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mercoledì 12 novembre 2014

Sansone il kamikaze

Sansone, banzai contro i Filistei
Molto prima dei piloti aerei giapponesi nella seconda guerra mondiale, molto prima dei fondamentalisti islamici con la dinamite addosso contro i pullman israeliani, ci fu Sansone il kamikaze che si diede la morte per ammazzare con sé i Filistei.
Avevamo lasciato il giudice israelita prigioniero, accecato e rasato a zero, dopo essere stato incastrato dalla scaltra Dalila.
Solo che i Filistei, oltremodo tirchi, decidono di risparmiare sul barbiere; l'autore biblico, chiudendo il penultimo paragrafo del capitolo 16 del Libro dei Giudici, ci fa intuire la portata fatale di questo errore: "Ma intanto i suoi capelli, che erano stati tagliati, cominciarono a ricrescere".
E se per molte donne la ricrescita è un dramma (ne sa qualcosa persino la duchessa Kate d'Inghilterra) per Sansone sappiamo bene che è la fonte di una forza incontenibile.
Così, quando viene condotto ad una festa dei Filistei per essere mostrato e deriso pubblicamente come fenomeno da baraccone, il nostro ricapelluto eroe invoca un'ultima volta il suo diretto superiore: "Signore, mio Dio, ricordati di me! Dammi forza una volta ancora. In un solo colpo mi vendicherò contro i Filistei per tutti e due i miei occhi".
Sia mai che il Signore dell'Antico Testamento si perda l'occasione di vedere sterminati circa tremila esseri umani...
"Sansone cercò a tastoni i due pilastri centrali che reggevano l'edificio. Si puntò contro di essi, con la destra e con la sinistra, urlando: Muoia Sansone con tutti i Filistei! e poi spinse con tutta la sua forza. L'edificio crollò, travolgendo i capi dei Filistei e tutti gli altri. Così, Sansone uccise più persone con la sua morte che in tutta la sua vita".
Un perfetto kamikaze sterminatore, probabilmente il migliore della storia. Monouso, fortunatamente.

lunedì 10 febbraio 2014

Un tipo molto focoso

Sansone, un ragazzo focoso
Che Sansone non sia esattamente una personcina mite, ormai, lo abbiamo capito.
Finora ci sono divenute note alcune sue caratteristiche pregnanti: goloso, non schizzinoso, immune alle punture d'insetto, collerico, vendicativo.
Dato quello che stiamo per leggere nel capitolo 15 del libro dei Giudici, possiamo integrare questo elenco di mirabili virtù con un altro aggettivo: focoso, anzi molto focoso.
Alla fine del capitolo precedente, abbiamo lasciato il nostro eroe furioso perché la sua promessa sposa aveva rivelato agli amici Filistei il significato di un oscuro indovinello. Sansone se n'era quindi andato a sfogare la sua frustrazione ammazzando trenta persone e rubandone i mantelli.
Qualche tempo dopo, il  forzuto capelluto si ripresenta alla porta del mancato suocero: "Voglio andare nella camera da letto di mia moglie".
Il padre della ragazza è in chiara difficoltà: "Pensavo che tu non la volessi più, e perciò l'ho data in sposa al tuo amico. Ma c'è ancora la sua sorella più giovane che è anche più bella. Prendi lei per moglie".
Proposta allettante. Ma Sansone è uomo tutto d'un pezzo: "Questa volta non mi prendo la responsabilità di quello che farò ai Filistei!".
E' qui che il Giudice si rivela nella sua natura di uomo focoso, molto focoso.
"Andò a catturare trecento volpi, e prese delle torce. Legò le code delle volpi a due a due assieme a una torcia. Poi accese le torce e lasciò scappare le volpi per i campi dei Filistei. Così bruciò tutto il grano, sia quello già raccolto, sia quello ancora da tagliare; bruciarono anche vigne e uliveti".
Più che focoso, possiamo dire piromane.
Se vi può consolare, sappiate che è in ottima compagnia.
I Filistei chiedono chi sia stato ad appiccare questo devastante incendio e perché. Ottenuta la risposta "andarono dalla moglie di Sansone, e bruciarono lei e suo padre".
Quando si dice coerenza.
Potrebbe germogliare una splendida amicizia: un gruppo di simpaticoni che ogni settimana vanno in giro ad appiccare incendi spettacolari ed arrostire viva un po' di gente e un po' di bestie. Sai che divertimento? Sai le matte risate? Sai le grigliate succulente?
Peccato che Sansone se la sia legata al dito, e stronchi il sodalizio immediatamente.
"Li attaccò con grande furore e ne fece una strage. Poi andò ad abitare in una caverna, sotto la roccia di Etam".
Nel dubbio, io eviterei di allacciargli l'utenza alla rete del gas. Poi vedete voi.

lunedì 15 luglio 2013

La rivincita del Biondo

Iefte in una foto di repertorio
Dopo la truce morte del truce Abimelech, il popolo di Israele è guidato da due Giudici sui quali il testo biblico spende in tutto un paio di righe (capitolo 10): Tola e Iair. Avrei voluto saperne di più soprattutto sul primo, "figlio di Pua, nipote di Dodo": una genealogia che prometteva bene. Peccato.
Manco a dirlo, dopo un po' gli ebrei ci ricadono e finiscono per abbandonare il Signore, cominciando ad adorare altre divinità: "gli idoli di Baal e di Astarte, gli dei di Aram, di Sidone, di Moab, degli Ammoniti e dei Filistei". Non potevano durare a lungo, è evidente: il culto di Aram si rivela fugace quanto il successo, millenni dopo, degli Aram Quartet. Del resto, ormai abbiamo capito che Dio - anzi, Tatadìo - è quel filino permaloso.
"Il signore non sopportò più gli Israeliti e li abbandonò in preda ai Filistei e agli Ammoniti". Come volevasi dimostrare.
Si ripete l'ormai consueto teatrino: dopo 18 anni di patimenti, gli ebrei si pentono amaramente e tornano ad implorare disperati il Signore, che sulle prime è irremovibile ("Chiamate in aiuto gli dei che vi siete scelti"), ma alla fine si commuove e decide di liberarli.
Serve un nuovo Giudice. Chi mai potrà essere? Lo scopriamo al capitolo 11.
"Iefte era un valente guerriero della regione di Galaad. Era nato da una prostituta".
Si vede che è periodo: dopo Abimelech, un altro figlio di puttana. Ovviamente a suo tempo rinnegato e scacciato dai fratelli, figli legittimi del padre, che ora però tornano a supplicarlo con tutti gli Israeliti: "Vieni. Accetta di essere il nostro comandante, e così potremo combattere gli Ammoniti [...] e diventerai il capo di tutti gli abitanti di Galaad".
Ci siamo: è il momento della rivincita del biondo.
Come lo so che era biondo? Me l'ha insegnato Sergio Leone...


domenica 2 giugno 2013

Il maestro di Nerone

Prima di Nerone, Abimelech
diede alle fiamme la sua città
A scuola abbiamo tutti sentito raccontare dell'imperatore romano Nerone, che secondo una leggenda metropolitana alimentata dai suoi detrattori diede l'ordine di appiccare il grande incendio che distrusse Roma nel 64 dopo Cristo.
Apprendo ora che ben prima di lui ci fu un altro re che diede alle fiamme la sua stessa città.
Ovviamente è quel bastardo di Abimelech, che prosegue degnamente la propria carriera di figlio di mignotta.
Dopo avere ammazzato i suoi settanta fratellastri, figli legittimi di Gedeone, l'illegittimo Abimelech è portato in trionfo come re di Sichem. Più che motivata la maledizione che scaglia contro di lui e tutti gli abitanti della città l'unico fratellastro rimasto in vita, il piccolo Iotam: "Vi auguro che da Abimelech esca un fuoco e bruci i proprietari di Sichem e Bet-Millo!" (Giudici, capitolo 9).
Poi Iotam si rifugia nella città di Beer. Mi pare il posto migliore per darsi all'alcol.
Dopo tre anni di dominio tranquillo, i capi di Sichem si ribellano contro Abimelech, istigati da un certo Gaal, da poco giunto in città a capo di una compagnia di vendemmiatori ambulanti. Informato dal suo fedele servitore Zebul, Abimelech fa subito abbassare la cresta al Gaal: in un'imboscata ammazza svariati suoi seguaci e lo costringe all'esilio assieme ai suoi fratelli.
Il giorno successivo, il re regola il conto in sospeso con gli abitanti di Sichem. Mentre questi se ne vanno ignari a coltivare i campi, "Abimelech avanzò rapidamente con il suo gruppo e prese posizione all'ingresso della città, mentre gli altri due gruppi piombarono su quelli che erano nei campi e li uccisero".
Può bastare? Ovviamente no. "Abimelech combatté per tutta la giornata e infine conquistò Sichem. Massacrò gli abitanti, rase al suolo la città e cosparse le sue rovine di sale". Ecco da dove i romani hanno tratto ispirazione per Cartagine.
Adesso forse può bastare. Come non detto. I proprietari della torre-roccaforte di Sichem, infatti, si sono rifugiati nel sotterraneo del tempio di El-Berit. Abimelech e i suoi uomini raggiungono il tempio, tagliano un ramo a testa da un albero, ammucchiano i rami contro il sotterraneo e appiccano le fiamme. "Il sotterraneo bruciò con tutti quelli che erano dentro. Morirono tutti gli abitanti della torre di Sichem, circa mille persone tra uomini e donne".
Ecco, adesso può bastare davvero. Ma lo scrivo sottovoce, che quando si ha a che fare con un bastardo del genere non si sa mai...

mercoledì 15 maggio 2013

Il bastardo

Come potremmo definire Abimelech?
Ai figli nati all'infuori dal matrimonio, in genere, non sono riservati epiteti particolarmente gentili. Nel migliore dei casi vengono definiti "illegittimi".
Ecco, un figlio illegittimo lo ha avuto anche Gedeone. Come ci viene spiegato alla fine del capitolo 8 del libro dei Giudici, lo ha generato con un'innominata concubina che abitava a Sichem, e gli ha imposto - poverino - il nome di Abimelech.
Illegittimo sì, unigenito no. L'arzillo Gedeone non si è certo risparmiato: degno epigono dei primi patriarchi della Genesi, ci ha dato dentro fino in tarda età, ed è serenamente morto circondato dall'affetto di altri settanta figli legittimi. Chissà come si regolavano per i turni in bagno alla mattina.
Una volta passato a miglior vita l'anziano padre, Abimelech pensa bene di trasformare la sua "illegittimità" da svantaggio in vantaggio. "Andò a Sichem, dove viveva la famiglia di sua madre, e suggerì a tutti i suoi parenti di fare ai ricchi proprietari della città questa proposta: Che cosa sarebbe meglio per voi? Avere come capi i settanta figli di Gedeone o averne uno solo? Ricordatevi che solo Abimelech è del vostro stesso sangue".
L'argomentazione è convincente: "presero settanta pezzi d'argento dal tempio di Baal-Berit e glieli consegnarono". Abimelech sa già come investirli: organizza una banda di vagabondi e avventurieri disposti a seguirlo.
Dove andrà mai, quest'allegra combriccola? Magari cominciano a girare il mondo cantando Help e Ticket To Ride...
Purtroppo no.
"Andò a Ogra, nella casa di suo padre, e massacrò i settanta figli di Gedeone tutti sulla stessa pietra. Di essi si salvò solo il più piccolo, Iotam, che si era nascosto. Tutti i proprietari di Sichem e tutta Bet-Millo si radunarono e si recarono alla quercia della Stele che si trova in città. Là proclamarono re Abimelech".
Altro che illegittimo. Mi si passi il francesismo, ma questo è a tutti gli effetti un bastardo figlio di troia.
Con affetto, gli dedico un immortale brano della premiata ditta Stadio-Lucio Dalla.


martedì 9 aprile 2013

Una fame assassina

Un affamato è un potenziale assassino
Occhio a rifiutare il cibo a chi è affamato: le conseguenze potrebbero essere nefaste. Lo provano sulla loro pelle gli abitanti di Succot e Penuel, che nel capitolo 8 del libro dei Giudici si rifiutano di rifocillare l'esercito di Gedeone, impegnato nell'inseguimento dei Madianiti, terrorizzati dalla riuscitissima imboscata notturna organizzata dagli Israeliti.
Gedeone ha già ottenuto la testa di due comandanti nemici, Oreb e Zeeb. Ma non gli basta: con i suoi 300 leccatori scelti oltrepassa il Giordano e prosegue l'inseguimento ad altri due re Madianiti, Zebach e Zalmunna, attraverso le amene città di Succot e Penuel (i.i. - inciso idiota: era noto che fosse raccomandabile tenere alla larga le procaci fanciulle di Succot dai testosteronici giovinotti di Penuel, al fine di evitare spiacevoli compromissioni suggerite dai nomi delle rispettive città).
Qui Gedeone chiede cibo per i suoi affamati soldati, ma gli abitanti glielo rifiutano: "Avete già preso Zebach e Zalmunna? No! E perché allora dovremmo dar da mangiare al tuo esercito?".
Avranno modo di pentirsene. Una volta raggiunti i due re e i 15.000 uomini al loro seguito, Gedeone e i suoi 300 se ne sbarazzano facilmente e fanno prigionieri i due monarchi. A loro Gedeone penserà più tardi.
Prima c'è l'"affronto famelico" da vendicare. Sulla strada del ritorno, catturato un ragazzo di Succot, il Giudice lo fa interrogare fino ad ottenere i nomi dei 76 capi e responsabili della città: tutti loro vengono frustati con le spine e i cardi del deserto. Va ancora peggio a quelli di Penuel: la torre simbolo della città viene abbattuta (e qui mica ci vuole Freud...), e gli abitanti uccisi.
Spero che Zebach e Zalmunna non si fossero illusi di farla franca, nel frattempo. Sistemati i conti in sospeso, Gedeone li interroga a loro volta: "Com'erano gli uomini che avete ucciso sul Tabor?".
Gli risposero: "Assomigliavano a te e sembravano tanti principi".
Saranno anche re, ma non brillano certo per scaltrezza.
Gedeone esclamò: "Allora erano miei fratelli, figli di mia madre!".
La condanna a morte è inevitabile. Prima Gedeone prova a farla eseguire dal suo giovane figlio Ieter, ma visto che il ragazzo tentenna provvede personalmente: "egli li uccise e prese i collari dei loro cammelli".
Immagino che i cammelli in questione, prima, se li fosse cucinati arrosto: in tutto questo inseguire ed ammazzare, si era ancora dimenticato di pranzare...

venerdì 23 novembre 2012

Pollicino il Mutilato

Ad Adoni-Bezek furono mutilati i pollici
Nella Bibbia lo chiamano Adoni-Bezek, ed è il re della città di Bezek. Complimenti ai genitori per la fantasia. Incontriamo questo sovrano dal triste destino nel capitolo che apre il Libro dei Giudici.
Dopo la morte di Giosuè, pare che il Signore per un po' di tempo non abbia voglia di scegliersi un nuovo interlocutore privilegiato. Un po' come quando ti è appena morto il cane o il gatto, e ancora non te la senti di affezionarti ad un nuovo amico a quattro zampe.
Così il Signore si rivolge genericamente al suo popolo, e ordina alla tribù di Giuda di attaccare per prima il territorio dei cananei. I volenterosi soldati di Giuda convincono gli amici della tribù di Simeone a tentare insieme l'impresa bellica, e formano un'unica armata per andare a far la guerra contro cananei e perizziti - per la cronaca, dicono che il primo popolo fosse solito abbellire i propri cani con vezzosi nei finti; il secondo, invece, coltivava alberi di pero che purtroppo spesso avvizzivano precocemente.
Missione compiuta senza problemi: "A Bezek sconfissero diecimila uomini". Tra questi, appunto, c'è anche il re Adoni-Bezek, che vista la mal parata si dà disperatamente alla fuga.
Pessima idea.
"I soldati di Giuda lo inseguirono, lo fecero prigioniero e gli tagliarono i pollici alle mani e ai piedi". Perché scelsero proprio questa mutilazione, per me è un mistero. Le note suggeriscono che così il re non poteva più tirare con l'arco. Mi sfugge per quale motivo a un re prigioniero dovesse essere lasciato in dotazione un arco con tanto di frecce da utilizzare a piacere, ma evidentemente sono io che non ci arrivo.
Il re così piange la propria sventura: "In passato settanta re con mani e piedi mutilati raccoglievano sotto la mia tavola gli avanzi dei miei pasti. Ora il Signore mi ha restituito il male che ho fatto".
Ancora una volta rimango piuttosto perplesso. Quanto lunga doveva essere questa tavola per riuscire ad ospitare sotto di sé settanta re con mani e piedi mutilati? Magari avranno fatto a turno: ogni giorno un re mutilato diverso sotto il tavolo, al quale gettare un tozzo di pane morsicato. Usanza simpatica.
Del resto, deduco che anche mutilare i re sconfitti dovesse essere una consuetudine molto in voga all'epoca.
Gente che vai, costumi che trovi.
E allora, inutile stupirsi: proprio non poteva andare diversamente, al re di Bezek.
Lo chiamavano Adoni-Bezek, povero disgraziato. Io me lo ricorderò come Pollicino il Mutilato.

lunedì 8 ottobre 2012

Il flop dei Fantastici Cinque

I cinque re amorrei: un quintetto
che ha fatto flop in una sola giornata
Non so se i cinque re amorrei Adoni-Zedek, Oam, Piream, Iafia e Debir, a capo di altrettante città (Gerusalemme, Ebron, Iarmut, Lachis e Eglon), fossero dichiaratamente gay o grandi esperti di stile e buone maniere come i Fantastici Cinque.
Certo è che se il quintetto del programma di La7 ha avuto una sopravvivenza televisiva piuttosto limitata (appena un paio di stagioni, dal 2003 al 2004), il quintetto amorreo si è reso protagonista di un flop ben più immediato e clamoroso, raccontato al capitolo 10 del libro di Giosuè.
Ignoro se i cinque re ne sapessero qualcosa di bon ton e carinerie, dicevo; risulta invece subito lampante che, quanto a strategia bellica e valutazione dell'avversario, non ne capiscono un'emerita mazza. Solo a degli sprovveduti, infatti, può venire in mente di andare ad attaccare gli abitanti di Gabaon, che molto più saggiamente hanno deciso di allearsi con Giosuè e il popolo israelita, protetto da un certo Signore che ha ampiamente dimostrato di poter distruggere ogni avversario. L'esito della battaglia - va da sé - non è mai in discussione. E Dio, come ormai d'abitudine, ci mette del suo con quel tantinello di crudeltà tipica del gatto che gioca con il topo.
"Quando gli amorrei fuggivano lungo la discesa di Bet-Oron, il Signore fece cadere su di loro chicchi di grandine grossi come sassi, fin quando non arrivarono ad Azeka. Ne uccise più la grandine che la spada degli israeliti".
Tanto per prolungare il divertimento, Giosuè pensa bene di chiedere un altro aiutino miracoloso: "Sole, fermati su Gabaon!". Detto fatto, la luce del giorno continua a splendere per molte ore, in modo da consentire agli israeliti di proseguire a piacere la mattanza.
I (mica tanto) Fantastici Cinque tentano disperatamente di nascondersi infilandosi in una grotta a Makkeda. Giosuè, avvisato dai suoi soldati, fa chiudere l'ingresso della grotta con svariati macigni, mette un manipolo di uomini a piantonare il posto, e poi se ne va bel bello a sterminare un altro po' di amorrei. Di ritorno alla grotta, chiude in bellezza questa lunga giornata di allegro massacro. "I cinque re [...] furono trascinati fuori e condotti da Giosuè. Egli fece radunare tutti gli israeliti e ordinò ai comandanti che lo avevano seguito in guerra: "Venite vicino e calpestate questi re! Passate sul loro collo!". Così fecero".
No, non è ancora finita. "Poi uccise i cinque re. Fece appendere i loro cadaveri a cinque alberi e li lasciò appesi là fino a sera. Al tramonto Giosuè comandò di toglierli dagli alberi e di gettarli nella grotta dove erano andati a nascondersi. L'entrata della caverna fu chiusa con un mucchio di pietre. Quel mucchio è ancora là".
Prima considerazione: questa zona della Palestina è piena di mucchi di pietre (ricordate cos'era successo ad Ai e allo sciagurato Acan?). Se passate di là, state attenti a non inciampare.
Seconda considerazione: tutti i quintetti non sono destinati a lunga fortuna. Qualche anno per i Take That e le Spice Girls, ancora meno per i Back Street Boys o i Five. Ma i Fantastici Cinque (gli amorrei, non quelli di La7) sono di certo il quintetto meno longevo e più sfigato della storia.

martedì 11 settembre 2012

Braveheart non abita a Gabaon


Il coraggio di Braveheart
non è di moda a Gabaon

Possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà!”. Così l’impavido condottiero William Wallace/Mel Gibson arringa l’esercito degli straccioni scozzesi ad immolarsi contro l’armatissima armata inglese.
Gran bel discorso patriottico! - pensano i valorosi guerrieri delle highlands, che iniziano a urlare come ossessi preparandosi allo scontro finale.
Gran bel discorso del cazzo! - avrebbero pensato invece i cittadini di Gabaon. Altro che libertà: meglio una dignitosa e lunga vita da schiavi boscaioli, che un'eroica e rapidissima morte sul campo di battaglia.
Questa è la saggia filosofia che spinge gli abitanti di Gabaon a non ripetere l'errore commesso dai loro vicini di Gerico e di Ai, sterminati fino all'ultimo provando ad opporsi all'esercito di Giosuè. Come evitare l'inevitabile, dato che i soldati israeliti sono ormai vicinissimi e il Signore ha ordinato loro di conquistare e radere al suolo ogni città sul loro cammino? Gli ingegnosi Gabaonesi - sempre che si chiamino così - mettono a punto uno stratagemma. Si travestono come se avessero percorso migliaia e migliaia di chilometri, vestendo abiti e sandali logori e caricando sacche e otri vuoti sugli asini, e vanno all'accampamento israelita di Calgala (Libro di Giosuè, capitolo 9). Una volta al cospetto di Giosuè, la buttano sul patetico: "Vogliamo essere vostri servitori e vi chiediamo di fare con noi un trattato di alleanza. Guardate il nostro pane! Quando siamo partiti da casa era ancora caldo; ora è secco e sbriciolato. I nostri otri, quando li abbiamo riempiti, erano nuovi; vedete come sono ridotti. I nostri vestiti e i nostri sandali sono consumati per il lungo viaggio che abbiamo fatto".
Giosuè, che in fondo è un buon uomo, si lascia convincere. "E così si impegnò a lasciarli vivere in pace. I capi della comunità confermarono l'accordo con un giuramento". E se sei un israelita e hai giurato, amico mio, sei fregato irrimediabilmente. Così, tre giorni dopo, Giosuè e i suoi percorrono i pochi chilometri che li separano da Gabaon e scoprono di essere stati raggirati dai suoi scaltri abitanti, ma non possono giustiziarli come vorrebbero: "Ci siamo impegnati nel nome del Signore perciò non possiamo far loro del male. Dobbiamo lasciarli in vita e mantenere la parola data, altrimenti Dio ci punirà". A Giosuè non resta che infliggere loro una condanna alla sottomissione eterna: "li rese schiavi e li obbligò a spaccar legna e portar acqua per il popolo e per l'altare del Signore nel luogo che il Signore avrebbe scelto. Ed essi continuano a farlo ancor oggi". Schiavi e boscaioli, ma vivi e vegeti. Alla faccia di Braveheart, crepato per il suo coraggio.

giovedì 9 agosto 2012

Tatadìo alla riscossa

Tornano le punizioni esemplari di Tatadìo
Gerico è conquistata, tutti i suoi abitanti sono stati sterminati a dovere, ad eccezione della prostituta Rab e della sua famiglia per il prezioso aiuto fornito alle spie israeliane (vedi qui).
Il Signore, insomma, dovrebbe essere più che compiaciuto per le imprese del suo popolo ubbidiente.
Peccato che qualcuno si creda più furbo degli altri e rovini l'idillio.
L'israelita monello che mette nei guai tutti gli altri è Acan. Nel capitolo settimo del libro di Giosuè scopriamo che questo discendente della tribù di Giuda - e ti pareva...- ha tradito il patto di obbedienza con Dio: anziché gettare nel fuoco sacro tutte le ricchezze di Gerico, si è tenuto per sé parte del bottino (un mantello babilonese, duecento pezzi d'argento e un pezzo d'oro da oltre mezzo chilo), e ha nascosto il malloppo in un buco nella sua tenda.
Gli Israeliti, ignari del misfatto, se ne partono baldanzosi alla conquista di un'altra piccola città, Ai, convinti di cavarsela comodamente avendo Dio dalla loro parte. Ma i tremila soldati, a sorpresa, incappano in una sonora sconfitta: 36 vengono uccisi, gli altri sono messi in fuga.
Giosuè chiede conto al Signore del mancato sostegno, e il mistero è svelato: "Gli Israeliti hanno peccato. [...] Hanno osato prendere per sé qualcosa che doveva essere distrutto. L'hanno rubato e l'hanno nascosto tra i propri bagagli. Per questo gli Israeliti non possono più resistere ai nemici".
Come rimediare a una marachella tanto grave ? I lettori affezionati immagineranno già la risposta: qui ci vuole Tatadìo con le sue punizioni esemplari.  Detto fatto, il Signore dispone il castigo: "Quell'uomo che sarà indicato come possessore degli oggetti proibiti sarà bruciato con moglie e figli e tutto quel che gli appartiene". Mi pare equo.
Il mattino seguente Acan viene messo alle strette e confessa la sua colpa. L'epilogo è inevitabile. "Tutti gli Israeliti scagliarono pietre constro Acan e la sua famiglia, fino a farli morire". Basta così, direi.
"Poi bruciarono tutte le sue cose e vi gettarono sopra un mucchio di pietre"Giusto, giusto: s'era detto di bruciarli, non sarebbe stato carino rimangiarsi la parola data. A posto così, no?
"Ricoprirono i resti di Acan con un altro mucchio di pietre che è ancora là".
Qualcos'altro?
"Dopo questi fatti lo sdegno del Signore contro Israele cessò".
Ah, ecco. Alla fine bastava così poco...

giovedì 22 marzo 2012

Mosè VooDoo

Le maledizioni di Mosè
ricordano i riti VooDoo
Oggi, per lo più, le persone seguono una religione perché affidano a Dio le proprie speranze di una vita migliore, nel mondo terreno o in quello ultraterreno.
Ai tempi di Mosè, a quanto pare, una delle motivazioni psicologiche prevalenti era invece la paura: "Fai quello che ti ordina Dio, o sarai punito severamente". Una prassi che abbiamo già avuto modo di vedere frequentemente e fantasiosamente applicata nei primi libri della Bibbia.
Nei capitoli 27 e 28 del Deuteronomio, Mosè rinnova il campionario degli "spauracchi divini" elencando dettagliatamente una serie di maledizioni orribili, degne del più sadico rito VooDoo: a scagliarle sui colpevoli, secondo le sue indicazioni, dovranno essere le tribù di Ruben, Gad, Aser Zabulon, Dan e Neftali, dall'alto del monte Ebal.
Anche in questo caso, ce ne sono alcune che mi hanno particolarmente impressionato:
- "Maledetto chi indica a un cieco la strada sbagliata!". Però nulla vieta espressamente di gridare insulti ad un sordo voltato di spalle: almeno non ci hanno tolto tutti i divertimenti...
- Il nutrito elenco di maledizioni per i rapporti sessuali proibiti - è ormai evidente che si tratta di una piaga sociale dilagante tra gli israeliti - stavolta punisce con una maledizione specifica queste categorie di insaziabili libidionsi: "Chi dorme con una delle mogli di suo padre"; "Chi ha rapporti sessuali con qualsiasi animale"; "Chi dorme con sua sorella"; "Chi dorme con la suocera". Credo che il destino di tutti i componenti della famiglia Forrester di Beautiful sia segnato per sempre. Ci resta comunque un'ultima trasgressione sulla quale al momento Dio lascia correre: le cugine bonazze. Diamoci dentro.
- "Maledetto chi uccide qualcuno di nascosto". Se proprio dovete farlo, fatelo alla luce del sole. Al massimo sarete lapidati, ma vi eviterete il VooDoo.
Per chi poi  disubbidisce alle leggi di Dio, sono previste disgrazie indicibili che riempiono due pagine intere. Pesco anche in questo caso tra le più immaginifiche:
- "Sarà maledetto chi abita in città e chi abita in campagna". Provate a rifugiarvi al mare o in collina: vedi mai che siano zona franca. Magari vale anche la prima periferia urbana, ma non garantisco.
- "Il Signore vi colpirà con malattie che consumano, febbri e infiammazioni". E fin qui, acqua abbondante e qualche tachipirina forse potrebbero aiutare. Il vero problema è quello che segue: "Il Signore vi colpirà con ulcere, come gli Egiziani, con emorroidi, rogna e prurito, da cui non potrete guarire. Il Signore vi colpirà con pazzia, cecità e demenza. [...] Il Signore vi colpirà con terribili piaghe alle ginocchia e alle gambe: non si potranno guarire e si estenderanno sul vostro corpo dalla testa ai piedi". Direi che l'ammonimento è sufficientemente chiaro.
- "Quando uno si fidanzerà, un altro possederà la sua donna". Pure cornuti.
- "I vostri nemici vi ridurranno a un tale stato di necessità, che sarete costretti a mangiare i vostri bambini. [...] La donna più sensibile e delicata, che non aveva mai provato neppure a poggiare un piede per terra, tanto era sensibile e delicata, guarderà con ingordigia il marito che ama, il figlio e la figlia, persino la placenta uscita da lei, e il bambino che ha appena dato alla luce. Essa spera di poterli mangiare di nascosto". Vuoi vedere che Dante ha preso ispirazione da qui per il suo Conte Ugolino?

venerdì 24 febbraio 2012

Rolling Stones

Rolling Stones: di moda tra gli Israeliti
Non so proprio come sarebbe andata ai Beatles, ma so per certo che i Rolling Stones avrebbero avuto un gran successo presso gli Israeliti al seguito di Mosè.
Avevano il nome perfetto per sfondare: le "pietre in continuo movimento", infatti, erano di gran moda a quell'epoca. Lo avevamo già capito, ma il Deuteronomio anche in questo caso riprende e amplia il concetto con dovizia di dettagli.
C'è sempre un buon motivo per una lapidazione di massa. Oltre al caso già citato di un familiare che disgraziatamente decida di seguire un'altra religione, vi sono altri fortunati candidati ad essere sepolti da una simpatica montagnola di sassi:
- un figlio testardo e ribelle, che non ubbidisce ai genitori nemmeno se lo castigano. "Allora suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della città, di fronte al tribunale. Essi diranno: Questo nostro figlio è testardo e ribelle; non vuole ubbidirci, è pieno di vizi e ubriacone. Allora tutti gli uomini della sua città lo faranno morire a sassate". Severo ma giusto.
- una ragazza che il marito, la prima notte di nozze, scopre non essere vergine. "I genitori mostreranno agli anziani il panno con le tracce di sangue della notte nuziale. [...] Ma se non c'è prova che la ragazza è vergine, allora la condurranno all'ingresso della casa del padre, e la gente della sua città la farà morire a sassate". I panni sporchi non si lavano in casa, anzi: al bisogno, si mostrano in pubblico.
- chi è dedito alle scappatelle amorose. "Se un uomo sarà sorpreso a dormire con una donna sposata, tutti e due dovranno morire: l'uomo e la donna". Finalmente la parità tra i sessi!. E ancora: "Se un uomo trova in città una ragazza fidanzata a un altro e dorme con lei, li condurrete all'ingresso della città e li farete morire tutti e due a sassate". E chissenefrega se avete dormito insieme senza combinare nulla. Dura lex, sed lex. Anche quando si parla di sex.
Prendere a sassate chi ci mette le corna: questa sì, che è satisfaction!...

martedì 14 febbraio 2012

Scaglia la prima pietra!

Una lapidazione non guasta mai
Un inno al fondamentalismo e alle guerre di religione. Non c'è altro modo per definire il tredicesimo capitolo del Deuteronomio, se preso alla lettera.
Certo, il Signore aveva già espresso più volte il suo orientamento non propriamente tollerante nei confronti di chi professasse un'altra fede (tre casi esemplari: qui, qui e qui).
Stavolta però ribadisce il concetto in maniera ancora più netta. Tanto per cominciare, scopro che probabilmente proprio questo è uno dei passi biblici ai quali faranno riferimento i Maestri della Legge per far condannare alla crocefissione Gesù, il "falso Messia".
"Potrebbe venire tra voi qualche profeta o qualche visionario a dirvi di seguire e di adorare altri dèi, con i quali non avete nulla a che fare. Cercheranno di dar forza alle loro parole con la predizione di qualche fatto straordinario, che poi si avvererà. Non ascoltate le parole di quel profeta o di quel visionario! Il Signore, vostro Dio, vi mette alla prova. [...] Quel profeta o quel visionario saranno messi a morte. [...] Estirpate il male che è in mezzo a voi!".
Il "male" può anche essere rappresentato da qualcuno, magari una persona cara ("un fratello, figlio della tua stessa madre, un figlio, una figlia, la moglie o un amico"), che ti faccia conoscere "divinità di popoli stranieri, non importa se sono vicini o se abitano in capo al mondo".
In questi casi, la prima raccomandazione è ovvia: "Non ascoltarli e non dar loro retta!". Uno zinzinello più impegnativo e drastico è il secondo ordine: "Non lasciarti neppure prendere da compassione per perdonarli o coprire la loro colpa. Devi uccidere una persona del genere! Devi essere il primo a lanciare il sasso, e poi tutto il popolo getterà sassi per farla morire". Ma sì, una bella lapidazione non guasta mai.
Ma basterà punirne uno per educarne cento, come raccomandavano i brigatisti rossi negli anni Settanta? Il Dio degli israeliti preferisce andare sul sicuro. "In una delle vostre città, che il Signore, vostro Dio, vi dà, potrebbero esserci dei buoni a niente che invitano i loro concittadini a seguire ed adorare altri dèi, con i quali non avete mai avuto a che fare. Quando lo verrete a sapere, farete indagini per conoscere come stanno le cose: vi informerete con cura. Se risulterà che il fatto è vero, e che una tale vergogna è stata commessa in mezzo a voi, destinerete allo sterminio quella città e quanto c'è in essa. Ucciderete gli abitanti e il loro bestiame, e porterete tutto il bottino in mezzo alla piazza. Poi lo brucerete totalmente insieme alla città come sacrificio per il Signore, vostro Dio. Di essa rimarrà per sempre solo un mucchio di rovine, e non sarà più ricostruita. Non potrete trattenere nulla di ciò che sarà destinato allo sterminio. Se così farete, il Signore non andrà in collera con voi, anzi, vi tratterà con affetto e bontà e vi renderà numerosi, come ha giurato ai vostri padri".
Adesso so come regolarmi la prossima volta che un testimone di Geova mi suona il campanello.

martedì 7 febbraio 2012

Bastoni, non carote

Tra il bastone e la carota,
il Signore non ha alcun dubbio...
Gli ebrei al seguito di Mosè devono essere parecchio distratti e di memoria corta. Non si spiegherebbe altrimenti perché il vecchio condottiero, ormai prossimo alla morte,  sia così martellante nel ribadire più volte gli stessi concetti nelle lunghe orazioni pubbliche trascritte nel Deuteronomio.
I capitoli dall'1 all'11, di fatto, girano intorno a tre concetti chiave ripetuti fino alla nausea.
Primo: Dio è fortissimo, e se s'incazza distrugge tutto e tutti. Meglio, quindi, non farlo arrabbiare. A riprova di questo, Mosè ricorda continuamente come il Signore abbia manifestato la sua potenza sterminando il faraone e il suo esercito, diventando fulmine e fuoco, o annientando i nemici del suo popolo.
Secondo: chi ubbidisce in tutto e per tutto a Dio, avrà ogni bene. Chi sgarra, sarà severamente castigato. Mosè ricorda come più e più volte Tatadìo sia intervenuta per punire il suo popolo capriccioso. A farla tornare non ci vuole niente: "State bene attenti - avverte il patriarca - perché è in gioco la vostra stessa vita: non dovete perdervi a fare statue che rappresentino un dio sotto forma di uomo o di donna, e neppure sotto forma di un qualunque animale". Basti per tutte la lezione del Vitello d'Oro.
Terzo: se incontrate un popolo che adora un altro dio, cancellatelo dalla faccia della terra. La compassione e la tolleranza sono concetti estranei al Signore dell'Antico Testamento. Sulla strada che li porterà alla Terra Promessa, gli israeliti si imbatteranno ancora in sette popoli: Ittiti, Gergesei, Amorrei, Cananei, Perizziti, Evei e Gebusei. Dio non vuole perdere tempo in complicati tentativi di convivenza pacifica: "Dovrete sterminare tutti questi popoli: non farete alleanza con loro e non ne avrete pietà! Non dovrete imparentarvi con loro: non lascerete che le vostre figlie sposino i loro figli e non darete in moglie ai vostri figli le loro figlie. Altrimenti farebbero allontanare i vostri figli dal seguire me, e i vostri figli adorerebbero altri dei. Il Signore andrebbe in collera contro di voi e vi distruggerebbe senza esitare. Al contrario, con loro vi comporterete così: distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri e brucerete le statue dei loro dei".
Lasciate perdere le carote, tenete pronte cataste di bastoni.

martedì 10 gennaio 2012

Bandius!

Bandius! per gli assassini involontari
nelle città-rifugio dei Leviti
Pillola di antropologia culturale. Quand'ero piccolo, dalle mie parti (provincia di Vicenza), tra bambini si giocava ancora nei cortili o sulle strade interne dei quartieri residenziali a Prendersi: un bambino, per sfiga congenita, all'inizio del gioco ce l'aveva - che cosa di preciso avesse, a dire il vero, non si è mai capito, ma doveva essere qualcosa di riprovevole, tipo una malattia... - e per passarla doveva rincorrere gli altri bambini e arrivare a toccarli gridando "Tua!". Il bambino toccato a quel punto ce l'aveva, ed iniziava a sua volta a rincorrere gli altri, mentre il primigenio impuro diventava di colpo libero ed in fuga dal nuovo untore. Ora, dopo ore di corse, poteva ben capitare che a qualcuno mancasse il fiato. Il codice comune consentiva a ogni bambino di incrociare le dita, gridare "Bandius!" (possibili varianti: Sbandius! e Ali-Bandius!, bastava spostarsi di qualche chilometro in un altro paese) per invocare una pausa di qualche minuto: finché teneva le dita incrociate, quel bambino era intoccabile. Il tempo di rifiatare, poi si ricominciava a scappare, allegri e sudatissimi.
Una variante evoluta del gioco era "Alto-Terra" (a seconda della variabile linguistico-geografica di cui sopra, la la denominazione poteva diventare "Alto-Basso"). Questa era possibile nel caso in cui ai bordi del cortile o della strada dove si giocava, ci fosse un muretto, un marciapiede, o comunque un piano rialzato. Chi ce l'aveva, poteva rincorrere e toccare gli altri solo mentre scorrazzavano a livello del suolo; per rifiatare ed essere momentaneamente in salvo, anziché incrociare le dita gridando parole magiche, era sufficiente salire sul piano rialzato.
Ora, perché questo lungo pippone sulle attività ludiche dei bimbi vicentini negli anni Ottanta?
Perché scopro adesso, con un pizzico di sincera emozione, che "Alto-Terra" era un gioco molto serio e considerato anche tra gli adulti israeliti, che confermano di prendere spesso come riferimento per le loro leggi i giochi infantili, come già dimostrato con la pratica del capro-espiatorio, chiaramente derivata dal Nascondino. Il capitolo 35 dei Numeri, infatti, ci parla delle sei città-rifugio affidate ai Leviti, pensate apposta per consentire, a chi avesse commesso un omicidio involontario, di fuggire ed essere momentaneamente in salvo dalla vendetta del parente dell'ammazzato.Il fatto che servissero ben sei città specificamente dedicate a questo, mi lascia intuire che gli omicidi non intenzionali fossero piuttosto frequenti tra gli ebrei.
Il Signore stesso spiega a Mosè: "Può anche capitare che qualcuno causi la morte di un altro con una spinta data senza cattiveria, incidentalmente, oppure colpendolo con un oggetto, ma senza farlo apposta. Qualcuno può far cadere addosso a una persona, senza averla vista, una pietra che può causare la morte e di fatto lo uccide". Sei città piene di gente così? Sbadati, maldestri e con seri problemi agli apparati motori e visivi, questi israeliti...
Comunque, se in caso di omicidio volontario la legge prevede che "l'uomo incaricato di vendicare la vittima dovrà uccidere l'assassino, appena lo troverà", in caso di omicidio involontario il maldestro colpevole può invece  scappare in una delle città-rifugio: lì sarà in salvo, proprio come un bambino che abbia gridato "Bandius!" o sia salito in "Alto". Attenzione, però: deve rimanere lì fino a quando muore il Sommo Sacerdote. "Se lascia i confini della città-rifugio e l'uomo incaricato di vendicare la vittima lo trova, potrà ucciderlo senza rendersi colpevole di omicidio".
Meglio rimanere al sicuro assieme agli altri killer involontari e imbranati. A patto, ovviamente, di tenersi ben alla larga dai cantieri edili di quelle città. Bandius forever.

martedì 20 dicembre 2011

Gli Spietati

Mosè è più Spietato degli Spietati
Altro che Clint Eastwood e compagnia sparante. L'Oscar per il Più Spietato degli Spietati se lo aggiudica senza ombra di dubbio Mosè, che torna protagonista, più vecchio e più incazzato che mai, nel capitolo 31 dei Numeri. A onor del vero, bisogna dire che Dio lo istiga e lo provoca un tantinello, ricordandogli senza troppi giri di parole che presto tirerà le cuoia: "Prima di morire, vendicati sui Madianiti, per quel che hanno fatto gli Israeliti!".
Già, i Madianiti, e soprattutto le donne madianite: quelle che avevano sedotto i giovanotti del popolo eletto, facendoli convertire e condannandoli così all'ira funesta e vendicativa del Signore.
Forse per ingraziarsi Dio e guadagnarsi  un posticino bello comodo nell'aldilà, Mosè decide di fare le cose in grande e organizza una guerra violenta e sanguinaria, assecondando gli ormai arcinoti gusti del Signore.
Contro i Madianiti si mette allora in moto un'armata di 12.000 soldati, 1.000 per ogni tribù, accompagnati dal sacerdote Finees. La strage è presto compiuta: ammazzati i cinque re madianiti, fatti prigionieri donne e bambini, requisiti animali, greggi e ogni bene, inceneriti gli accampamenti e incendiate le cittàNessuno tra gli Israeliti viene ucciso: in segno di ringraziamento, i comandanti offrono al Signore 170 chilli d'oro.
Un lavoro coi fiocchi, tanto è vero che l'esercito torna tutto tronfio da Mosè, portandogli il bottino, le donne e i bambini: i soldati già pregustano la ricompensa, o quantomeno l'encomio pubblico da parte del patriarca. L'accoglienza che ricevono, però, è ben diversa. "Allora Mosè andò in collera con i comandanti dei reparti e delle squadre tornati dalla battaglia. Egli disse loro: Come? Avete lasciato in vita le donne? Lo sapevate che proprio le donne madianite, istigate da Balaam, hanno spinto gli Israeliti a commettere gravi colpe verso il Signore.[...] Ora uccidete tutti i ragazzi e anche le donne che sono appartenute a un uomo, ma conserverete in vita per voi le ragazze ancora vergini".
Va bene l'ira vendicativa, ma perché sprecare tanto ben di Dio? Mi pare giusto. Il Signore stesso indica quindi a Mosè come spartire il bottino: sulla base delle sue indicazioni, 337.500 pecore, 36.000 buoi, 30.500 asini e 16.000 ragazze vergini spettano ai combattenti; altrettanti per ogni "specie" (è significativo che le ragazze vergini siano comprese nell'elenco al pari delle altre bestie...) vengono divisi tra il resto del popolo; al sacerdote Eleazaro viene invece consegnata la parte riservata al Signore, cioè 675 pecore, 72 buoi, 61 asini e 32 vergini, e lo stesso quantitativo viene concesso anche ai Leviti.
Ora, mi è chiaro che gli animali sono destinati al sacrificio rituale. Ma cosa se ne farà Eleazaro delle vergini riservate al Signore? Potete dire la vostra cliccando sul sondaggio inserito nell'apposita Area (scorrete la colonna a destra dello schermo).
"Allora, sto uscendo. Se vedo qualcuno là fuori l'ammazzo. Se qualche figlio di puttana mi spara addosso non ammazzo soltanto lui, gli ammazzo anche la moglie e tutti i suoi amici. E poi gli brucio anche la casa. Meglio che nessuno spari. Voglio che facciate per Ned un bel funerale! E non azzardatevi più a sfregiare prostitute! Altrimenti torno e vi ammazzo tutti, figli di puttana". - Clint Eastwood/William Munny, Gli Spietati. O forse era Mosè nei Numeri. Adesso controllo.

martedì 22 novembre 2011

Ti amo da morire

Gli amanti Zimri e Zur muoiono
infilzati insieme dalla lancia di Finees
"Che non si muore per amore, è una gran bella verità". Mi spiace contraddirti, carissimo Lucio Battisti, ma il capitolo 25 dei Numeri sembra dimostrarci l'esatto contrario: d'amore si può morire, eccome. Di una morte tremenda e cruenta, per di più, se questo amore non piace a Dio.
Onestà per onestà, gli Israeliti, nel caso specifico, se la vanno a cercare. Non solo cominciano ad "avere rapporti con le donne moabite" (l'autore biblico non esplicita la natura di questi rapporti, ma dubito si trattasse di transazioni commerciali o di relazioni diplomatiche), ma pensano bene di farsi convertire: "esse li spinsero a offrir sacrifici ai loro dèi. Gli Israeliti presero parte ai loro pasti sacri e adorarono i loro dèi. Si dedicarono in particolare al culto del dio Baal di Peor". Dato il nome del dio in questione, mi viene da sospettare che le prestazioni sessuali dei maschi israeliti non fossero particolarmente generose, e le donne moabite sperassero in un intervento divino per aumentare portata e prestanza dei loro gingilli riproduttivi.
Di fronte a una sbandata così evidente dei suoi adorati figlioli, Tatadìo deve intervenire prontamente con un bonario buffetto correttivo per ricondurli sulla retta via. "Il Signore disse a Mosè: Prendi i capi del popolo e falli impiccare alla mia presenza in pieno giorno". Il patriarca provvede, ordinando di uccidere tutti gli uomini che abbiano reso culto a Baal di Peor.
Ma l'amore, nella sua follia, sa andare oltre la paura di perdere la propria vita. Il tragico eroe romantico di questa storia è Zimri, figlio di Salu, della tribù di Simeone, che decide di non nascondere la propria passione e si presenta nel bel mezzo dell'accampamento israelita mano nella mano con la sua amata Cozbi, topolona madianita figlia di un certo Zur.
Zimri e Zur, profeti del libero amore, non si curano degli sguardi torvi degli Israeliti, e se ne entrano nella tenda dell'uomo per consumare la loro passione. "A tale vista il sacerdote Finees, figlio di Eleazaro e nipote di Aronne, si alzò in mezzo all'assemblea e afferrò una lancia; seguì quell'uomo, penetrò nella tenda dove stava con la madianita e li uccise tutti e due con un colpo di lancia in pieno ventre".
Il Signore dimostra di apprezzare lo spiedino umano misto: "Il flagello che si era abbattuto sugli Israeliti cessò subito. A causa di esso erano già morte ventiquattromila persone".
Ventiquattromila. Come i baci di Celentano, pensa un po'. Aprire con Battisti e chiudere con Celentano: non sarebbe male. Per dovere di cronaca, devo tuttavia aggiungere che Dio esige il finale pirotecnico: confermando la sua passione per le scene di distruzione di massa, ordina a Mosè di attaccare e sterminare i Madianiti. Sull'altro versante, il dio Baal preferisce non intervenire in loro difesa, lasciando che se la sbrighino da soli. Non va benissimo, ma nessuno sopravvive per protestare.

mercoledì 9 novembre 2011

Morsi & Morti

Il morso mortale di un serpente:
niente di meglio contro i capricci
Ma quanto ci mancava Tatadìo? Confesso di essere ormai diventato un fan sfegatato dell'educatrice più severa e violenta della storia dell'umanità. Non appena i suoi figlioli Israeliti fanno i capricci, il Signore li punisce con generosi scapaccioni mortali di qualunque genere: dai fuochi assassini ai terremoti inghiottitori, passando per malattie incurabili e lapidazioni istantanee.
Nel capitolo 21 dei Numeri, finalmente, Tatadìo ritorna ad essere l'assoluta protagonista: un rientro sulle scene in grande stile, che non delude le attese delle sue folte schiere di ammiratori - se vi volete aggiungere, votatela  con un clic sul sondaggio che trovate scorrendo la colonna di destra dello schermo.
Già una volta, nel deserto, gli Israeliti si erano lamentati per la fame, per la sete, e soprattutto per avere ormai la nausea da manna; evidentemente però si sono dimenticati che Tatadìo li aveva castigati infliggendo loro una tremenda indigestione di quaglie. Viene il sospetto che, a furia di punizioni, i superstiti di quell'epoca siano ormai pochissimi, e la nuova generazione non abbia ancora imparato la lezione. Meglio dar loro una rinfrescata.
Il popolo, sconfortato, torna dunque a protestare contro Dio e contro Mosè: "Perché ci avete fatto lasciare l'Egitto? Per farci morire nel deserto? Siamo senza pane e senz'acqua, e ci è ormai venuta la nausea per la manna, un cibo da miseria!".
Troppo frignoni, per i miei gusti: qui ci vuole Tatadìo. Che, puntuale, interviene risoluta e ci sorprende con un castigo davvero originale, da riutilizzare sicuramente quando i nostri bambini si lamentano perché non vogliono gli zucchini come contorno: "Il Signore mandò contro di loro serpenti velenosi, i quali morsero un gran numero d'Israeliti, che morirono".
Indovinate un po'? Funziona subito!
"Il resto del popolo andò da Mosè e gli disse: Abbiamo fatto male a criticare il Signore e a criticare te. Ma tu prega il Signore perché allontani da noi i serpenti".
Eh no, carini, troppo comodo. Meglio che i serpenti restino, tanto perché vi sia chiara la lezione. Nella sua infinita bontà, Tatadìo tuttavia concede ai suoi figlioli di provare solo dolore, senza più morire. "Allora il Signore disse a Mosè: Fa' un serpente di metallo e fissalo in cima a una pertica. Chi sarà morso da un serpente e guarderà quello di metallo, salverà la propria vita!".
Non solo una punizione esemplare, ma addirittura un castigo che stimola l'attività fisica e l'attenzione dei vispi Israeliti: Tatadìo, sei impagabile!

venerdì 14 ottobre 2011

Spartacus

Core, come Spartaco,
capeggiò una ribellione
Quando pochi comandano su molti, prima o poi va a finire male.
I Romani lo impararono con la ribellione di Spartaco, il gladiatore che guidò gli schiavi ad una sommossa capace di mettere a ferro e fuoco tutta l'Italia dal Vesuvio in giù tra il 73 e il 71 avanti Cristo - wikipedia, sempre sia lodata. Ma prima ancora dovettero farci i conti pure Mosè ed Aronne, che un bel giorno si ritrovarono ad affrontare i leviti Core, Datan, Abiram e On, sobillatori di una rivolta alimentata da altri 250 tra gli Israeliti più influenti nella comunità (Numeri, capitoli 16 e 17).
Core e gli altri "incazzados" - di questi tempi va di moda utilizzare suoni spagnoleggianti per definire chi protesta...-  ritengono ingiusto che solo Mosè e i discendenti di Aronne facciano i sacerdoti ("Perché pretendete di essere superiori a tutto il resto del popolo del Signore?"), ma soprattutto si lamentano per gli stenti che continuano a patire nel loro peregrinare attraverso il deserto. A questo proposito, accusando Mosè, rigirano l'espressione già usata da Giosuè e Caleb descrivendo la Terra Promessa: "Tu ci hai fatto lasciare una terra dove scorre latte e miele (riferendosi all'Egitto) [...] e non ci hai per nulla condotti in una terra dove scorre latte e miele (riferendosi al deserto, decisamente diverso dalla Terra Promessa)". Comincio a sospettare che il libro dei Numeri sia sponsorizzato dal signor Ambrosoli, quello delle caramelle.
Sarà Dio stesso a dimostrare il giorno successivo chi sta dalla parte del giusto, accettando o meno l'offerta d'incenso consumata sui bracieri dai sacerdoti "autorizzati" e dagli aspiranti tali in contemporanea. Si annuncia un mezzogiorno di fuoco. Letteralmente.
Quando l'incenso inizia a sfrigolare sui bracieri, alla presenza di tutto il popolo, Mosè invoca Dio di rendere manifesta la sua condanna contro i rivoltosi. Basta chiedere. "Appena Mosè ebbe finito di parlare, il suolo si spaccò sotto i piedi di Datan e Abiram. La terra si aprì e li inghiottì insieme con le loro famiglie; sprofondarono pure i sostenitori di Core e tutti i loro beni. Quegli uomini e tutta la loro banda piombarono vivi nella voragine. La terra li ricoprì, e scomparvero dall'assemblea del popolo d'Israele. [...] Divampò una fiamma mandata dal Signore e bruciò vivi i 250 uomini che presentavano l'incenso sui bracieri".
A me il verdetto divino pare sufficientemente chiaro. Qualcuno, però, evidentemente non ha ben capito, e ha la geniale idea di accusare nuovamente Mosè e Aronne: "Voi avete fatto morire il popolo del Signore!". Di fronte a tale capriccio, Tatadìo non può esimersi dall'assestare l'ennesimo, sonoro scapaccione ai suoi figli monelli: "il numero delle vittime del flagello fu di 14.700, senza contare i sostenitori di Core morti prima". Saranno stati pure "incazzados", ma Dio si conferma il più "incazzado" di tutti. E meno male che Aronne, su invito di Mosè, corre ad effettuare in tutta fretta un rito di purificazione per placare l'ira del Signore. Il metodo educativo delle punizioni corporali, comunque, finora non ha portato grandi risultati. Tatadìo, che sia il caso di provare qualcos'altro, una buona volta, o li vogliamo ammazzare proprio tutti?

sabato 8 ottobre 2011

Se lavori, ti tirano le pietre

La canzone di Pieretti e Gianco
è ispirata alla legge di Mosè?
Finora non ci avevo mai fatto caso, ma la canzone Pietre evidenzia una chiara ispirazione biblica. "Se sei cattivo, ti tirano le pietre" - il secondo verso della prima strofa - è un toccante riferimento al triste destino dell'anonimo primo bestemmiatore, di cui abbiamo letto nel Levitico.
L'attacco della seconda strofa, invece, è un epitaffio in memoria del malcapitato e sempre anonimo (si dice il peccato, ma non il peccatore...) "raccoglitore di legna", protagonista suo malgrado del quindicesimo capitolo dei Numeri.
"Se lavori, ti tirano le pietre", canta Gian Pieretti; ed è proprio quello che accade a questo israelita che ha la pessima idea di mettersi a raccattare ramoscelli nel giorno proibito, il sabato. Anche andare per legna, così come andare per manna, è infatti ritenuta un'attività incompatibile con l'obbligo di riposo assoluto e preghiera imposto per l'intera giornata consacrata a Dio. Fa niente se all'improvviso ti viene voglia di cuocerti una braciola, di scaldarti con un fuocherello o di costruire una fionda per tuo figlio: dovevi pensarci venerdì. Se lo fai di sabato e ti beccano, vieni portato al cospetto di Mosè e Aronne, che inevitabilmente chiedono al Signore come devi essere punito.
"Quell'uomo deve essere messo a morte! - ordina Dio, senza pensarci due volte -. Tutta la comunità si raduni fuori dall'accampamento e gli scagli sassi, fino a farlo morire". Nessuno si stupisce, nessuno batte ciglio. La condanna è eseguita immediatamente. Vuoi vedere che Tatadìo, a furia di castighi esemplari, ha finalmente ottenuto l'obbedienza totale e incondizionata dei suoi figlioli una volta per tutte?
Dato che c'è, il Signore approfitta dell'occasione per dettare anche una fondamentale prescrizione in fatto di abbigliamento: "Voi e i vostri discendenti metterete frange con un filo viola ai bordi dei vostri vestiti. Porterete vestiti con frange, e quando le guarderete, ricorderete tutti i miei comandamenti".
Capelli lunghi e vestiti con le frange: non c'è alcun dubbio, Dio ha gusti estetici da fine anni Sessanta. Perfettamente coerenti, del resto, con le sue preferenze musicali: "E il giorno che vorrai / difenderti vedrai / che tante pietre in faccia prenderai! / Sarà così / finché vivrai / sarà così..." (Pietre, Gian Pieretti e Ricky Gianco, 1967).