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martedì 7 febbraio 2012

Bastoni, non carote

Tra il bastone e la carota,
il Signore non ha alcun dubbio...
Gli ebrei al seguito di Mosè devono essere parecchio distratti e di memoria corta. Non si spiegherebbe altrimenti perché il vecchio condottiero, ormai prossimo alla morte,  sia così martellante nel ribadire più volte gli stessi concetti nelle lunghe orazioni pubbliche trascritte nel Deuteronomio.
I capitoli dall'1 all'11, di fatto, girano intorno a tre concetti chiave ripetuti fino alla nausea.
Primo: Dio è fortissimo, e se s'incazza distrugge tutto e tutti. Meglio, quindi, non farlo arrabbiare. A riprova di questo, Mosè ricorda continuamente come il Signore abbia manifestato la sua potenza sterminando il faraone e il suo esercito, diventando fulmine e fuoco, o annientando i nemici del suo popolo.
Secondo: chi ubbidisce in tutto e per tutto a Dio, avrà ogni bene. Chi sgarra, sarà severamente castigato. Mosè ricorda come più e più volte Tatadìo sia intervenuta per punire il suo popolo capriccioso. A farla tornare non ci vuole niente: "State bene attenti - avverte il patriarca - perché è in gioco la vostra stessa vita: non dovete perdervi a fare statue che rappresentino un dio sotto forma di uomo o di donna, e neppure sotto forma di un qualunque animale". Basti per tutte la lezione del Vitello d'Oro.
Terzo: se incontrate un popolo che adora un altro dio, cancellatelo dalla faccia della terra. La compassione e la tolleranza sono concetti estranei al Signore dell'Antico Testamento. Sulla strada che li porterà alla Terra Promessa, gli israeliti si imbatteranno ancora in sette popoli: Ittiti, Gergesei, Amorrei, Cananei, Perizziti, Evei e Gebusei. Dio non vuole perdere tempo in complicati tentativi di convivenza pacifica: "Dovrete sterminare tutti questi popoli: non farete alleanza con loro e non ne avrete pietà! Non dovrete imparentarvi con loro: non lascerete che le vostre figlie sposino i loro figli e non darete in moglie ai vostri figli le loro figlie. Altrimenti farebbero allontanare i vostri figli dal seguire me, e i vostri figli adorerebbero altri dei. Il Signore andrebbe in collera contro di voi e vi distruggerebbe senza esitare. Al contrario, con loro vi comporterete così: distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri e brucerete le statue dei loro dei".
Lasciate perdere le carote, tenete pronte cataste di bastoni.

mercoledì 9 novembre 2011

Morsi & Morti

Il morso mortale di un serpente:
niente di meglio contro i capricci
Ma quanto ci mancava Tatadìo? Confesso di essere ormai diventato un fan sfegatato dell'educatrice più severa e violenta della storia dell'umanità. Non appena i suoi figlioli Israeliti fanno i capricci, il Signore li punisce con generosi scapaccioni mortali di qualunque genere: dai fuochi assassini ai terremoti inghiottitori, passando per malattie incurabili e lapidazioni istantanee.
Nel capitolo 21 dei Numeri, finalmente, Tatadìo ritorna ad essere l'assoluta protagonista: un rientro sulle scene in grande stile, che non delude le attese delle sue folte schiere di ammiratori - se vi volete aggiungere, votatela  con un clic sul sondaggio che trovate scorrendo la colonna di destra dello schermo.
Già una volta, nel deserto, gli Israeliti si erano lamentati per la fame, per la sete, e soprattutto per avere ormai la nausea da manna; evidentemente però si sono dimenticati che Tatadìo li aveva castigati infliggendo loro una tremenda indigestione di quaglie. Viene il sospetto che, a furia di punizioni, i superstiti di quell'epoca siano ormai pochissimi, e la nuova generazione non abbia ancora imparato la lezione. Meglio dar loro una rinfrescata.
Il popolo, sconfortato, torna dunque a protestare contro Dio e contro Mosè: "Perché ci avete fatto lasciare l'Egitto? Per farci morire nel deserto? Siamo senza pane e senz'acqua, e ci è ormai venuta la nausea per la manna, un cibo da miseria!".
Troppo frignoni, per i miei gusti: qui ci vuole Tatadìo. Che, puntuale, interviene risoluta e ci sorprende con un castigo davvero originale, da riutilizzare sicuramente quando i nostri bambini si lamentano perché non vogliono gli zucchini come contorno: "Il Signore mandò contro di loro serpenti velenosi, i quali morsero un gran numero d'Israeliti, che morirono".
Indovinate un po'? Funziona subito!
"Il resto del popolo andò da Mosè e gli disse: Abbiamo fatto male a criticare il Signore e a criticare te. Ma tu prega il Signore perché allontani da noi i serpenti".
Eh no, carini, troppo comodo. Meglio che i serpenti restino, tanto perché vi sia chiara la lezione. Nella sua infinita bontà, Tatadìo tuttavia concede ai suoi figlioli di provare solo dolore, senza più morire. "Allora il Signore disse a Mosè: Fa' un serpente di metallo e fissalo in cima a una pertica. Chi sarà morso da un serpente e guarderà quello di metallo, salverà la propria vita!".
Non solo una punizione esemplare, ma addirittura un castigo che stimola l'attività fisica e l'attenzione dei vispi Israeliti: Tatadìo, sei impagabile!

venerdì 4 novembre 2011

Terminators


A Dio piacciono gli Israeliti sterminatori
A furia di ricevere punizioni corporali che il più delle volte si traducono in morti atroci, gli Israeliti credono di avere indovinato i gusti del loro Signore: spietato e tendente al sanguinario. Probabilmente un grande fan di Tarantino e Romero.
Ci avranno visto giusto? Non resta che provare. L'occasione propizia si presenta al capitolo 21 dei Numeri, quando Arad, re dei Cananei, attacca il popolo di Dio mentre transita per la strada di Atarim, facendone alcuni prigionieri.
E' a questo punto che gli Israeliti pensano di stuzzicare la passione di Dio per il pulp-splatter: "Se tu ci fai sconfiggere questo popolo, destineremo allo sterminio le sue città".
Proposta allettante, per uno che ama bruciare viva la gente, farla inghiottire dal terreno o farla lapidare. Chissà se accetterà...
"Il Signore ascoltò l'invocazione degli Israeliti e diede loro la vittoria su quei Cananei. Gli Israeliti li uccisero e distrussero completamente le loro città. Appunto per questo quella regione fu chiamata Corma (lo Sterminio)".
Dio si gusta il film in diretta, evidentemente compiaciuto: questo Terminators in 3D, nel suo personalissimo quadernetto delle recensioni, risulta premiato con cinque stellette su cinque.

venerdì 14 ottobre 2011

Spartacus

Core, come Spartaco,
capeggiò una ribellione
Quando pochi comandano su molti, prima o poi va a finire male.
I Romani lo impararono con la ribellione di Spartaco, il gladiatore che guidò gli schiavi ad una sommossa capace di mettere a ferro e fuoco tutta l'Italia dal Vesuvio in giù tra il 73 e il 71 avanti Cristo - wikipedia, sempre sia lodata. Ma prima ancora dovettero farci i conti pure Mosè ed Aronne, che un bel giorno si ritrovarono ad affrontare i leviti Core, Datan, Abiram e On, sobillatori di una rivolta alimentata da altri 250 tra gli Israeliti più influenti nella comunità (Numeri, capitoli 16 e 17).
Core e gli altri "incazzados" - di questi tempi va di moda utilizzare suoni spagnoleggianti per definire chi protesta...-  ritengono ingiusto che solo Mosè e i discendenti di Aronne facciano i sacerdoti ("Perché pretendete di essere superiori a tutto il resto del popolo del Signore?"), ma soprattutto si lamentano per gli stenti che continuano a patire nel loro peregrinare attraverso il deserto. A questo proposito, accusando Mosè, rigirano l'espressione già usata da Giosuè e Caleb descrivendo la Terra Promessa: "Tu ci hai fatto lasciare una terra dove scorre latte e miele (riferendosi all'Egitto) [...] e non ci hai per nulla condotti in una terra dove scorre latte e miele (riferendosi al deserto, decisamente diverso dalla Terra Promessa)". Comincio a sospettare che il libro dei Numeri sia sponsorizzato dal signor Ambrosoli, quello delle caramelle.
Sarà Dio stesso a dimostrare il giorno successivo chi sta dalla parte del giusto, accettando o meno l'offerta d'incenso consumata sui bracieri dai sacerdoti "autorizzati" e dagli aspiranti tali in contemporanea. Si annuncia un mezzogiorno di fuoco. Letteralmente.
Quando l'incenso inizia a sfrigolare sui bracieri, alla presenza di tutto il popolo, Mosè invoca Dio di rendere manifesta la sua condanna contro i rivoltosi. Basta chiedere. "Appena Mosè ebbe finito di parlare, il suolo si spaccò sotto i piedi di Datan e Abiram. La terra si aprì e li inghiottì insieme con le loro famiglie; sprofondarono pure i sostenitori di Core e tutti i loro beni. Quegli uomini e tutta la loro banda piombarono vivi nella voragine. La terra li ricoprì, e scomparvero dall'assemblea del popolo d'Israele. [...] Divampò una fiamma mandata dal Signore e bruciò vivi i 250 uomini che presentavano l'incenso sui bracieri".
A me il verdetto divino pare sufficientemente chiaro. Qualcuno, però, evidentemente non ha ben capito, e ha la geniale idea di accusare nuovamente Mosè e Aronne: "Voi avete fatto morire il popolo del Signore!". Di fronte a tale capriccio, Tatadìo non può esimersi dall'assestare l'ennesimo, sonoro scapaccione ai suoi figli monelli: "il numero delle vittime del flagello fu di 14.700, senza contare i sostenitori di Core morti prima". Saranno stati pure "incazzados", ma Dio si conferma il più "incazzado" di tutti. E meno male che Aronne, su invito di Mosè, corre ad effettuare in tutta fretta un rito di purificazione per placare l'ira del Signore. Il metodo educativo delle punizioni corporali, comunque, finora non ha portato grandi risultati. Tatadìo, che sia il caso di provare qualcos'altro, una buona volta, o li vogliamo ammazzare proprio tutti?

mercoledì 5 ottobre 2011

Quella sporca dozzina

Mosè manda 12 capi tribù
ad esplorare la Terra Promessa
Il Signore ordina a Mosè di inviare una squadra scelta in avanscoperta nella Terra Promessa (Numeri, capitolo 13). Per comporre il manipolo di arditi, il patriarca sceglie un uomo tra i capi di ogni tribù.
A leggere i nomi  - al solito decisamente bizzarri - la Sporca Dozzina potrebbe benissimo essere un gruppo di spietati terroristi, una squadra di trapezisti del Circo Togni o una formazione  di giovani giocatori mediorientali pescati a caso tra le Nuove Leve di Pro Evolution Soccer. La truppa è composta da Sammua, Safat, Caleb, Igheal, Osea, Palti, Gaddiel, Gaddi, Ammiel, Setur, Nacbi, Gheuel. Personalmente, do credito all'ipotesi dei trapezisti. Nell'occasione, Mosè d'autorità cambia il nome di Osea, che d'ora in avanti diverrà Giosuè - un editor serio farebbe notare all'autore che in verità Giosuè ci è già stato presentato con questo nome nell'Esodo, ma ormai siamo abituati a simili incongruenze...
I nostri eroi esplorano per quaranta giorni il territorio indicato da Dio, ma al loro ritorno forniscono un resoconto contrastante. Mentre infatti Giosuè e Caleb sottolineano gli aspetti positivi ("E' una terra dove scorre latte e miele"), gli altri si dimostrano allarmati e timorosi di non avere la forza per la conquista ("E' una terra che fa morire quelli che vi abitano, e laggiù abbiamo visto tutta gente alta di statura, anche i giganti discendenti da Anak. Di fronte a loro sembravamo formiche").
Come prevedibile, il popolo attacca con nuovi lamenti e proteste nei confronti di Dio, Mosè e Aronne; e quando Giosuè e Caleb tentano di convincere gli Israeliti a partire comunque all'attacco con fiducia, perché il Signore è con loro, per tutta risposta la gente prende dei sassi e si prepara a lapidarli.
Ahi ahi, un altro brutto capriccio dei figli Israeliti. Puntuale, arriva Tatadìo con le sue punizioni esemplari: "Morirete tutti in questo deserto[...]. Giuro che non entrerete nella terra dove avevo promesso di farvi abitare. Gli unici ad entrarvi saranno Caleb e Giosuè [...]. I vostri figli saranno nomadi per quarant'anni nel deserto, dietro ai loro greggi. Porteranno le conseguenze delle vostre infedeltà finché l'ultimo di voi non sarà morto. Avete impiegato quaranta giorni, per compiere l'esplorazione: pagherete le conseguenze dei vostri peccati per quarant'anni. A ogni giorno corrisponderà un anno. Imparerete così che cosa vuol dire opporsi a me". Intransigente ma mai eccessiva: questa sì che è una tata coi fiocchi!
Si mette male per la Sporca Dozzina. Dieci su dodici muoiono all'improvviso, come fulminati; dopo di loro, tutti gli adulti dai vent'anni in su sono condannati a morire uno dopo l'altro nei successivi quarant'anni. Ma non era meglio mettere su una squadra di trapezisti?

martedì 24 maggio 2011

Un Dio a 24 carati

Dio vuole che gli oggetti per il culto
siano realizzati in oro purissimo
I diamanti, si sa, sono i migliori amici delle ragazze. Dio invece dimostra di avere una spiccata predilezione per l'oro. Chiamalo fesso. Tra i capitoli 25 e 31 dell'Esodo, il Signore invita nuovamente Mosè a salire sul Sinai (e a forza di su e giù, ormai, il nostro eroe è un alpinista più ferrato di Messner), e lo tiene con sé quaranta giorni e quaranta notti. Un sequestro degno dell'Anonima Sarda, che prevede un riscatto particolarmente oneroso: una vagonata d'oro massiccio.
Dio spiega per filo e per segno a Mosè come dovranno essere costruiti l'altare, le vesti e gli oggetti per il culto, come dovranno essere scelti e consacrati i sacerdoti, come celebrare i riti e le offerte: un "Vademecum del bravo israelita" che dall'inizio alla fine ha la lucentezza sfavillante del metallo più prezioso. L'oro puro, come specifica continuamente Dio - che evidentemente ci tiene a non ricevere patacche - è infatti il materiale con il quale devono essere costruiti tutti i rivestimenti e gli ornamenti dell'arca (una specie di cassapanca trasportabile in cui riporre il testo sacro della legge) e dell'abitazione del Signore, ma anche il candelabro a sette braccia e le decorazioni di tutte le vesti dei sacerdoti.
Anche l'argento, comunque, è gradito a Dio: ogni ebreo dovrà versare una tassa di 5 grammi per proteggere la sua vita e non essere colpito da nessun castigo. Messa così, sembra la richiesta del pizzo in perfetto stile mafioso. Del resto, il rituale per la consacrazione dei sacerdoti è un vero e proprio patto di sangue che ricorda molto quelli di Cosa Nostra: ancora una volta, come già avvenuto nel primo rito compiuto da Mosè, il sangue dei tori e dei montoni sgozzati scorre a fiumi, viene cosparso sugli altari, spruzzato su Aronne e sugli altri sacerdoti, con particolare insistenza in alcuni punti specifici (lobo dell'orecchio destro, pollice della mano destra e alluce del piede destro).
Alla fine dei quaranta giorni e delle quaranta notti, Dio consegna a Mosè due tavole di pietra nelle quali il Signore stesso ha scritto tutte le sue leggi. Due le alternative: o le tavole erano in formato cartellone autostradale - e allora povera la schiena del vecchio Mosè - o Dio aveva scritto tutto in caratteri microscopici - e allora poveri i suoi occhi. Che s'ha da fa' per campà a 83 anni...

lunedì 9 maggio 2011

Il Dio del terrore

La spaventosa manifestazione
di Dio sul monte Sinai
Altro che l'Uomo Nero. "Stai buono, altrimenti arriva Dio...", avranno detto le mamme israelite ai bimbi capricciosi. Del resto, anche gli adulti sono letteralmente terrorizzati dal Signore Onnipotente, che due mesi dopo averli liberati dalla schiavitù dell'Egitto mette le cose in chiaro: "Non fatemi girare le scatole, altrimenti vi ammazzo tutti!". E' questo il succo dei precetti che Dio impone al popolo eletto attraverso il suo interlocutore Mosè nei capitoli 19 e seguenti dell'Esodo.
Innanzitutto, il Signore pretende pulizia: prima che si manifesti sul monte Sinai sotto forma di nube, lampo e tuono, gli ebrei devono lavare se stessi e le loro vesti per due giorni e astenersi dai rapporti sessuali. Niente sporcaccioni al cospetto divino.
Inoltre, devono accontentarsi di osservare e ascoltare Dio a debita distanza: solo Mosè potrà salire sul monte in un primo momento; in seguito, verrà accompagnato dal fratello Aronne. Il resto del popolo non potrà accedere alla 'zona vip', rigorosamente delimitata, pena la morte: "Chiunque si avvicinerà, dovrà essere ucciso a colpi di pietra o con frecce", specifica Dio.
Nel giorno e nell'ora stabiliti, con puntualità svizzera, ecco scendere sul Sinai tuoni, lampi e una nube fitta, accompagnati da un fortissimo suono di tromba"Nell'accampamento, il popolo tremava di paura. [...] Il fumo saliva come quello di una fornace, e tutto il monte era scosso come da un terremoto. Il suono della tromba divenne sempre più forte. Quando Mosè gli parlava, Dio rispondeva con il tuono": un esempio di codice Morse 'ante litteram'. Mosè, il primo radiotelegrafista della storia?
La prima parte di questa comunicazione cifrata è quella comunemente conosciuta come "I dieci comandamenti". Fissando le norme, Dio ribadisce che, per chi trasgredisce, sono cazzi amarissimi: oltre al colpevole, verranno puniti anche i discendenti fino alla terza e alla quarta generazione.
I dieci comandamenti, in effetti, sono solo l'inizio di una lunga serie di dettagliate prescrizioni che d'ora in avanti regoleranno ogni aspetto della vita religiosa e sociale degli israeliti. Chiaramente Mosè è dotato di una memoria fuori dal comune o tiene un bloc notes d'argilla sottomano, perché altrimenti riferire tutto per filo e per segno agli spaventatissimi ebrei, una volta sceso dal monte, sarebbe impossibile. Data la suscettibilità di Dio, tornare indietro e chiedergli "Scusi, Onnipotente, com'era quella sui prestiti?" pare fortemente sconsigliabile. Nel mio piccolo, darò brevemente conto delle disposizioni divine nei prossimi post, sperando di non sbagliare e attirare disgrazie sui miei discendenti.

venerdì 15 aprile 2011

La dieta del carcerato

40 anni a pane e acqua
per gli ebrei nel deserto
Pane e acqua. Nell'immaginario collettivo, è la classica dieta del carcerato in luoghi tipo Alcatraz. E' anche la dieta obbligata per il popolo d'Israele nei suoi quarant'anni di peregrinazioni nel deserto dopo la fuga dall'Egitto.
Dopo l'iniziale entusiasmo per la ritrovata libertà, gli ebrei ben presto devono affrontare i problemi inevitabili quando si è costretti a vagare in un deserto: sete e fame (Esodo, capitolo 16).
Il malumore contro i condottieri Mosè e Aronne monta rapidamente. Dopo tre giorni senz'acqua, la gente comprensibilmente rischia la crisi di nervi arrivando ad un laghetto d'acqua amara e imbevibile nella località di Mara - chiamata così proprio per l'amarezza dell'acqua. Per fortuna, Dio mostra a Mosè un altro 'bastone magico', senz'altro il gadget preferito nel suo 'kit per miracoli' (vedi qui): basta gettarlo nel laghetto, e l'acqua diventa potabile. Il miracolo sarà ripetuto successivamente anche a Massa e Meriba: Mosè, con il suo fidato bastone, farà scaturire l'acqua dalle rocce. Dio darà così al suo popolo un'ulteriore prova della sua potenza, chiudendo il "litigio" con gli israeliti (Massa e Meriba significa appunto "Prova e Litigio").
Dopo un mese e mezzo di deserto, anche la fame si fa sentire terribilmente. Gli ebrei se la prendono di nuovo con Mosè e Aronne e sbottano: "Il Signore poteva farci morire nell'Egitto! Là almeno avevamo una pentola di carne e si poteva mangiare a volontà. Ora voi ci avete portati in questo deserto. Volete far morire di fame tutta questa gente?". Si stava meglio quando si stava peggio, è proprio vero.
Per placare le lamentele, allora, Dio fa piovere all'alba la manna dal cielo, identificata come pane: filamenti con consistenza simile alla brina si posano sul terreno assieme alla rugiada, diventando una specie di zucchero filato duro, che ha il sapore di una focaccina al miele. Ognuno può raccoglierne e mangiarne a sazietà, ma non di più: il giorno successivo, infatti, inevitabilmente la manna marcisce, a meno che non sia venerdì. In quel caso, la razione è doppia e può essere consumata senza che vada a male anche il sabato, per legge giorno di riposo assoluto obbligato e dunque anche con divieto di raccolta-manna.
La manna all'inizio sembra piacere molto agli ebrei. Il problema è che sarà sostanzialmente l'unico loro cibo per quarant'anni di fila (si accenna inizialmente anche ad una razione di carne prevista ogni sera, ma nel testo poi non se ne trovano altri riscontri). Immagino che i sogni ricorrenti degli israeliti in quei lunghi anni fossero popolati ossessivamente da qualunque tipo di companatico. Del resto, non lo dirà anche Gesù che "non di solo pane vive l'uomo"?

giovedì 7 aprile 2011

E Dio tirò lo sciacquone

Il Mar Rosso, lo "sciacquone" di Dio
Confessiamolo. Quanto ci sentiamo onnipotenti quando imprigioniamo un ragno o una cimice in un fazzoletto di carta e condanniamo l'insettucolo a morte tirando lo sciacquone del water? Nel nostro piccolo, sperimentiamo la stessa sensazione di dominio assoluto della quale sembra compiacersi anche Dio nel capitolo 14 dell'Esodo. Il tutto, ovviamente, fatte le debite proporzioni: il water utilizzato dal Signore è infatti il Mar Rosso, e al posto degli insetti ci fa annegare dentro un intero esercito di egiziani composto da cavalli, cavalieri, carri da guerra - l'autore biblico specifica che sono compresi anche i 600 migliori - oltre ovviamente al capo della banda, il faraone.
Come già osservato per tutta la sfilza delle disgrazie, anche in questo caso gli egiziani, più che malvagi giustamente puniti, sembrano vittime obbligate al sacrificio per adempiere alla divina volontà. Dio prima ordina a Mosè di radunare gli israeliti in fuga a Baal-Zefon, sulle rive del Mar Rosso, perché fungano da esca; quindi, come ama ripetere, rende ostinato il cuore degli Egiziani e li istiga all'inseguimento. Infine, dopo aver concesso a Mosè di utilizzare il suo "bastone magico" per aprire un varco tra le acque e far passare gli ebrei, aspetta che gli egiziani siano tutti nel bel mezzo del passaggio per tirare lo sciacquone e sterminarli. Dubito che i poveretti abbiano avuto tempo e voglia per fare un po' di snorkeling, ammirare i pesci e la barriera corallina.
L'affogamento degli egiziani suscita l'entusiasmo degli israeliti, ormai definitivamente liberi, che elevano a Dio un inno ritmato al tamburello da Miriam, la profetessa sorella di Aronne (e, di conseguenza, immagino anche di Mosè, o no? L'autore comunque vuole precisare che è sorella di Aronne). Il testo esalta continuamente un Dio guerriero, che scatena la sua ira tremenda, terrorizza e annienta i nemici. Beh, mi stava molto più simpatico il Dio che all'inizio della Genesi creava la natura, le donne, il cibo e le vacanze. E dai Dio, basta con questo superlavoro di disgrazie: non hai voglia di tornare un po' in vacanza?

sabato 1 gennaio 2011

Piove che Dio la manda

L'arca - disegno di Tom Dubuois
Eccolo, il Diluvio. Per conoscerlo Noè deve aspettare di compiere 600 anni; io, lettore, il tempo di scorrere 6 brevi capitoli della Genesi. La modernità ha tempi decisamente più ristretti.
Anche perché Dio, all'inizio del capitolo 6, capisce che deve darci un taglio con gli highlander figlianti come conigli fino a 900 anni, altrimenti la Terra rischia di scoppiare. Il nuovo limite che pone per la vita degli uomini è di 120 anni. Ci possiamo accontentare, dai - e lo vedi che anche stavolta Silvio ci ha preso, indicando come suo obiettivo proprio il raggiungimento di quell'età precisa? Vecchio volpone.
"Gli uomini e le donne sono lussuriosi e malvagi. Sai che c'é? Io li ho fatti, io li distruggo". Questo Dio sembra parecchio irascibile e un po' umorale. Tanto è vero che ci ripensa subito: visto che Noè è l'unico a vivere ancora secondo le sue intenzioni, attraverso di lui l'umanità potrà salvarsi. Grazie, patriarca.
E così, ecco il nostro aitante seicentenne a costruire l'arca in cui ospitare figli, moglie, nuore e animali di ogni sorta. Le dimensioni indicate dal Capo, per la verità, non sono granché per tutta 'sta gente: un appartamentino galleggiante di 150 metri x 25, altezza 15. Almeno si può soppalcare. Mi immagino un clima abbastanza soffocante e le code interminabili ai bagni per i 40 giorni e le 40 notti in cui piove che Dio la manda. Tra l'altro, era proprio il caso di portare tutti gli animali di ogni genere? Non era l'occasione buona per liberarsi di qualche specie inutile e molesta? Dite la vostra rispondendo al sondaggio sulla colonna di destra.
Anche quando non pioverà più, l'acqua ci metterà circa un anno a calare del tutto fino a rendere la terra nuovamente abitabile. Qualche giorno prima, per verificare la situazione, Noè libera una colomba, che ritorna con un ramoscello d'ulivo: da ignorante, non sapevo che proprio da questo passo biblico nascesse l'icona della colomba come simbolo di pace (nel nostro caso, tra Dio e gli uomini). Poco oltre, ecco comparire anche la prima bandiera arcobaleno della storia: Dio dice che l'arco colorato tra le nubi è e sarà sempre il segno della sua promessa fatta agli uomini di non distruggere mai più ogni vivente.
Pace fatta, allora. Ma nel banchetto di festeggiamento niente tagliata alla rucola o bistecca alla fiorentina: "Vi do per cibo tutto ciò che si muove e ha vita. Non dovrete però mangiare la carne con il sangue, perché nel sangue c'è la vita".
Cacchio, a me il filetto piace proprio sanglant. Se si scatenasse un altro diluvio, sapete con chi prendervela.

martedì 28 dicembre 2010

In principio

Michelangelo, la Creazione, Cappella Sistina Roma
L'inizio, per fortuna, è soft. Nel senso che il primo libro della Bibbia è la Genesi, e si parte da una storia semplice da seguire e già conosciuta praticamente da tutti: quella della creazione del mondo in sei giorni, più un settimo per riposare.
Mi sta simpatico un Dio che tra le primissime cose crea le vacanze. Abbiamo una visione simile delle cose belle e importanti nella vita: il cielo, il mare, la natura, gli animali, il cibo, le donne, le vacanze.
Rileggere questo racconto, è un po' come tornare a catechismo in terza elementare. E' una storia facile, che si fa leggere rapidamente e volentieri, ricca di suggestioni visive.
Provo a mettermi nei panni di chi l'ascoltava quando iniziò a entrare nella tradizione dei racconti popolari, probabilmente qualche millennio prima della nascita di Gesù: mi immagino famiglie intere riunite attorno al fuoco, e un abile cantastorie a raccontare di questo Dio che dal nulla creò tutto quello che esiste. Madri affettuose accarezzano i figli sulla testa, osservando con un sorriso pieno di dolcezza gli sguardi rapiti dei loro bambini mentre stanno lì ad ascoltare un vecchio istrione - me lo immagino tipo Vittorio Gassman - che li intrattiene con questo racconto davvero fantascientifico.
Considerando il poverissimo patrimonio iconografico dell'epoca, totalmente privo di filmati, fotografie, libri illustrati, se raccontata con le pause e i tempi giusti, una storia così per un bambino poteva essere davvero grandiosa. Credo che la sua fantasia ne fosse colpita come quella di un bambino di oggi guardando il Signore degli Anelli o Avatar in 3D; un po' come il piccolo Totò Cascio quando per la prima volta alza gli occhi sullo schermo nel buio incantato del Nuovo Cinema Paradiso. Un mondo che prende vita. Wow!
Piccola curiosità/nota linguistica. Da sempre, quando mi era capitato di ascoltare il racconto della creazione, avevo notato che non pareva avere granché senso il passo in cui Dio dice: "Essa si chiamerà Donna perché è stata creata dall'Uomo". Che nesso causale/consequenziale c'è? Grazie alle note, scopro adesso - come in effetti facilmente intuibile, non ci voleva un genio! - che in ebraico i termini usati per Uomo e Donna sono molto simili: un gioco di parole che in italiano suonerebbe più o meno così: "essa si chiamerà Uoma perché è stata creata dall'Uomo". Il che pare decisamente più sensato.