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sabato 5 gennaio 2013

Girl Power/1: La Giudice

Con la profetessa Debora
si riafferma il Girl Power
Altro che "sesso debole". Quando ci si mettono, le donne possono dimostrarsi molto più forti degli uomini.
Nell'Antico Testamento, a dire il vero, era dai tempi della Genesi che non incontravo "femmine scaltre per maschi babbei" come si erano dimostrate Tamar, la Stronza o Rebecca; l'unica così astuta nei libri successivi forse è stata Raab, la prostituta di Gerico.
Il capitolo 4 del Libro dei Giudici finalmente ci presenta altre due autorevolissime esponenti del Girl Power biblico.
La prima è nientemeno che una Giudice, la profetessa Debora. Di fatto è lei la nuova effettiva liberatrice del popolo d'Israele mandata da Dio dopo Eud; tra i due, viene nominato di sfuggita il sanguinario Samgar. Di questo terzo Giudice si scrive solo: "con un pungolo da buoi uccise seicento Filistei". Immagino che, soddisfatto del collaudo, in seguito sia tornato ad ammazzare buoi.
Nel frattempo il popolo eletto disobbedisce ancora, e il Signore lo fa cadere per vent'anni sotto il giogo del re cananeo Iabin, che può contare sull'imponente esercito guidato dal comandante Sisara.
La profetessa Debora, quarta Giudice, dopo un colloquio con l'Altissimo sa che è giunto il tempo della liberazione e lo comunica a Barak: non è Obama, ovviamente, ma il tizio che comanda le tribù di Zabulon e di Neftali.
"Va' e prendi con te diecimila uomini [...] e portali con te sul monte Tabor. Il Signore attirerà Sisara [...] al torrente Kison con i suoi carri e le sue truppe, e li farà cadere nelle vostre mani".
Notevole la risposta del coraggioso Obama de noialtri: "Se vieni anche tu, ci vado; altrimenti no".
"Sì, verrò con te. Ma questo non ti farà onore, perché il Signore darà Sisara in mano a una donna!".
L'apoteosi del Girl Power.

lunedì 31 dicembre 2012

Il primo tiro mancino

Molto prima di Zampaglione & co.
ci fu il "tiro mancino" di Eud
Lo sapevate che l'espressione "giocare un tiro mancino", per indicare una "mossa scorretta, imprevista e che nuoce gravemente" è di probabile - direi certa - origine biblica?
Io non lo sapevo, ma l'ho dedotto leggendo il terzo capitolo del libro dei Giudici. Capitolo che segue - sorpresa sorpresa - il secondo, nel quale ci viene spiegato il titolo del libro stesso: si chiama così perché ci racconta le vicende dei Giudici, ovvero di una serie di eroi-guida che Dio manda per riportare sulla retta via il popolo israelita, che dopo la morte di Giosuè vive decenni di sbandamento nei quali spesso e volentieri finisce per disobbedire al Signore. Il copione che si ripete ciclicamente è sostanzialmente identico: gli israeliti cominciano ad adorare altre divinità, Dio se la prende e per punizione li fa sconfiggere dagli altri popoli palestinesi, ai quali poi devono rimanere sottomessi per diversi anni prima che l'Onnipotente decida di inviare un nuovo Giudice a liberarli.
Il primo Giudice è stato Otniel (ve lo ricordate?), che ha liberato Israele dagli otto anni di schiavitù sotto il giogo del re dell'Alta Mesopotamia Cusan-Risataim (pare che gli piacesse cucinare raccontando barzellette).
Dopo quarant'anni di tranquillità, Otniel muore, gli israeliti fanno ancora i birbantelli disobbedienti e per punirli Dio li fa sconfiggere dal re di MoabEglon, che li domina per diciotto anni. A questo punto entra in scena il nuovo Giudice liberatore: Eud, figlio di Ghera, "un mancino", sottolinea subito l'autore biblico.
Proprio lui viene incaricato di portare il tributo di Israele al re Eglon, ma prima di recarsi all'appuntamento si nasconde sotto il vestito "una spada a doppio taglio lunga mezzo metro". Temo che non ci voglia affettare il salame. L'autore, dopo aver sottolineato la "mancinità" di Eud, mette in risalto anche l'obesità di Eglon: "Portò il tributo a Eglon, che era molto grasso".
Con la scusa di rivelargli un segreto in privato, Eud si apparta con Eglon nelle sue stanze al piano superiore; "con la sinistra tirò fuori la spada dal fianco e gliela piantò nel ventre; essa penetrò dentro tutta intera, lama e impugnatura, tanto che il grasso la ricoprì; senza nemmeno estrarla, Eud uscì dalla finestra". Eccolo qui, il primo "tiro mancino" della storia.
La coda è tragicomica. "Ma prima di uscire chiuse la porta e mise il chiavistello. Eud si allontanò. Quando i servi vennero e videro che la porta al piano di sopra era sprangata, pensarono che Eglon fosse dentro per i suoi bisogni". Nello specifico, il cosiddetto "bisogno lungo".
"A un certo punto cominciarono a preoccuparsi perché la porta del piano di sopra restava sempre chiusa". Va bene il "bisogno lungo", va bene la stitichezza, ma quell'ora e mezza di clausura si fa un po' sospetta.
"Allora presero la chiave e spalancarono la porta: il loro padrone era steso a terra, morto".
Lo sapevate? Quando un uomo mancino con una spada nascosta affronta un uomo ciccione, per l'uomo ciccione sono cazzi amarissimi. Sapevatelo.

martedì 11 settembre 2012

Braveheart non abita a Gabaon


Il coraggio di Braveheart
non è di moda a Gabaon

Possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà!”. Così l’impavido condottiero William Wallace/Mel Gibson arringa l’esercito degli straccioni scozzesi ad immolarsi contro l’armatissima armata inglese.
Gran bel discorso patriottico! - pensano i valorosi guerrieri delle highlands, che iniziano a urlare come ossessi preparandosi allo scontro finale.
Gran bel discorso del cazzo! - avrebbero pensato invece i cittadini di Gabaon. Altro che libertà: meglio una dignitosa e lunga vita da schiavi boscaioli, che un'eroica e rapidissima morte sul campo di battaglia.
Questa è la saggia filosofia che spinge gli abitanti di Gabaon a non ripetere l'errore commesso dai loro vicini di Gerico e di Ai, sterminati fino all'ultimo provando ad opporsi all'esercito di Giosuè. Come evitare l'inevitabile, dato che i soldati israeliti sono ormai vicinissimi e il Signore ha ordinato loro di conquistare e radere al suolo ogni città sul loro cammino? Gli ingegnosi Gabaonesi - sempre che si chiamino così - mettono a punto uno stratagemma. Si travestono come se avessero percorso migliaia e migliaia di chilometri, vestendo abiti e sandali logori e caricando sacche e otri vuoti sugli asini, e vanno all'accampamento israelita di Calgala (Libro di Giosuè, capitolo 9). Una volta al cospetto di Giosuè, la buttano sul patetico: "Vogliamo essere vostri servitori e vi chiediamo di fare con noi un trattato di alleanza. Guardate il nostro pane! Quando siamo partiti da casa era ancora caldo; ora è secco e sbriciolato. I nostri otri, quando li abbiamo riempiti, erano nuovi; vedete come sono ridotti. I nostri vestiti e i nostri sandali sono consumati per il lungo viaggio che abbiamo fatto".
Giosuè, che in fondo è un buon uomo, si lascia convincere. "E così si impegnò a lasciarli vivere in pace. I capi della comunità confermarono l'accordo con un giuramento". E se sei un israelita e hai giurato, amico mio, sei fregato irrimediabilmente. Così, tre giorni dopo, Giosuè e i suoi percorrono i pochi chilometri che li separano da Gabaon e scoprono di essere stati raggirati dai suoi scaltri abitanti, ma non possono giustiziarli come vorrebbero: "Ci siamo impegnati nel nome del Signore perciò non possiamo far loro del male. Dobbiamo lasciarli in vita e mantenere la parola data, altrimenti Dio ci punirà". A Giosuè non resta che infliggere loro una condanna alla sottomissione eterna: "li rese schiavi e li obbligò a spaccar legna e portar acqua per il popolo e per l'altare del Signore nel luogo che il Signore avrebbe scelto. Ed essi continuano a farlo ancor oggi". Schiavi e boscaioli, ma vivi e vegeti. Alla faccia di Braveheart, crepato per il suo coraggio.

venerdì 17 febbraio 2012

Non è un Paese per stranieri

Lega Nord e Deuteronomio
sono per l'apertura agli stranieri
Chissà se Bossi e Calderoli hanno mai letto il Deuteronomio. Sarò prevenuto, ma ne dubito. Eppure, le norme sul trattamento riservato agli stranieri che fanno capolino qua e là nel quinto libro della Bibbia sembrano essere in linea con gli slogan tanto cari alla Lega Nord, tra i quali si possono ricordare vette liriche come "Padroni a casa nostra!", "No al cous cous, sì alla polenta!", e "Fuori dalle palle!".
Alcuni passi significativi.
Capitolo 12: "Il Signore, vostro Dio, distruggerà certamente di fronte a voi i popoli dei quali state per occupare la terra". Abbiamo bisogno di spazio: scansatevi. Meglio ancora se morite tutti.
Capitolo 14: "Non mangerete la carne di un animale morto di morte naturale; la darete allo straniero che vive con voi: lui potrà mangiarla, oppure la venderete a un forestiero". Se poi lo straniero si piglia pure una malattia, tanto meglio.
Capitolo 15: "Ogni sette anni saranno condonati tutti i debiti. [...] Si potrà esigere da uno straniero il pagamento dei debiti; ma quelli che avrete con un connazionale saranno condonati". Potevi pensarci prima di nascere straniero e povero!. Ancora: "Se, fra i vostri connazionali ebrei, un uomo o una donna saranno costretti a vedersi a voi come schiavi, vi serviranno per sei anni, e al settimo li lascerete liberi". Va da sé che se lo schiavo invece è straniero, resta schiavo per tutta la vita e non ha da lamentarsi.
Come volevasi dimostrare, capitolo 20: "Quando vi avvicinerete a una città per attaccarla, offrirete prima agli abitanti trattative di pace. Se accetteranno e vi apriranno le porte, saranno costretti a lavorare per voi". Se sono stranieri di buon senso, meritano di diventare schiavi. Ovviamente, se non sono di buon senso, meritano di morire: "Quando il Signore, vostro Dio, ve la darà nelle mani, ucciderete tutti gli uomini. Terrete come bottino di guerra le donne, i bambini, il bestiame e quel che c'è nella città. Disporrete liberamente dei beni e dei nemici che il Signore, vostro Dio, vi avrà consegnato". Attenzione, però: donne e bambini possono restare in vita solo "nelle città lontane, che non appartengono ai popoli dove voi vi stabilirete. Ma nelle città di questi popoli, che il Signore, vostro Dio, sta per darvi in proprietà, non lascerete in vita nessuno. Li sterminerete tutti: Ittiti, Amorrei, Cananei, Perizziti, Evei e Gebusei, come il Signore vi ha insegnato. C'è pericolo che vi insegnino a commettere le cose vergognose che fanno in onore dei loro dèi". Ma sì, lo sterminio preventivo mi pare saggio e più che validamente motivato.
E come la mettiamo con il fascino delle donne esotiche? "Può darsi che uno di voi veda tra di loro una donna bella. Se egli s'innamora di lei e la vuol prendere in moglie, la potrà condurre a casa sua". Chiedere cosa ne pensi la donna, è evidentemente fuori questione. "Essa si raderà la testa, si taglierà le unghie, si cambierà il vestito che aveva quando fu presa, e abiterà in casa di quell'uomo. Per un mese potrà far lutto per suo padre e sua madre, e solo dopo l'uomo potrà sposarla e avere rapporti con lei. Se in seguito non gli piacerà più, dovrà lasciarla libera". Ma non sarebbe stato meglio ammazzarla, dato che c'eravamo? Ci stavo prendendo gusto...

martedì 20 dicembre 2011

Gli Spietati

Mosè è più Spietato degli Spietati
Altro che Clint Eastwood e compagnia sparante. L'Oscar per il Più Spietato degli Spietati se lo aggiudica senza ombra di dubbio Mosè, che torna protagonista, più vecchio e più incazzato che mai, nel capitolo 31 dei Numeri. A onor del vero, bisogna dire che Dio lo istiga e lo provoca un tantinello, ricordandogli senza troppi giri di parole che presto tirerà le cuoia: "Prima di morire, vendicati sui Madianiti, per quel che hanno fatto gli Israeliti!".
Già, i Madianiti, e soprattutto le donne madianite: quelle che avevano sedotto i giovanotti del popolo eletto, facendoli convertire e condannandoli così all'ira funesta e vendicativa del Signore.
Forse per ingraziarsi Dio e guadagnarsi  un posticino bello comodo nell'aldilà, Mosè decide di fare le cose in grande e organizza una guerra violenta e sanguinaria, assecondando gli ormai arcinoti gusti del Signore.
Contro i Madianiti si mette allora in moto un'armata di 12.000 soldati, 1.000 per ogni tribù, accompagnati dal sacerdote Finees. La strage è presto compiuta: ammazzati i cinque re madianiti, fatti prigionieri donne e bambini, requisiti animali, greggi e ogni bene, inceneriti gli accampamenti e incendiate le cittàNessuno tra gli Israeliti viene ucciso: in segno di ringraziamento, i comandanti offrono al Signore 170 chilli d'oro.
Un lavoro coi fiocchi, tanto è vero che l'esercito torna tutto tronfio da Mosè, portandogli il bottino, le donne e i bambini: i soldati già pregustano la ricompensa, o quantomeno l'encomio pubblico da parte del patriarca. L'accoglienza che ricevono, però, è ben diversa. "Allora Mosè andò in collera con i comandanti dei reparti e delle squadre tornati dalla battaglia. Egli disse loro: Come? Avete lasciato in vita le donne? Lo sapevate che proprio le donne madianite, istigate da Balaam, hanno spinto gli Israeliti a commettere gravi colpe verso il Signore.[...] Ora uccidete tutti i ragazzi e anche le donne che sono appartenute a un uomo, ma conserverete in vita per voi le ragazze ancora vergini".
Va bene l'ira vendicativa, ma perché sprecare tanto ben di Dio? Mi pare giusto. Il Signore stesso indica quindi a Mosè come spartire il bottino: sulla base delle sue indicazioni, 337.500 pecore, 36.000 buoi, 30.500 asini e 16.000 ragazze vergini spettano ai combattenti; altrettanti per ogni "specie" (è significativo che le ragazze vergini siano comprese nell'elenco al pari delle altre bestie...) vengono divisi tra il resto del popolo; al sacerdote Eleazaro viene invece consegnata la parte riservata al Signore, cioè 675 pecore, 72 buoi, 61 asini e 32 vergini, e lo stesso quantitativo viene concesso anche ai Leviti.
Ora, mi è chiaro che gli animali sono destinati al sacrificio rituale. Ma cosa se ne farà Eleazaro delle vergini riservate al Signore? Potete dire la vostra cliccando sul sondaggio inserito nell'apposita Area (scorrete la colonna a destra dello schermo).
"Allora, sto uscendo. Se vedo qualcuno là fuori l'ammazzo. Se qualche figlio di puttana mi spara addosso non ammazzo soltanto lui, gli ammazzo anche la moglie e tutti i suoi amici. E poi gli brucio anche la casa. Meglio che nessuno spari. Voglio che facciate per Ned un bel funerale! E non azzardatevi più a sfregiare prostitute! Altrimenti torno e vi ammazzo tutti, figli di puttana". - Clint Eastwood/William Munny, Gli Spietati. O forse era Mosè nei Numeri. Adesso controllo.

martedì 2 agosto 2011

Tanti pesi e tante misure

L'equità non è una caratteristica
della legge del Levitico
La legge di Dio continua a rivelarsi imprevedibile, alternando disposizioni apparentemente sensate e condivisibili ad altre che lasciano basiti per iniquità e incomprensibilità (ma tanto, ormai, ci siamo abituati). Come il resto di questo libro - diciamocelo francamente, tutt'altro che appassionante - anche gli ultimi capitoli del Levitico sono caratterizzati da una caotica accozzaglia di prescrizioni.
Nel capitolo 25, il Signore raccomanda di lasciare riposare le terre coltivate per un anno intero ogni sette: non si deve seminare nulla, ma raccogliere solo ciò che il terreno produce spontaneamente. Vallo a spiegare all'assemblea di Confagricoltura, e vedi se riesci ad evitare la lapidazione.
Un anno ancora più speciale è quello che ricorre ogni volta che si compiono sette cicli di sette anni: ogni cinquantesimo anno, infatti, viene indetto il Giubileo, ovvero l'Anno della Liberazione. Anche per quell'anno, e che ve lo dico affa', le coltivazioni sono bandite; in più, ogni terra che precedentemente sia stata oggetto di compravendita, può essere riscattata dal proprietario originario ad un prezzo predefinito ed equo; lo stesso vale per le case, a patto che non siano situate in città fortificate (in questo caso, non si capisce perché, restano a chi le ha comprate). Il concetto è che la terra e le abitazioni non sono proprietà delle persone: appartengono a Dio, che le ha concesse originariamente ad una famiglia, la quale a sua volta può cederla ad altri, ma solo temporaneamente, perché ad ogni Giubileo è come se tutto si riazzerasse. Altro giro, altra corsa.
L'altalena fra giustizia e ingiustizia prosegue serrata. Registriamo con piacere che la schiavitù è di fatto proibita tra gli israeliti: "Quando uno dei vostri connazionali, caduto in miseria, dovrà vendersi a voi come schiavo, non fatelo lavorare come schiavo, ma trattatelo come un salariato [...] fino all'anno del Giubileo. Allora sarà reso libero, insieme con i suoi figli; rientrerà nella sua famiglia e ritornerà in possesso dei suoi terreni". Peccato che non ci sia alcuno scrupolo o rimorso di coscienza civile per quanto riguarda i forestieri, anzi: "Se avete bisogno di schiavi o di schiave, procuratevene presso le popolazioni straniere che vi circondano. Potrete anche acquistarne tra i figli degli stranieri che risiedono nel vostro paese o tra i membri delle loro famiglie nati sul posto. Essi vi apparterranno. Più tardi, li lascerete in eredità ai vostri figli, perché essi ne abbiano la proprietà a loro volta. Voi potrete conservarli come schiavi per sempre". Gli uomini, all'occhio di Dio, non sono di certo tutti uguali.
Allo stesso modo, poco oltre, se da un lato siamo piacevolmente sorpresi nel sentire il Signore smentire lo stereotipo dell'ebreo usuraio ("Quando uno è caduto in miseria e non può tener fede ai suoi impegni nei vostri riguardi, voi dovete venirgli in aiuto. Agirete così anche verso uno straniero che abita nella vostra terra. Non gli chiederete interessi di nessun genere"), dall'altro nei paragrafi conclusivi scopriamo che i sacerdoti, al contrario, sono quasi istigati allo strozzinaggio. Se infatti un campo, una casa, una bestia o una persona sono stati consacrati al Signore, cioè ceduti al sacerdote custode del tempio perché ne disponga come meglio crede, il proprietario originario per riscattarli deve pagare un quinto in più della somma fissata dal sacerdote, che applica dunque una modica cresta del 20%. Una vera e propria IVA ante litteram, alla faccia del tasso agevolato. A Dio, tramite il sacerdote, spetta anche un decimo di tutti i raccolti e di tutto il bestiame. E noi che storciamo il naso per l'8 per mille...
Il Levitico, terzo testo biblico, è così compiuto. Vediamo cosa ci riserverà il libro dei Numeri

venerdì 13 maggio 2011

La legge non è uguale per tutti

La legge dettata da Dio a Mosè
appare spesso tutt'altro che equa
Mi auguro che Mosè sul monte Sinai abbia trovato da sedersi. A colpi di tuono, infatti, Dio gli detta una lunghissima sfilza di norme molto dettagliate che costituiranno d'ora in avanti la legge sacra e indiscutibile per tutto il popolo ebraico (Esodo, capitoli 20-23).
Per un lettore contemporaneo, questo ordinamento giuridico è pieno di sorprese: a volte risulta semplicemente bizzarro, altre spietato, altre ancora profondamente ingiusto. Pesco qua e là alcuni spunti che mi hanno incuriosito.
- Tra le prime cose, Dio raccomanda di costruire solo altari 'rasoterra': niente gradini per "evitare di far vedere la tua nudità quando sali per offrirmi i sacrifici". Ne deduciamo che: a) gli ebrei non portavano le mutande; b) il comune senso del pudore non tollerava sacerdoti in costume adamitico.
- Uno schiavo ebreo, dopo sei anni di lavoro, può considerarsi libero. Se però vuole restare con il suo padrone, Dio indica una procedura precisa: "Il padrone lo condurrà al luogo di culto, lo farà avvicinare alla porta o allo stipite e gli forerà l'orecchio con un punteruolo. Da quel momento lo schiavo sarà suo per sempre". Marchiato come una vacca, insomma.
- Del resto, l'elevata considerazione di cui godono gli schiavi, si evince ancora più chiaramente dalla pena prevista per il padrone che li picchia a morte con un bastone: se lo schiavo muore subito, il padrone va punito; se però resta vivo un giorno o due, nessuna punizione.
- Attenzione ai buoi. Se un bue ferisce a morte qualcuno con le sue corna, va ammazzato a colpi di pietra e non se ne può mangiare la carne: il bue cattivo nell'indole, probabilmente, ha anche un cattivo sapore.
- Ai topi d'appartamento conviene tentare il furto di giorno. Se un ladro viene scoperto a fare un buco per introdursi in una casa e il proprietario lo ammazza, infatti,  quest'ultimo dovrà rispondere di omicidio solo se il fatto è avvenuto alla luce del sole.
- Tempi durissimi per le cartomanti ("Devi far morire la donna che pratica la magia") e per i più arditi sperimentatori erotici ("Chiunque ha un rapporto sessuale con una bestia deve essere messo a morte").
- La proprietà privata dei fondi agricoli viene 'sospesa' ogni settimo anno: "Per sei anni coltiverai la terra e ne raccoglierai i prodotti, ma nel settimo quel che vi crescerà lo mangeranno i poveri del tuo popolo. Devi fare lo stesso per la tua vigna e per il tuo uliveto". Immagino che il signor Gancia o il signor Carapelli avrebbero qualcosina da obiettare...

giovedì 24 marzo 2011

Il faraone Renato

Il faraone contro gli 'ebrei-fannulloni':
un lontano antenato di Renato Brunetta?
Non tutte le ciambelle riescono con il buco. Specie al primo colpo. Mosè e il fratello Aronne si mettono subito d'impegno per compiere la volontà di Dio e liberare il loro popolo dalla schiavitù. L'Altissimo ha detto loro di andare a parlare direttamente con chi comanda la baracca, ovvero il faraone d'Egitto, e chiedere senza troppi giri di parole che conceda immediatamente la libertà agli ebrei (Esodo, capitolo 5).
Bisogna riconoscere che nello scambio di battute il re egiziano risulta inevitabilmente il malvagio della situazione, ma l'autore biblico gli concede una certa dose di ironia che ce lo rende quasi simpatico:
Mosè & Aronne: "Il Signore ti dà quest'ordine: lascia partire il mio popolo perché mi celebri una festa nel deserto!".
Faraone: "Ma chi è il Signore? Io non lo conosco"
Vista da fuori, ha ragione lui.
M. & A.: "Il Dio degli Ebrei ci è apparso. Vogliamo andare nel deserto per tre giorni di cammino e offrire un sacrificio in suo onore, altrimenti ci farà morire di peste". Dio, veramente, questo non lo aveva detto, a quanto ci risulta. I 'fratelli-ambasciatori' provano a buttarla sul patetico, insomma. Funzionerà?
F.: "Mosè e Aronne, perché volete allontanare gli ebrei dal lavoro?  Anzi, andate a lavorare anche voi! Proprio ora che questa gentaglia è diventata così numerosa, dovrei smettere di farli lavorare?"
Controlliamo per bene l'albero genealogico del ministro Brunetta: magari si scopre che ha lontane origini egiziane. Un sospetto ulteriormente alimentato dal paragrafo successivo.
Nello stesso giorno, il faraone ordina ai capi del popolo e ai sorveglianti: "Finora avete dato agli israeliti la paglia per fare i mattoni. Adesso basta! Vadano loro stessi a cercare la paglia! Ma obbligateli a fare lo stesso numero di mattoni di prima, non uno di meno! Sono dei fannulloni! Rendete dunque ancor più duro il lavoro di questa gente, e lo facciano senza tante storie!".
Ovviamente nei giorni seguenti gli ebrei non riescono a fare lo stesso numero di mattoni, vengono aspramente rimproverati e frustati. Provano ad andare a giustificarsi con il faraone Renato, ma lui si conferma inflessibile: "Siete dei fannulloni! Per questo dite Vogliamo andare a offrire sacrifici al Signore. Andate a lavorare!". Fossero già stati inventati i tornelli, li avrebbe sicuramente fatti installare all'ingresso della fornace, con fustigatore pronto a frustare i ritardatari.
Gli ebrei, contrariati, cominciano a chiedersi di chi sia stata la geniale idea di andare a chiedere la libertà al faraone Brunetta. Mosè e Aronne se li ritrovano tutti incazzati e minacciosi nei loro confronti. Allora Mosè, sfiduciato, si rivolge al Signore chiedendogli se non sia il caso di lasciar perdere. Ma Dio conferma il suo volere, anzi li invita a tornare dal re d'Egitto per reclamare la libertà. Mosè ha 80 anni, Aronne 83: per i due nonnetti, si avvicina il momento della riscossa.

mercoledì 2 febbraio 2011

Giacobbe for president/2: l'harem

Paghi 2, prendi 4:
 l'harem in saldo di Giacobbe
Di questi tempi, un puttaniere - ah no, adesso si dice utilizzatore finale - ha diverse modalità di pagamento per reclutare ragazze formose con le quali ravvivare il proprio harem: contanti, appartamenti, auto, appalti, posti da soubrette in tv o da consigliere regionale. Basta avere un po' di fantasia. Anche ai tempi di Giacobbe era usanza comune pagare per avere una donna, a cominciare dalla moglie.
Quando arriva dallo zio Labano per fuggire all'ira funesta del fratello Esaù (Genesi, capitolo 29), Giacobbe però non ha denaro o animali con i quali acquistare la bella cugina Rachele. Non gli resta che sgobbare: "Lavorerò per sette anni per te per sposare Rachele, tua figlia minore"; Labano approva, l'accordo è definito. Ovviamente, nessuno si sogna di chiedere il parere alla diretta interessata. Giacobbe però non tiene conto che Labano è fratello di sua madre Rebecca, la santa donna che lo ha aiutato a fregare Isacco e il fratello Esaù (vedi qui). Stavolta è lui ad essere raggirato: la notte della festa di nozze, Labano al posto della figlia bonazza gli manda nella tenda Lia, la sorella maggiore e racchia di Rachele. Ovviamente Giacobbe si accorge dell'inganno solo quando si fa giorno. Ne deduciamo che: a) Giacobbe non è fisionomista; b) quella notte faceva davvero buio pesto e non avevano candele; c) alla fine, Lia non sarà stata tanto bona, ma sotto le lenzuola non faceva rimpiangere la sorella. E' proprio a questo punto che Giacobbe dimostra il suo grandioso fiuto per gli affari, e porta a casa una vantaggiosa offerta 2 per 1: prima si finge indignato con lo zio, che si giustifica spiegando che "in questo paese non c'è l'usanza di dare in sposa la figlia minore se la maggiore non è sposata" (dirlo prima no, eh?); quindi accetta di buon grado il rilancio di Labano: "Porta a termine questa settimana di festa nuziale, poi lavora per me altri sette anni e io ti darò in moglie anche Rachele".
Il vero affare è che, allo scadere dei sette anni, Giacobbe si ritrova a godere di un'eccezionale offerta 4 per 2: oltre alle sorelle Lia e Rachele, infatti, nel pacchetto ci sono anche le rispettive schiave Bila e Zilpa. Un vero e proprio harem 'in saldo', insomma. Il bello è che il Sultano Giacobbe non ci fa neanche la figura dello sfruttatore: lui vorrebbe amare solo Rachele, sono gli eventi a costringerlo a sacrificarsi anche con tutte le altre... Lia - abbiamo visto - gli è stata imposta da Labano come prelazione obbligatoria per la sorella minore. La maggiore, grazie al benvolere di Dio, si rivela una formidabile macchina da figli: in poco tempo ne sforna quattro (Ruben, Simeone, Levi, Giuda). Rachele è sterile, gelosa e triste, quindi invita Giacobbe ad unirsi alla sua schiava Bila: il marito accetta di buon grado, ed ecco altri due pargoli (Dan e Neftali). Contrattacco di Lia, che mette sotto la sua schiava Zilpa: con lei, l'instancabile Giacobbe, ormai un 'forzato' del sesso e della figliolanza, genera Gad e Aser.
Ma il bello deve ancora venire. Da acquirente, Giacobbe si ritrova acquistato per una notte di sesso. Il suo prezzo, a dire il vero, è abbastanza svilente: altro che sette anni di lavoro, una semplice manciata di mandragole, erbe miracolose che davano fertilità. Le aveva trovate Ruben, il primo figlio di Lia; Rachele, pur di poterle utilizzare ed avere un figlio tutto suo, dice alla sorella-rivale: "Tu dammi le mandragole di tuo figlio, io ti faccio passare la notte con Giacobbe". Fantastica la scena in cui si chiarisce una volta per tutte come Giacobbe, ormai, sia solo uno strumento di piacere e di potere alla mercè delle mogli: "La sera, quando Giacobbe se ne tornava dai campi, Lia gli andò incontro e gli disse: Devi venire con me perché io ti ho comprato pagandoti con le mandragole di tuo figlio." Nessuna risposta, resa incondizionata. Risultato: altri tre figli da Lia (Issacar per questa notte pattuita; si vede però che il pagamento è stato rateizzato, perché in seguito arriveranno anche Zabulon e Dina) e finalmente, grazie alle mandragole e a Dio - pure lui, immagino, preso per sfinimento - anche due figli da Rachele (Giuseppe e, diversi anni più tardi, Beniamino, che le causò la morte di parto).
Il totale complessivo della contabilità sessuale-prolifica di Giacobbe è di 12 figli da 4 donne diverse. Non stupisce che il primogenito Ruben, una volta cresciuto, decida di inaugurare la propria attività amatoria "avendo rapporti sessuali con Bila, la concubina di suo padre". Per un mestiere così difficile e sfibrante com'è stato per il babbo, meglio allenarsi fin da giovani con una trainer di comprovata esperienza.