Pensieri in libertà di un lettore qualunque che un bel giorno ha deciso di provare a leggere il Libro dei Libri dall'inizio alla fine. Riflessioni poco serie su Dio e su personaggi, storie, curiosità, stranezze che si incontrano sfogliando un volume che quasi tutti possiedono e quasi nessuno ha letto
Dopo il Vitello d'Oro,
gli ebrei devono rigare diritto
Ci sono colpe che non si perdonano facilmente. Il pasticciaccio brutto del Vitello d'Oro è una di queste: Dio se la lega al dito, e da quel momento in poi gli israeliti sono tenuti sotto strettissima sorveglianza. Al minimo sgarro, il Signore è pronto a punirli: "Adesso andate verso la Terra Promessa - ordina a Mosè nel capitolo 33 dell'Esodo -. Io vi indicherò la strada ma non camminerò in mezzo a voi, perché avete la testa troppo dura. Finirei per sterminarvi lungo la strada".
Dopo un avvertimento di questo tenore, ci sarebbe qualcosina da obiettare poco oltre, quando ricorda di essere "il Signore, il Dio misericordioso e clemente, paziente, sempre ben disposto e fedele, che conserva la benevolenza verso gli uomini per migliaia di generazioni e tollera le disubbidienze, i delitti e i peccati". Mosè, saggiamente, preferisce non fargli notare l'apparente incoerenza, e riceve di buon grado le due nuove Tavole della Legge, in sostituzione di quelle che aveva fracassato ai piedi del Sinai nel colmo dell'ira. Dopo altri quaranta giorni e quaranta notti di colloquio, l'anziano condottiero ritorna dalla sua gente, che lo accoglie piuttosto turbata: stare al cospetto di Dio gli provoca infatti un inatteso e straordinario effetto lifting, e "tutti gli israeliti notarono che la pelle della faccia era splendente ed ebbero paura di avvicinarsi a lui". Il vecchio prova a tranquillizzarli coprendosi con un velo (Paola Ferrari e Alba Parietti farebbero bene a prendere esempio...).
Per adempiere al volere divino senza attirarsi nuove ire funeste, Mosè a questo punto mette in atto per filo e per segno ogni istruzione definita per il culto: l'arca, gli altari, il santuario, il candelabro, le vesti vengono realizzati esattamente come prescritto, impiegando in totale qualcosa come 1.020 chili d'oro, 3.520 chili d'argento, 2.500 chili di rame, più un'offerta di altri 3.523 chili d'argento. Dove siano andati a recuperarli in così grandi quantità, resta un mistero. Una volta consacrati sia la tenda sacra, sia i sacerdoti, il lavoro è compiuto: Dio prende possesso della sua abitazione, manifestando la sua presenza sotto forma di nube durante il giorno, e di fuoco durante la notte.
Si chiude così l'Esodo, il secondo libro della Bibbia. Avanti, per chi lo vorrà, con il Levitico.
Il Vitello d'Oro: un racconto degno
di Elio o dei Monty Python
Chissà se il boschetto della fantasia di Elio, popolato da quattro simpatici vitelli variamente accessoriati a livello degli zoccoli (piedi di balsa, piedi di spugna, piedi di cobalto, piedi tonnati), è stato in qualche modo ispirato dal capitolo 32 dell'Esodo. Nota introduttiva: per chi non sapesse a che cosa mi riferisco - ma anche per chi volesse rinnovare 4 minuti di assoluto divertimento - si raccomanda la visione del video:
Di certo, la vicenda del Vitello d'Oro risulta tra le più divertenti e improbabili del testo biblico incontrato finora: una sequenza che potrebbe essere benissimo tratta da un film surreale/demenziale dei Monty Python. Mosè, come sappiamo, è in campeggio forzato sul Sinai al cospetto di Dio ormai da quaranta giorni. Gli israeliti, senza guida, si sentono persi. Si rivolgono allora al "vice" di Mosè, il fratello Aronne, con queste testuali parole: "Costruisci un Dio che ci guidi, ormai non sappiamo che fine abbia fatto quel Mosè che ci ha portati fuori dall'Egitto". Nessuno che si sogni di andarlo a cercare, ci mancherebbe: davvero uno spirito di riconoscenza e di attaccamento commoventi.
Del resto, il buon esempio viene proprio da Aronne, che non si scompone minimamente: "Raccogliete gli anelli d'oro che le vostre mogli, i vostri figli e le vostre figlie portano agli orecchi e dateli a me". Tutta la gente si toglie gli anelli senza battere ciglio e li consegna ad Aronne.
Alcune deduzioni. Intanto, evidentemente gli orecchini per i giovani maschi erano di moda già all'epoca: ragazzi israeliti punkabbestia ante litteram? Poi, Aronne è un tipo scaltro: ha capito che per sembrare davvero influente agli occhi di Dio, deve sparare alto e reclamare oro. Infine, gli israeliti ci fanno la figura dei poveri vecchietti contemporanei turlupinati da sedicenti addetti alla riscossione delle bollette.
L'apice si tocca quando Aronne decide come utilizzare tutti i gioielli di famiglia requisiti: li fa fondere, fabbrica la statua di un vitello d'oro, prepara un altare e proclama il giorno successivo come festività sacra:"Israeliti, ecco il vostro Dio, che ci ha fatti uscire dall'Egitto!".
Ti aspetteresti che la folla inferocita lo assalisse per prenderlo a sacrosanti calci nel sedere gridando Aridàcce l'oro, buffone!. Macché: tutti si inchinano al Dio-Vitello e il giorno dopo compiono sacrifici, banchetti, riti e danze solenni. Non ci sono dubbi sul fatto che il quoziente intellettivo medio degli israeliti fosse comparabile a quello del vitello stesso. Che poi, dico: con tutti gli animali di un certo fascino, proprio un vitello dovevi andare a scegliere? Suggerite un Dio zoomorfo più indicato esprimendo una preferenza nel sondaggio (l'Area Sondaggi è al centro della colonna di destra).
Mosè a questo punto viene fatto scendere in tutta fretta dal Sinai da Dio, che nel colmo dell'ira vorrebbe sterminare tutto il suo popolo per poi ricreare una lunga discendenza a partire dal vecchio Mosè. Il patriarca, però, a 83 anni comprensibilmente non ha alcuna voglia di tornare a ingravidare schiave e cambiare pannolini, quindi convince Dio a soprassedere.
Ci penserà lui stesso a punire gli israeliti: incazzato nero, Mosè spezza ai piedi della montagna le tavole della legge scritte da Dio (una scusa comunque valida per liberarsi di quel peso inumano), riduce il vitello d'oro in polvere e lo fa bere sciolto nell'acqua a tutti. Esilarante la scena del confronto a muso duro con il fratello Aronne, che si giustifica negando qualunque responsabilità: "Sai bene come sono fatti... Volevano un Dio, io ho chiesto chi ha dell'oro, loro mi hanno portato gli anelli, io li ho buttati nel fuoco e ne è venuto fuori questo vitello". Così, da solo. Mosè neanche lo degna di una risposta: chiama a sé i Leviti che si professano fedeli al Signore, e ordina loro di sterminare tutti i colpevoli di adorazione aurovaccina, siano pure i loro figli o fratelli. Agli ordini. Vengono infilzati con le spade circa tremila ebrei; Aronne tuttavia è incomprensibilmente risparmiato. Forse è giudicato incapace di intendere e di volere. O forse verrà castigato più tardi dallo stesso Orsetto Ricchione che nella fantasia di Elio punisce assai dolorosamente il menzognero Vitello dai piedi di balsa.
Dio vuole che gli oggetti per il culto
siano realizzati in oro purissimo
I diamanti, si sa, sono i migliori amici delle ragazze. Dio invece dimostra di avere una spiccata predilezione per l'oro. Chiamalo fesso. Tra i capitoli 25 e 31 dell'Esodo, il Signore invita nuovamente Mosè a salire sul Sinai (e a forza di su e giù, ormai, il nostro eroe è un alpinista più ferrato di Messner), e lo tiene con sé quaranta giorni e quaranta notti. Un sequestro degno dell'Anonima Sarda, che prevede un riscatto particolarmente oneroso: una vagonata d'oro massiccio.
Dio spiega per filo e per segno a Mosè come dovranno essere costruiti l'altare, le vesti e gli oggetti per il culto, come dovranno essere scelti e consacrati i sacerdoti, come celebrare i riti e le offerte: un "Vademecum del bravo israelita" che dall'inizio alla fine ha la lucentezza sfavillante del metallo più prezioso. L'oro puro, come specifica continuamente Dio - che evidentemente ci tiene a non ricevere patacche - è infatti il materiale con il quale devono essere costruiti tutti i rivestimenti e gli ornamenti dell'arca (una specie di cassapanca trasportabile in cui riporre il testo sacro della legge) e dell'abitazione delSignore, ma anche il candelabro a sette braccia e le decorazioni di tutte le vesti dei sacerdoti.
Anche l'argento, comunque, è gradito a Dio: ogni ebreo dovrà versare una tassa di 5 grammi per proteggere la sua vita e non essere colpito da nessun castigo. Messa così, sembra la richiesta del pizzo in perfetto stile mafioso. Del resto, il rituale per la consacrazione dei sacerdoti è un vero e proprio patto di sangue che ricorda molto quelli di Cosa Nostra: ancora una volta, come già avvenuto nel primo rito compiuto da Mosè, il sangue dei tori e dei montoni sgozzati scorre a fiumi, viene cosparso sugli altari,spruzzato su Aronne e sugli altri sacerdoti, conparticolare insistenza in alcuni punti specifici (lobo dell'orecchio destro, pollice della mano destra e alluce del piede destro).
Alla fine dei quaranta giorni e delle quaranta notti, Dio consegna a Mosè due tavole di pietra nelle quali il Signore stesso ha scritto tutte le sue leggi. Due le alternative: o le tavole erano in formato cartellone autostradale - e allora povera la schiena del vecchio Mosè - o Dio aveva scritto tutto in caratteri microscopici - e allora poveri i suoi occhi. Che s'ha da fa' per campà a 83 anni...
La scena dell'alleanza tra Dio e Israele
sembra tratta da un fumetto di F. Miller
Più di una pagina dell'Esodo è macchiata di sangue. Abbiamo già letto dettagliate descrizioni di sacrifici rituali, di massacri o di pratiche come la circoncisione.
Per concludere ufficialmente l'alleanzaconDio, Mosè fa celebrare al suo popolo un rito che dipinge un quadro splatter degno dei film di Tarantino o dei fumetti di Frank Miller. Siamo al capitolo 24 dell'Esodo. Il capo degli israeliti, dopo essere più volte salito e sceso dal Sinai per ricevere e trascrivere i precetti divini, prepara un altare ai piedi del monte circondato da 12 pietre, una per ogni tribù d'Israele. Quindi fa sgozzare alcuni tori che serviranno sia per il sacrificio, sia per il banchetto sacro; metà del sangue viene spruzzata subito sull'altare, l'altra metà viene raccolta in alcuni catini.
Il popolo si dispone attorno all'altare e ascolta i precetti divini letti ad alta voce da Mosè; alla fine, tutti promettono solennemente: "Noi ubbidiremo al Signore ed eseguiremo i suoi ordini!".
Allora Mosè prende il sangue dai catini, lo spruzza sul popolo, e declama: "Questo sangue segna l'alleanza che il Signore conclude con voi!".
Quindi Mosè, Aronne, Nadab, Abiu e i settanta anziani d'Israele salgono al cospetto di Dio, hanno il privilegio di poterlo guardare senza subire danni, e possono mangiare e bere alla sua presenza: il menu prevede toro al sangue per tutti, ovviamente a loro volta macchiati di sangue dalla testa ai piedi,visto il rituale appena concluso. Quentin ci sta lavorando: Pulp Religion, prossimamente nei cinema.
La legge dettata da Dio a Mosè
appare spesso tutt'altro che equa
Mi auguro che Mosè sul monte Sinai abbia trovato da sedersi. A colpi di tuono, infatti, Dio gli detta una lunghissima sfilza di norme molto dettagliate che costituiranno d'ora in avanti la legge sacra e indiscutibile per tutto il popolo ebraico (Esodo, capitoli 20-23).
Per un lettore contemporaneo, questo ordinamento giuridico è pieno di sorprese: a volte risulta semplicemente bizzarro, altre spietato, altre ancora profondamente ingiusto. Pesco qua e là alcuni spunti che mi hanno incuriosito.
- Tra le prime cose, Dio raccomanda di costruire solo altari 'rasoterra': niente gradini per "evitare di far vedere la tua nudità quando sali per offrirmi i sacrifici". Ne deduciamo che: a) gli ebrei non portavano le mutande; b) il comune senso del pudore non tollerava sacerdoti in costume adamitico.
- Uno schiavo ebreo, dopo sei anni di lavoro, può considerarsi libero. Se però vuole restare con il suo padrone, Dio indica una procedura precisa: "Il padrone lo condurrà al luogo di culto, lo farà avvicinare alla porta o allo stipite e gli forerà l'orecchio con un punteruolo. Da quel momento lo schiavo sarà suo per sempre". Marchiato come una vacca, insomma.
- Del resto, l'elevata considerazione di cui godono gli schiavi, si evince ancora più chiaramente dalla pena prevista per il padrone che li picchia a morte con un bastone: se lo schiavo muore subito, il padrone va punito; se però resta vivo un giorno o due, nessuna punizione.
- Attenzione ai buoi. Se un bue ferisce a morte qualcuno con le sue corna, va ammazzato a colpi di pietra e non se ne può mangiare la carne: il bue cattivo nell'indole, probabilmente, ha anche un cattivo sapore.
- Ai topi d'appartamento conviene tentare il furto di giorno. Se un ladro viene scoperto a fare un buco per introdursi in una casa e il proprietario lo ammazza, infatti, quest'ultimo dovrà rispondere di omicidio solo se il fatto è avvenuto alla luce del sole.
- Tempi durissimi per le cartomanti ("Devi far morire la donna che pratica la magia") e per i più arditi sperimentatori erotici ("Chiunque ha un rapporto sessuale con una bestia deve essere messo a morte").
- La proprietà privata dei fondi agricoli viene 'sospesa' ogni settimo anno: "Per sei anni coltiverai la terra e ne raccoglierai i prodotti, ma nel settimo quel che vi crescerà lo mangeranno i poveri del tuo popolo. Devi fare lo stesso per la tua vigna e per il tuo uliveto". Immagino che il signor Gancia o il signor Carapelli avrebbero qualcosina da obiettare...
La spaventosa manifestazione
di Dio sul monte Sinai
Altro che l'Uomo Nero. "Stai buono, altrimenti arriva Dio...", avranno detto le mamme israelite ai bimbi capricciosi. Del resto, anche gli adulti sono letteralmente terrorizzati dal Signore Onnipotente, che due mesi dopo averli liberati dalla schiavitù dell'Egitto mette le cose in chiaro: "Non fatemi girare le scatole, altrimenti vi ammazzo tutti!".E' questo il succo dei precetti che Dio impone al popolo eletto attraverso il suo interlocutore Mosè nei capitoli 19 e seguenti dell'Esodo.
Innanzitutto, il Signore pretende pulizia: prima che si manifesti sul monte Sinai sotto forma di nube, lampo e tuono, gli ebrei devono lavare se stessi e le loro vesti per due giorni e astenersi dai rapporti sessuali. Niente sporcaccioni al cospetto divino.
Inoltre, devono accontentarsi di osservare e ascoltare Dio a debita distanza: solo Mosè potrà salire sul monte in un primo momento; in seguito, verrà accompagnato dal fratello Aronne. Ilresto del popolo non potrà accedere alla 'zona vip', rigorosamente delimitata, pena la morte: "Chiunque si avvicinerà, dovrà essere ucciso a colpi di pietra o con frecce", specifica Dio.
Nel giorno e nell'ora stabiliti, con puntualità svizzera, ecco scendere sul Sinai tuoni, lampi e una nube fitta, accompagnati da un fortissimo suono di tromba. "Nell'accampamento, il popolo tremava di paura. [...] Il fumo saliva come quello di una fornace, e tutto il monte era scosso come da un terremoto. Il suono della tromba divenne sempre più forte. Quando Mosè gli parlava, Dio rispondeva con il tuono": un esempio di codice Morse 'ante litteram'. Mosè, il primo radiotelegrafista della storia?
La prima parte di questa comunicazione cifrata è quella comunemente conosciuta come "I dieci comandamenti". Fissando le norme, Dio ribadisce che, perchi trasgredisce, sono cazzi amarissimi: oltre al colpevole, verranno puniti anche i discendenti fino alla terza e alla quarta generazione.
I dieci comandamenti, in effetti, sono solo l'inizio di una lunga serie di dettagliate prescrizioni che d'ora in avanti regoleranno ogni aspetto della vita religiosa e sociale degli israeliti. Chiaramente Mosè è dotato di una memoria fuori dal comune o tiene un bloc notes d'argilla sottomano, perché altrimenti riferire tutto per filo e per segno agli spaventatissimi ebrei, una volta sceso dal monte, sarebbe impossibile. Data la suscettibilità di Dio, tornare indietro e chiedergli "Scusi, Onnipotente, com'era quella sui prestiti?" pare fortemente sconsigliabile. Nel mio piccolo, darò brevemente conto delle disposizioni divine nei prossimi post, sperando di non sbagliare e attirare disgrazie sui miei discendenti.
Se il rapporto tra suocera e nuora è generalmente cordiale come quello tra i servizi segreti del Mossad e il Fronte di Liberazione Palestinese (decidete voi chi rappresenta chi), spesso al contrario tra suocero e genero, con l'andare del tempo, si crea una complicità che ha molto del cameratismo.
Di sicuro, Mosè ha trovato nel suocero Ietro un amico fidato. Tanto per cominciare, scopriamo nel capitolo 18 dell'Esodo che, prima di intraprendere la delicata missione di guidare il popolo d'Israele nella fuga dall'Egitto, gli ha sbolognato moglie e figli, per evitare di dover star dietro anche alle rogne di famiglia durante la difficile traversata nel deserto.
Ora anche nella regione di Madian, dove abita Ietro, è giunta la notizia che gli ebrei sono riusciti a fuggire grazie all'aiuto di Dio e sono accampati nei pressi del monte Sinai. Il suocero decide allora di accompagnare la figlia Zippora e i nipotini Ghersom e Eliezer a dare un salutino a Mosè - chissà se prima di partire aveva detto alla moglie che usciva due minuti a prendere le sigarette... Ci viene qui spiegato espressamente che i nomi scelti da Mosè per i figli significano 'l'emigrato' (Ghersom) e 'Il mio Dio mi soccorre' (Eliezer): figurati le prese per il culo degli amichetti al parco giochi - anche se quella dei nomi improbabili, tra gli ebrei antichi, è una consuetudine diffusa (vedi qui e qui).
E' abbastanza singolare che non si spenda una sola parola per raccontare l'incontro tra Mosè, la moglie e i figli, come se fosse assolutamente secondario. Tutta l'attenzione è invece rivolta alla piacevole rimpatriata tra suocero e genero, che si abbracciano e se la raccontano di gusto, a cominciare dalle reciproche condizioni di salute: non dimentichiamo che Mosè ha 83 anni, chissà quanti l'arzillo suocero. E chissà quale sarà stato il menu del banchetto che Mosè, Ietro, Aronne e tutti gli anziani celebrano in onore di Dio: purè, formaggino e mele cotte per tutti?
Il giorno dopo, Ietro assiste alla giornata-tipo di Mosè, che deve sprecare ore ed ore a giudicare le controversie tra gli israeliti. Qui entra in gioco il peso della saggezza: il suocero suggerisce al genero un'ottima soluzione per evitarsi tutto questo snervante lavoro. "Scegli tra tutto il popolo uomini seri, rispettosi di Dio, uomini che amano la verità e non si lasciano corrompere. Li porrai come responsabili di gruppi di 1.000, di 100, di 50 e di 10 persone. Essi dovranno risolvere le questioni del popolo in ogni circostanza. Presenteranno a te soltanto le questioni importanti; le altre, le regoleranno da soli". Non fare tu quello che possono fare gli altri: la delega è la vera essenza del potere.Interessante il fatto che, già a quell'epoca, si evidenziasse il rischio della corruzione, una piaga endemica di ogni sistema amministrativo, vecchia tanto quanto la burocrazia.
Mosè mette in pratica le indicazioni di Ietro e tutto funziona a meraviglia. "Poi salutò il suocero, che tornò nella sua terra di Madian". Moglie e figli, non se li fila di striscio nemmeno stavolta.
Mosè nell'Esodo
ha un 'bastone magico' ultrapotente
Secondo Freud è un simbolo fallico di dominazione. Gli Egizi e altri popoli antichi la utilizzavano nei rituali religiosi contro gli spiriti maligni. Mosè è probabilmente il primo eroe della letteratura che ne fa un utilizzo così frequente e importante. Sto parlando della bacchetta magica, naturalmente, che nell'Esodo abbiamo già incontrato più volte sotto forma di bastone (vedi qui e qui).
L'arma divina affidata al condottiero del popolo eletto si rivela fondamentale nello scontro tra gli Ebrei, guidati per la prima volta sul campo di battaglia da Giosuè, e gli Amaleciti, che nel capitolo 17 hanno avuto la malsana idea di attaccarli.
Seguendo le istruzioni di Dio, Mosè si posiziona su un'altura per dominare il teatro del combattimento. Aiutato da Aronne e Cur, solleva il pesantissimo bastone, assicurando così una forza straordinaria ai guerrieri Ebrei che annichiliscono i loro nemici. I suoi ottanta e passa anni però si fanno sentire: appena il vecchierello abbassa la verga per tirare il fiato e riposare le braccia, gli Amaleciti prendono il sopravvento.
Con grande fatica, aiutato dai suoi due assistenti, Mosè riesce a tenere sollevato il bastone fino al tramonto, consentendo così a Giosuè e ai suoi soldati di uccidere tutti i nemici. Ancora una volta, come contro gli Egiziani, il Dio guerriero si dimostra dunque invincibile e spietato.
Neanche il malvagissimo e temibilissimo Voldemort potrebbe alcunché contro Mosè Potter e la sua formidabile bacchetta.
Pane e acqua. Nell'immaginario collettivo, è la classica dieta del carcerato in luoghi tipo Alcatraz. E' anche la dieta obbligata per il popolo d'Israele nei suoi quarant'anni di peregrinazioni nel deserto dopo la fuga dall'Egitto.
Dopo l'iniziale entusiasmo per la ritrovata libertà, gli ebrei ben presto devono affrontare i problemi inevitabili quando si è costretti a vagare in un deserto: sete e fame (Esodo, capitolo 16).
Il malumore contro i condottieri Mosè e Aronne monta rapidamente. Dopo tre giornisenz'acqua, la gente comprensibilmente rischia la crisi di nervi arrivando ad un laghetto d'acqua amara e imbevibile nella località di Mara - chiamata così proprio per l'amarezza dell'acqua. Per fortuna, Dio mostra a Mosè un altro 'bastone magico', senz'altro il gadget preferito nel suo 'kit per miracoli' (vedi qui): basta gettarlo nel laghetto, e l'acqua diventa potabile. Il miracolo sarà ripetuto successivamente anche a Massa e Meriba: Mosè, con il suo fidato bastone, farà scaturire l'acqua dalle rocce. Dio darà così al suo popolo un'ulteriore prova della sua potenza, chiudendo il "litigio" con gli israeliti (Massa e Meriba significa appunto "Prova e Litigio").
Dopo un mese e mezzo di deserto, anche la fame si fa sentire terribilmente. Gli ebrei se la prendono di nuovo con Mosè e Aronne e sbottano: "Il Signore poteva farci morire nell'Egitto! Là almeno avevamo una pentola di carne e si poteva mangiare a volontà. Ora voi ci avete portati in questo deserto. Volete far morire di fame tutta questa gente?". Si stava meglio quando si stava peggio, è proprio vero.
Per placare le lamentele, allora, Dio fa piovere all'alba la manna dal cielo, identificata come pane: filamenti con consistenza simile alla brina si posano sul terreno assieme alla rugiada, diventando una specie di zucchero filato duro, che ha il sapore di una focaccina al miele. Ognuno può raccoglierne e mangiarne a sazietà, ma non di più: il giorno successivo, infatti, inevitabilmente la manna marcisce, a meno che non sia venerdì. In quel caso, la razione è doppia e può essere consumata senza che vada a male anche il sabato, per legge giorno di riposo assoluto obbligato e dunque anche con divieto di raccolta-manna.
La manna all'inizio sembra piacere molto agli ebrei. Il problema è che sarà sostanzialmente l'unico loro cibo per quarant'anni di fila (si accenna inizialmente anche ad una razione di carne prevista ogni sera, ma nel testo poi non se ne trovano altri riscontri). Immagino che i sogni ricorrenti degli israeliti in quei lunghi anni fossero popolati ossessivamente da qualunque tipo di companatico. Del resto, non lo dirà anche Gesù che "non di solo pane vive l'uomo"?
Confessiamolo. Quanto ci sentiamo onnipotenti quando imprigioniamo un ragno o una cimice in un fazzoletto di carta e condanniamo l'insettucolo a morte tirando lo sciacquone del water? Nel nostro piccolo, sperimentiamo la stessa sensazione di dominio assoluto della quale sembra compiacersi anche Dio nel capitolo 14 dell'Esodo. Il tutto, ovviamente, fatte le debite proporzioni: il water utilizzato dal Signore è infatti il Mar Rosso, e al posto degli insetti ci fa annegare dentro un intero esercito di egiziani composto da cavalli, cavalieri, carri da guerra - l'autore biblico specifica che sono compresi anche i 600 migliori - oltre ovviamente al capo della banda, il faraone.
Come già osservato per tutta la sfilza delle disgrazie, anche in questo caso gli egiziani, più che malvagi giustamente puniti, sembrano vittime obbligate al sacrificio per adempiere alla divina volontà. Dio prima ordina a Mosè di radunare gli israeliti in fuga a Baal-Zefon, sulle rive del Mar Rosso, perché fungano da esca; quindi, come ama ripetere, rende ostinato il cuore degli Egiziani e li istiga all'inseguimento. Infine, dopo aver concesso a Mosè di utilizzare il suo "bastone magico" per aprire un varco tra le acque e far passare gli ebrei, aspetta che gli egiziani siano tutti nel bel mezzo del passaggio per tirare lo sciacquone e sterminarli. Dubito che i poveretti abbiano avuto tempo e voglia per fare un po' di snorkeling, ammirare i pesci e la barriera corallina.
L'affogamento degli egiziani suscita l'entusiasmo degli israeliti, ormai definitivamente liberi, che elevano a Dio un inno ritmato al tamburello da Miriam, la profetessa sorella di Aronne (e, di conseguenza, immagino anche di Mosè, o no? L'autore comunque vuole precisare che è sorella di Aronne). Il testo esalta continuamente un Dio guerriero, che scatena la sua ira tremenda, terrorizza e annienta i nemici. Beh, mi stava molto più simpatico il Dio che all'inizio della Genesi creava la natura, le donne, il cibo e le vacanze. E dai Dio, basta con questo superlavoro di disgrazie: non hai voglia di tornare un po' in vacanza?
Se siete invitati ad un banchetto pasquale preparato rigorosamente secondo i dettami biblici, pensateci bene prima di accettare. Potreste trovarvi di fronte a qualche sorpresa non esattamente piacevole. Dio, che si accinge a guidare oltre 600 mila ebrei verso la libertà dopo 430 anni esatti di schiavitù in Egitto, dà a Mosè ed Aronneindicazioni molto dettagliate su come deve essere preparato il banchetto rituale per celebrare questo solenne momento. Indicazioni da seguire sia la notte della vigilia, sia in futuro per tutti gli anni a venire (Esodo, capitoli 12-13).
Tanto per cominciare, niente pane lievitato per una settimana. E fin qui, nessun problema particolare: cambiano un po' il sapore e la consistenza, ma risulta anche più digeribile. Una volta ogni tanto, perché no? Anche le erbe amare, specie in primavera quando sono tenere e appena germogliate, hanno il loro bel perché.
I problemi cominciano quando si tira in ballo l'agnello: maschio, senza difetti e di un anno, deve essere sgozzato verso sera alla presenza di tutta la comunità. Temo che non sarei in grado di reggere lo spettacolo. Quindi deve essere rigorosamente arrostito sul fuoco insieme alla testa, le gambe e le interiora. E con questa storia delle interiora, temo sarebbe lo stomaco a non reggere.
L'agnello non è però l'unico animale che deve essere immolato: attraverso le parole di Mosè, Dio raccomanda che ogni animale primogenito deve sempre essere sacrificato a lui. Sono ammessi e previsti solo un paio di strappi alla regola: al posto dell'asino primogenito può essere sacrificato un agnello, e in alternativa allo sgozzamento della bestiolina è concesso spezzarle il collo. Poco da fare: nascere agnelli, tra gli ebrei dell'epoca, non era esattamente una fortuna.
Mettiamo pure che siate affascinati dall'aspetto ancestrale di questa brutalità rituale, che siate ad esempio di quelli che assistono rapiti anche ad una corrida; e aggiungiamoci che magari l'agnello vi piaccia da morire anche cotto con tutte le interiora. Prima che accettiate l'invito alla "Pasqua biblica doc",mi sembra tuttavia doveroso sottolineare un ultimo piccolo particolare. Niente di così rilevante, in effetti; per molti sarà di certo un dettaglio secondario. Io ad ogni modo lo scrivo qui sotto, tutto in grassetto, perché si legga bene. E poi non dite che non vi avevo avvertiti, intesi? Bene.
Allora, sappiate che se non siete ebrei e volete comunque celebrare la Pasqua seguendo le prescrizioni dell'Esodo, dovete farvi circoncidere: voi, e tutti i maschi della vostra famiglia. Solo allora sarete ammessi al banchetto.
Aggiungete pure un posto a tavola, ma non per me: grazie per l'invito, io mi tengo il prepuzio.
Le 10 Piaghe d'Egitto:
al numero 9, l'invasione delle rane
Tra il capitolo 7 e il capitolo 10 dell'Esodo,Dio mette in scena un personalissimo show ricco di strabilianti effetti speciali, che ha per palcoscenico l'intero Egitto: la Top Ten delle Disgrazie.
I lettori più attenti forse ricorderanno che già nella Genesi, ai tempi di Abramo, il Signore aveva fatto le prove generali, infliggendo gravi malattie al faraone e al suo popolo. Ma è davvero robetta al confronto di quello che sta per scatenare dalle parti del Nilo.
Ad essere onesti, in tutta la faccenda il povero faraone sembra più una vittima che un colpevole giustamente punito: più volte, infatti, Dio stesso spiega a Mosè che "farà diventare ostinato il cuore del faraone", il quale proprio per questo non accoglierà la richiesta di libertà per gli Ebrei presentata da Mosè assieme al fratello Aronne. Insomma, l'equilibrio tra onnipotenza divina e libero arbitrio umano pare fortemente sbilanciato: se Dio sa già che il faraone non ascolterà Mosè poiché lui stesso ne renderà il cuore ostinato, perché infierisce punendo il re e il popolo egiziano con disgrazie sempre maggiori, quando in fin dei conti il faraone non ha alcuna possibilità concreta di ravvedersi visto che tutto è già prestabilito? Niente da fare, io proprio non ci arrivo.
Ad ogni modo, la Top Ten delle Disgrazie, in successione cronologica e ordine crescente di sventura, è la seguente: 10. L'acqua si tramuta in sangue 9. L'invasione delle rane 8. L'invasione delle zanzare 7. L'invasione dei mosconi (che evidentemente erano considerati più fastidiosi delle zanzare) 6. La morte del bestiame 5. Le ulcere con ascessi su uomini e animali.
Fino a questo momento, le calamità interessano solo i ministri e il popolo risparmiando il faraone, che ogni volta finge di essere pentito e dichiara di voler liberare gli Ebrei a patto che Mosè preghi il Signore perché ponga fine alla Disgrazia. Il teatrino, però, si ripete sempre identico: Mosè dice a Dio "Basta così", la piaga cessa di colpo, ma il Signore rende il cuore del faraone ostinato e il re si rimangia la promessa di libertà. Altro giro, altra corsa.
Le ultime quattro Disgrazie, allora, colpiscono direttamente anche il faraone e la sua famiglia: 4. Grandine e fulmini devastanti 3. L'invasione delle cavallette giganti (giusto per completare la collezione degli insetti mostruosi) 2. Tre giorni di oscurità totale 1. La morte di tutti i primogeniti "Quella notte il faraone fu costretto ad alzarsi, e, come lui, i suoi ministri e tutti gli Egiziani. In Egitto si alzò un urlo fortissimo di dolore: in tutte le case c'era un morto!".
Ma come, Dio non era quello buono? Sono alquanto confuso.
Provo a distrarmi pensando ad un elenco di ipotetichepiaghe punitive per l'Italia contemporanea: quale sarebbe la peggiore? Potete votare utilizzando il sondaggio nella colonna di destra.
Il faraone contro gli 'ebrei-fannulloni':
un lontano antenato di Renato Brunetta?
Non tutte le ciambelle riescono con il buco. Specie al primo colpo. Mosè e il fratello Aronne si mettono subito d'impegno per compiere la volontà di Dio e liberare il loro popolo dalla schiavitù. L'Altissimo ha detto loro di andare a parlare direttamente con chi comanda la baracca, ovvero il faraone d'Egitto, e chiedere senza troppi giri di parole che conceda immediatamente la libertà agli ebrei (Esodo, capitolo 5).
Bisogna riconoscere che nello scambio di battute il re egiziano risulta inevitabilmente il malvagio della situazione, ma l'autore biblico gli concede una certa dose di ironia che ce lo rende quasi simpatico:
Mosè & Aronne: "Il Signore ti dà quest'ordine: lascia partire il mio popolo perché mi celebri una festa nel deserto!".
Faraone: "Ma chi è il Signore? Io non lo conosco"
Vista da fuori, ha ragione lui.
M. & A.: "Il Dio degli Ebrei ci è apparso. Vogliamo andare nel deserto per tre giorni di cammino e offrire un sacrificio in suo onore, altrimenti ci farà morire di peste". Dio, veramente, questo non lo aveva detto, a quanto ci risulta. I 'fratelli-ambasciatori' provano a buttarla sul patetico, insomma. Funzionerà?
F.: "Mosè e Aronne, perché volete allontanare gli ebrei dal lavoro? Anzi, andate a lavorare anche voi! Proprio ora che questa gentaglia è diventata così numerosa, dovrei smettere di farli lavorare?"
Controlliamo per bene l'albero genealogico del ministro Brunetta: magari si scopre che ha lontane origini egiziane. Un sospetto ulteriormente alimentato dal paragrafo successivo.
Nello stesso giorno, il faraone ordina ai capi del popolo e ai sorveglianti: "Finora avete dato agli israeliti la paglia per fare i mattoni. Adesso basta! Vadano loro stessi a cercare la paglia! Ma obbligateli a fare lo stesso numero di mattoni di prima, non uno di meno! Sono dei fannulloni! Rendete dunque ancor più duro il lavoro di questa gente, e lo facciano senza tante storie!".
Ovviamente nei giorni seguenti gli ebrei non riescono a fare lo stesso numero di mattoni, vengono aspramente rimproverati e frustati. Provano ad andare a giustificarsi con il faraone Renato, ma lui si conferma inflessibile: "Siete dei fannulloni! Per questo dite Vogliamo andare a offrire sacrifici al Signore. Andate a lavorare!". Fossero già stati inventati i tornelli, li avrebbe sicuramente fatti installare all'ingresso della fornace, con fustigatore pronto a frustare i ritardatari.
Gli ebrei, contrariati, cominciano a chiedersi di chi sia stata la geniale idea di andare a chiedere la libertà al faraone Brunetta. Mosè e Aronne se li ritrovano tutti incazzati e minacciosi nei loro confronti. Allora Mosè, sfiduciato, si rivolge al Signore chiedendogli se non sia il caso di lasciar perdere. Ma Dio conferma il suo volere, anzi li invita a tornare dal re d'Egitto per reclamare la libertà. Mosè ha 80 anni, Aronne 83: per i due nonnetti, si avvicina il momento della riscossa.
Miracoli, misteri e passi inesplicabili
leggendo i primi capitoli dell'Esodo
L'Esodo si presenta fin da subito come un libro molto diverso dalla Genesi. Mentre il primo testo biblico sembra una specie di antologia composta da una serie di microracconti con vari protagonisti, il secondo ha l'ambizione narrativa di essere un unicoracconto lungo (o romanzo breve, vedetela come volete), tutto incentrato sulle imprese di Mosè. Credo però che nessun editor dotato del benché minimo buon senso, oggi, riterrebbe l'Esodo pubblicabile così com'è. Intanto si fatica ad individuarne il genere letterario per inserirlo in una collana (azzardiamo un Fantasy Epico-Storico alla Valerio Massimo Manfredi?). Inoltre, fin dai primi capitoli, troviamo delle incongruenze che minano la coerenza interna dell'universo narrativo creato dall'autore. Tanto per cominciare: se al capitolo 1 il faraone ordina l'uccisione di tutti i neonati ebrei maschi e il solo Mosè si salva per miracolo (vedi post precedente), com'è possibile che al capitolo 2 Mosè divenuto adulto si ritrovi ad intervenire in favore di molti altri maschi ebrei suoi coetanei, uccidendo il sorvegliante egiziano che li costringe ai lavori forzati? Ancora più incoerente è scoprire, poco oltre, che Mosè ha un fratello maschio, Aronne: ma come, la mamma non ha dovuto nascondere anche lui o depositarlo in una culla sul Nilo per evitare che fosse ucciso? Mah, mistero.
Ad ogni modo, dopo avere ammazzato il sorvegliante, Mosè fugge per diversi anni in Palestina, dove si sposa con Zippora ed ha un figlio (Ghersom). Sembra destinato per sempre all'esilio, ma Dio decide di farlo rientrare in Egitto per guidare il suo popolo alla liberazione. Per manifestarsi e convincerlo, il Signore si presenta a Mosè con una serie di miracoli che sembrano quasi trucchi di illusionismo: prima gli parla dando voce ad un cespuglio che brucia senza consumarsi, poi gli consegna un bastone che si trasforma in serpente (e viceversa), quindi fa apparire e scomparire i segni della lebbra da una sua mano, e infine trasforma in sangue un po' d'acqua del Nilo versata sul terreno arido.
"Ma presentandomi agli israeliti, quale Dio devo dire che mi manda?" -chiede Mosè. "Dovrai rispondere: è il Dio che si chiama Io-Sono". Comprensibile che Mosè tema di non risultare granché credibile, a maggior ragione perché, per sua stessa ammissione, è timido e impacciato nel parlare. Oltre al repertorio di miracoli che potrà replicare davanti agli ebrei, allora, il Signore gli suggerisce di affidarsi a un abile portavoce: "Non c'è tuo fratello Aronne, il levita? Lui sa parlare bene, si rivolgerà al popolo a nome tuo. Io sarò con voi, e loro vi crederanno".
Sembra tutto definito una volta per tutte. Ma a questo punto accade l'imponderabile: Mosè con la famiglia s'incammina verso l'Egitto, quando una notte - cito testualmente - "Il Signore affronta Mosè e vuole farlo morire". Ma come, che senso ha? Perché? Mistero. A questo punto, però, interviene la moglie Zippora, in un modo truculento, inquietante e per noi lettori assolutamente incomprensibile: taglia con una pietra affilata il prepuzio del figlio, e con quello tocca il sesso di Mosè dicendo "Tu per me sei uno sposo di sangue!". Sembra una specie di rituale con tanto di formula magica. Evidentemente è quello giusto: "Allora il Signore risparmiò la vita di Mosè". Perché? Mistero. Chiudo il libro piuttosto turbato.
Il faraone Adolf mise in atto
lo sterminio di tutti i maschi ebrei
Ogni storia ha bisogno di un protagonista e di un antagonista, di un eroe e di un antieroe, di un buono e di un cattivo. Come molti sapranno già, l'eroe buono del secondo libro della Bibbia (l'Esodo) è Mosè: Dio lo sceglie per liberare il suo popolo dall'Egitto.
Con il ruolo del protagonista già assegnato, al faraone tocca inevitabilmente accontentarsi della parte del cattivo. L'autore biblico, tanto per rendercelo subito simpatico, lo presenta come l'ideatore della riduzione in schiavitù e dello sterminio sistematico degli ebrei: Hitler, insomma, non ha fatto altro che riproporre il piano messo in atto millenni prima da questo faraone innominato, che però sospetto fortemente si chiamasse Adolf.
E' trascorsa qualche generazione dai tempi di Giuseppe, l'ebreo divenuto viceré d'Egitto: la sua famiglia, una tribù di 70 persone, aveva dato inizio alla colonizzazione giudaica sulle sponde del Nilo (vedi post precedente). La comunità degli ebrei cresce prospera e feconda, ma con il passare del tempo viene guardata sempre meno di buon occhio dalla popolazione locale. Una xenofobia che il faraone Adolf, con le proprie esternazioni pubbliche, incoraggia un tantinello. Cito dal primo capitolo dell'Esodo - e non dal Mein Kampf, come potrebbe sembrare: "Questi israeliti sono ormai diventati più numerosi e più forti di noi! E' ora di prendere provvedimenti adatti contro di loro perché non aumentino ancora di più".Si passa dalle parole ai fatti: il faraone mette gli ebrei ai lavori forzati, utilizzandoli per costruire città, fabbricare mattoni, zappare i campi e trattandoli in modo disumano. Ma è solo il primo passo. Il secondo è quello di ordinare l'immediata uccisione di tutti i bimbi ebrei che nascono maschi. Le levatrici egiziane, però, non hanno cuore di mettere in atto un comando così crudele: "Le donne israelite sono forti e si arrangiano a partorire: quando arriviamo noi hanno già fatto, quindi non possiamo uccidere i neonati maschi", mentono al faraone per giustificarsi. Adolf non si scompone: "Vabbè, allora anche dopo nati gettate nel Nilo tutti i maschi degli ebrei, lasciate vivere solo le femmine!". Così, quando viene al mondo il piccolo Mosè,la sua mamma lo tiene nascosto clandestinamente per tre mesi e poi è costretta a tentare un gesto estremo per salvarlo da morte certa: prende un cesto di vimini, lo rende impermeabile con catrame e pece, ci mette dentro il pargolo e deposita il fagotto in riva al Nilo tra le canne. Spera che qualcuno passi di là e, invece di affogarlo, ne abbia compassione. Guarda caso, va a fare il bagno proprio in quell'ansa del fiume la figlia del faraone Adolf, che evidentemente non condivide la politica sterminatrice del babbo: "E' senz'altro figlio di ebrei", intuisce, ma anziché affogarlo ordina alle sue ancelle di affidarlo ad una donna ebrea perché lo allatti, decidendo di farlo crescere come suo figlio. Mosè è solo un piccolo frugoletto di tre mesi, ma dimostra già di avere un culo grande così.