosse. Il giorno dopo, fa ripartire i fratelli con i sacchi pieni di grano. Ancora una volta, però, fa infilare al loro interno il denaro; in più, nel sacco di Beniamino, fa nascondere dai suoi servi una preziosa coppa d'argento. Quando sono partiti da un po', Giuseppe li fa inseguire dalle guardie, che intimano loro di vuotare i sacchi. Il viceré allora gioca il jolly: "E se per caso qualcuno si è preso la mia bellissima coppa, rimarrà schiavo con me". A sacchi aperti, i fratelli sgomenti non possono che stracciarsi le vesti disperati, convinti di essere stati puniti da Dio. Giuda, a questo punto, si riscatta: proprio lui, che anni prima aveva concordato il prezzo per la vendita di Giuseppe, adesso lo prega di prendere lui come schiavo al posto di Beniamino, perché altrimenti il vecchio Giacobbe morirebbe di dolore.
E' venuto il momento di svelare le telecamere nascoste: Giuseppe rivela ai fratelli la propria identità, tra pianti e abbracci di gruppo in perfetto stile Carràmba - anche in questo caso, consiglio di far partire il filmato prima di concludere la lettura, ovviamente avendo l'accortezza di fermare prima l'insopportabile musichetta di Scherzi a Parte...
Una lacrima dopo l'altra, lo show tocca il suo apice quando Giuseppe fa trasferire da lui in Egitto tutti i fratellicon le rispettive famiglie (in tutto 70 persone). La Sorpresa delle Sorprese merita di essere annunciata dalla Carrà in persona, forse alle prese con il più straordinario degli oltre 250 ricongiungimenti familiari (veri o presunti) che ha presentato: "E da Canaan, anche il vecchio babbo Giacobbe... è quiiiiii!".
La battuta del genitore 130enne,quando finalmente riabbraccia il figlio così a lungo rimpianto, è da Antologia della tv del pianto: "Ti ho riveduto e so che sei vivo. Ora posso anche morire".
Una confezione formato famiglia di fazzoletti Scottex per noi, un Telegatto ad memoriam strameritato per Giuseppe e il suo Carramba cheScherzi a Parte!.
Diciamocelo chiaramente: Adamo ed Eva non ci fanno una gran figura. Lei è la classica femmina 'fashion victim' che si fa abbagliare dall'ultimo prodotto alla moda (la mela sponsorizzata dal serpente). Lui è il classico maschio senza spina dorsale che si adegua passivamente ai desideri della moglie ("Lei me ne ha dato e io ne ho mangiato": ma che scusa è?!).
La cacciata dal Paradiso è scontata e inevitabile, come l'eliminazione dal Grande Fratello di due concorrenti assolutamente privi di personalità e non salvabili dal pubblico a casa. Va anche detto che Dio, su questa storia della mela, è quello zinzinello intransigente e permaloso...
Ad ogni modo, secondo voi di chi è la colpa? Potete rispondere utilizzando il sondaggio che si trova nella colonna a destra dello schermo.
Con due genitori tanto inadeguati, in mancanza di Sos Tata che all'epoca ancora non esisteva, non stupisce che Caino e Abele crescano con dei problemi relazionali destinati ad avere le conseguenze fatali e tragiche che tutti ben conosciamo.